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Francia, proteste nei licei: preside cosparso di benzina a Marsiglia

Da giorni in Francia centinaia di licei sono coinvolti in proteste e blocchi organizzati dagli studenti contro carenze di personale, classi affollate e condizioni considerate sempre più difficili. La mobilitazione, partita dalla regione parigina, si è rapidamente estesa ad altre città e in alcuni casi è degenerata in gravi episodi di violenza.

L’episodio più grave si è verificato giovedì mattina al lycée Victor Hugo di Marsiglia. Secondo la Région Sud, il preside, il vice preside, la segretaria generale e un responsabile tecnico sarebbero stati aggrediti da alcuni individui e cosparsi di benzina mentre l’ingresso della scuola veniva incendiato. I quattro sono riusciti a rientrare nell’edificio e a mettersi al riparo prima dell’arrivo di polizia e vigili del fuoco. Il rettorato ha però fornito una versione leggermente diversa, riferendo che a essere raggiunti dalla benzina sarebbero stati il vice preside e altri due dipendenti, mentre alcune persone stavano versando il carburante in alcuni contenitori. La procura ha confermato il ferimento di un dirigente scolastico, ma non ha diffuso ulteriori dettagli. Al momento, inoltre, non è stato accertato che gli autori dell’aggressione fossero studenti del liceo.

Tutto è partito da Créteil

Nei giornali francesi emerge con maggiore chiarezza anche l’origine del movimento. Le prime mobilitazioni risalgono al 21 settembre, al liceo Saint-Exupéry di Créteil, nella periferia parigina, dove diversi posti di insegnamento risultavano ancora scoperti. Da lì il malcontento si è allargato rapidamente ad altri istituti dell’Île-de-France e poi al resto del Paese. Le richieste principali riguardano insegnanti non sostituiti, carenza di personale, edifici deteriorati, classi troppo numerose, orari considerati eccessivi e pressione legata a Parcoursup, la piattaforma che gestisce l’accesso all’università.

Ma uno degli aspetti più curiosi raccontati da Le Monde è che non esiste una piattaforma nazionale unica di rivendicazioni. In molti licei sono circolati volantini differenti, spesso prodotti con strumenti di intelligenza artificiale e poi diffusi su Snapchat, Instagram e TikTok. Accanto alle richieste più strutturali compaiono problemi estremamente locali: quantità considerate insufficienti nelle mense, regole sull’uso degli smartphone, organizzazione degli orari, condizioni delle aule. La protesta si è quindi propagata come una somma di malcontenti diversi, più che come un movimento costruito fin dall’inizio da una singola organizzazione nazionale.

I social hanno accelerato tutto

Anche questo elemento è stato poco raccontato fuori dalla Francia. Secondo le informazioni raccolte da Le Monde, video dei primi blocchi hanno ottenuto centinaia di migliaia di visualizzazioni in pochissime ore, spesso rilanciati non da account politici o sindacali ma da profili specializzati in contenuti virali. Una clip pubblicata su TikTok avrebbe superato 800 mila visualizzazioni e 120 mila “mi piace” in due giorni. Le autorità francesi hanno esaminato la diffusione online del movimento, ma Viginum, l’organismo che si occupa delle interferenze digitali straniere, non aveva rilevato a quel momento segnali di amplificazione artificiale proveniente dall’estero.

Questa dinamica aiuta a spiegare la velocità con cui una protesta partita da pochi licei sia arrivata, nel giro di una decina di giorni, a coinvolgere praticamente tutta la Francia. La mattina del 1° ottobre le autorità registravano 340 azioni davanti ai licei e 169 blocchi, mentre l’Union étudiante parlava di una trentina di campus universitari coinvolti. Nell’Île-de-France risultavano perturbati più di 200 licei.

Non c’è solo Marsiglia

Gli incidenti di Marsiglia non sono isolati. Sempre nella città provenzale, davanti al liceo Saint-Exupéry, un mezzo dei vigili del fuoco intervenuto per spegnere alcuni incendi è stato circondato e successivamente dato alle fiamme; un pompiere è rimasto leggermente ferito. La società dei trasporti RTM ha inoltre segnalato autobus presi di mira nei pressi di alcuni istituti e almeno un autista aggredito.

A Nantes, invece, il hall del liceo Nelson-Mandela è stato distrutto da un incendio durante il blocco dell’istituto. La vicepreside ha parlato di un incendio volontario, ma l’origine precisa non è stata ancora stabilita. Alcuni esponenti locali hanno attribuito l’episodio a persone esterne alla mobilitazione studentesca, mentre questa ricostruzione resta da verificare.

Ad Auchel, nel Pas-de-Calais, il preside del liceo professionale Fernand-Degrugillier è stato invece raggiunto all’orecchio da un colpo di mortaio pirotecnico mentre si trovava all’ingresso della scuola ed è stato trasportato in ospedale.

Protesta e violenza non coincidono

È probabilmente questo il punto più importante per capire ciò che sta accadendo. Nei reportage francesi compaiono contemporaneamente studenti che chiedono semplicemente di poter studiare in condizioni migliori e gruppi mascherati coinvolti in incendi, lanci di oggetti e danneggiamenti. Gli stessi liceali intervistati dall’AFP in diverse città hanno preso le distanze dalle violenze, pur sostenendo le ragioni della protesta.

Il bilancio mostra comunque quanto la situazione sia diventata seria. Mercoledì erano state effettuate 625 interpellazioni; dall’inizio della mobilitazione il ministero dell’Educazione aveva registrato 119 feriti tra studenti e personale, compresi 34 dipendenti delle scuole, mentre 83 appartenenti alle forze dell’ordine risultavano feriti nella sola giornata precedente. Il premier Sébastien Lecornu ha convocato una riunione interministeriale di crisi e il ministro dell’Educazione Édouard Geffray ha annunciato una piattaforma di consultazione aperta agli studenti.

Il quadro che emerge dalla stampa francese è quindi meno semplice della formula “studenti contro governo”. C’è una protesta reale sulle condizioni della scuola, nata da problemi concreti e molto diversi da territorio a territorio; c’è un movimento amplificato in maniera rapidissima dai social; e ci sono episodi di violenza sui quali le autorità stanno cercando di distinguere responsabilità individuali, gruppi esterni e partecipanti effettivi alle mobilitazioni.

L’aggressione di Marsiglia segna però un punto particolarmente grave: versare benzina addosso a personale scolastico non può essere confuso con una normale forma di protesta. Ed è proprio dalla capacità di separare le rivendicazioni degli studenti dalle azioni violente che dipenderà, probabilmente, anche l’evoluzione delle prossime giornate.

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