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20 maggio: San Bernardino da Siena, riformatore francescano

Oggi, 20 maggio, ricorre la memoria liturgica di San Bernardino da Siena, tra i grandi religiosi e teologi italiani del XV secolo. Bernardino nasce nel 130 a Massa Marittima dalla nobile famiglia senese degli Albizzeschi. Rimasto orfano dei genitori in giovane età viene allevato a Siena da due zie. Frequenta lo Studio senese fino a ventidue anni, quando vestì l’abito francescano. In seno all’ordine diviene uno dei principali propugnatori della riforma dei francescani osservanti. Banditore della devozione al santo nome di Gesù, ne fa incidere il monogramma «YHS» su tavolette di legno, che dà a baciare al pubblico al termine delle prediche che tiene in modo tagliente ed esplicito, tanto da procurarsi diversi nemici.

Bernardino condanna senza mezzi termini i nuovi ricchi, che invece di investire la ricchezza in nuove attività, preferiscono prestare a usura e strangolano la società anziché farla crescere. Ritiene, infatti, che la proprietà non “appartenga all’uomo”, quanto piuttosto “sia per l’uomo” come uno strumento per ottenere un miglioramento nell’insieme della società. Uno strumento che viene da Dio e che l’uomo deve meritare, applicare e far fruttare come saggio amministratore. Come già ad altri importanti predicatori, a Bernardino è particolarmente caro il tema della riconciliazione e della risoluzione di contese.

Nel 1425 predica tutti i giorni per sette settimane nella città di Siena. Gli ambienti degli usurai e quello delle case da gioco gli si dimostrano particolarmente ostili, tanto da far intentare contro di lui un processo per eresia sostenuto dalla Santa Inquisizione nel 1427. A Roma Bernardino viene completamente prosciolto dall’accusa anche grazie al teologo Paolo da Venezia che scrive un trattato di difesa in suo favore. Papa Martino V che lo conosce durante il processo, ne è molto impressionato, apprezzandone spiritualità ed eloquenza, e gli chiede di predicare anche a Roma dove Barnadino resta per 80 giorni consecutivi, dedicando un impegno particolarmente attento a questa attività: scrive e riscrive i suoi discorsi prima di arrivare sul pulpito, sino ad essere certo della loro validità. Il Pontefice è talmente colpito dalle sue prediche da volerlo nominare Predicatore della Casa Pontificia. Bernardino però rifiutò per umiltà.

Nel 1438 Bernardino diventa vicario generale di tutti i francescani italiani, ma non smette mai di dedicarsi, nonostante i suoi incarichi, all’evangelizzazione. Nel 1444, pur essendo molto malato, su invito del vescovo Amico Agnifili, si reca a L’Aquila, anche per tentare di riconciliare due fazioni che in città si affrontavano apertamente. Muore il 20 maggio in questa città. In seguito il suo corpo verrà sepolto nella basilica di San Bernardino dell’Aquila, all’interno dell’omonimo mausoleo. Si racconta che, persistendo le lotte tra le opposte fazioni, il suo corpo dentro la bara comincia a versare sangue e il flusso si arresta solo quando i cittadini dell’Aquila si rappacificano. Viene canonizzato nel 1450, cioè a soli sei anni dalla morte da papa Niccolò V. La memoria liturgica ricorre il 20 maggio.

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Alessio Yandusheff-Rumiantseff

Sacerdote cattolico, nato a San Pietroburgo nel 1973, attualmente vive a Roma dove svolge il suo servizio pastorale ed accademico. Ha compiuto gli studi in genetica a San Pietroburgo, in filosofia in Liechtenstein e in teologia alla Pontificia Università Lateranense e alla Pontificia Università Gregoriana di Roma. E' cappellano della Facoltà di Economia dell'Università La Sapienza. Collabora con le riviste teologico-filosofico-storiche "Traditio viva" e "Folia petropolitana" in qualità di redattore e traduttore.

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