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Addio a Tina Costa, una delle ultime partigiane romagnole

ROMA. E’ morta a 93 anni la storica partigiana Tina Costa. Ad annunciarne la morte è stata l’Anpi provinciale di Roma che si stringe “al figlio Sergio e alla famiglia. Tina Costa era vice-presidente vicario dell’Anpi provinciale di Roma e componente del comitato nazionale dell’Anpi. Nata nel 1925 è stata staffetta partigiana, ricorda l’Anpi, è “stata combattente contro le ingiustizie fin dalla più tenera età, lo è rimasta fino all’ultimo respiro”.

Tina Costa era nata a Gemmano, in provincia di Rimini, l’11 novembre 1925. Padre socialista, madre iscritta al Pci, i suoi tre fratelli parteciparono anche alla fondazione del Pci nel 1921 a Livorno. E lei aveva ancora in tasca la tessera di Rifondazione comunista. Soltanto l’anno scorso, in prima fila nel corteo per il Gay Pride a Roma aveva detto: “Starò in piazza fino a quando avrò l’ultimo respiro, perché so di essere dalla parte del giusto e che le mie idee sono condivise da tanti”.

La presidenza dell’Anpi nazionale la saluta così: “Ci ha lasciato una personalità della Resistenza, dotata di coraggio e grande generosità, testimone nelle scuole della lotta di Liberazione dal nazifascismo e degli orrori della guerra, voce ferma in tante iniziative pubbliche in difesa dei diritti civili e sociali. Un’autentica pasionaria della libertà”.

Cordoglio unanime anche dal mondo politico. Per la sindaca di Roma Virginia Raggi “il suo insegnamento è stato e rimarrà per sempre un riferimento indelebile per tutte le generazioni e un esempio di libertà”, mentre il governatore del Lazio Nicola Zingaretti l’ha ricordata come “una donna appassionata e tenace che lottò, senza esitazioni, per la libertà. Ciao Tina, terremo sempre vivi i valori antifascisti della Resistenza”.

La camera ardente si terrà domani, venerdì 22, nella capitale, dalle 10 alle 15, nella Casa della Memoria e della Storia, in via San Francesco di Sales 5.

Piero Abrate

Giornalista professionista dal 1990, in passato ha lavorato per quasi 20 anni nelle redazioni di Stampa Sera e La Stampa, dirigendo successivamente un mensile nazionale di auto e il quotidiano locale Torino Sera. È stato docente di giornalismo all’Università popolare di Torino.

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