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Maschi Veri 2: la guerra dei sessi torna su Netflix

Dal 7 ottobre torna la commedia con Maurizio Lastrico, Matteo Martari, Francesco Montanari e Pietro Sermonti. Dietro le risate, però, c’è qualcosa di molto più interessante: uomini che cercano un nuovo ruolo, donne che non accettano più quello di prima e coppie costrette a riscrivere regole che per generazioni sembravano scontate.

Domani, 7 ottobre, arriva su Netflix la seconda stagione di Maschi Veri. E forse definirla semplicemente una commedia è riduttivo. Perché dietro battute, figuracce, crisi sentimentali e quattro uomini perennemente fuori posto c’è uno dei temi più complicati della società contemporanea: che cosa significa essere uomo oggi e, soprattutto, come stanno cambiando i rapporti tra uomini e donne?

Mattia, Massimo, Riccardo e Luigi tornano dopo avere affrontato nella prima stagione il loro personale percorso di “decostruzione” della mascolinità tossica. Sono interpretati ancora da Maurizio Lastrico, Matteo Martari, Francesco Montanari e Pietro Sermonti e, almeno sulla carta, dovrebbero avere imparato qualcosa. Il problema è che conoscere la teoria non significa necessariamente essere capaci di applicarla alla vita quotidiana.

I quattro si considerano uomini diversi, probabilmente migliori. Poi arrivano il lavoro, le compagne, le ex, i figli, il sesso, la gelosia, il successo delle donne, le separazioni e le nuove relazioni. Ed ecco che tutte le sicurezze ricominciano a vacillare. È una situazione volutamente comica, ma è anche tremendamente contemporanea.

Il vecchio maschio non funziona più. Ma quello nuovo com’è?

Per decenni la società ha consegnato agli uomini un copione abbastanza preciso: essere forti, guadagnare, proteggere la famiglia, non mostrare troppe fragilità, possibilmente non piangere e mantenere una certa posizione di comando all’interno della coppia. Alle donne veniva assegnato un copione altrettanto rigido e spesso molto più penalizzante: occuparsi della famiglia, accettare maggiormente il peso della cura, sacrificare una parte delle proprie aspirazioni e adattarsi a una società costruita prevalentemente intorno agli uomini.

Quel mondo, fortunatamente, è cambiato. Il problema è che abbiamo demolito molti dei vecchi ruoli senza avere ancora costruito completamente quelli nuovi. Ed è proprio dentro questo spazio che Maschi Veri trova la propria comicità.

L’uomo contemporaneo sa che non deve comportarsi come suo nonno. Probabilmente non vuole neppure farlo. Ma non sempre ha capito che cosa dovrebbe esserci al suo posto. Deve essere forte, ma anche mostrare le proprie fragilità; sicuro, ma non dominante; ambizioso, ma capace di accettare che la propria compagna possa guadagnare più di lui; protettivo, ma senza diventare possessivo; presente, ma non invadente.

E possibilmente dovrebbe riuscire a capire tutto questo mentre lavora, cresce dei figli, mantiene una relazione e cerca persino di essere felice. Insomma, buona fortuna.

Anche le donne sono cambiate. E questo cambia inevitabilmente gli uomini

Raccontare questa trasformazione esclusivamente dal punto di vista maschile sarebbe però un errore. Le donne di oggi hanno conquistato libertà che soltanto poche generazioni fa erano molto più limitate: autonomia economica, indipendenza, possibilità di scegliere se sposarsi, separarsi, avere figli oppure no, costruire una carriera e vivere la propria sessualità con maggiore libertà.

E quando cambia una metà della coppia, non può restare immobile l’altra. La seconda stagione di Maschi Veri lavora proprio su questo equilibrio instabile: non soltanto uomini alle prese con il proprio cambiamento, ma donne più indipendenti e nuovi rapporti di forza nella coppia, nella famiglia e nel lavoro.

È forse questo l’aspetto più interessante della serie. Non ci troviamo davanti a quattro cavernicoli catapultati nel 2026: sarebbe troppo semplice. Sono uomini normali che cercano sinceramente di adattarsi a un mondo diverso da quello nel quale sono cresciuti. E proprio per questo sbagliano continuamente.

La coppia moderna è diventata una trattativa permanente

C’è poi una questione che Maschi Veri intercetta particolarmente bene: oggi stare insieme richiede molta più negoziazione di un tempo. Chi cucina? Chi accompagna i figli? Chi rinuncia a una riunione? Quanto conta il lavoro di lei rispetto a quello di lui? Chi guadagna di più? Chi decide dove vivere? È ancora accettabile essere gelosi? Dove finisce l’attenzione e dove comincia il controllo?

Domande che un tempo venivano spesso risolte attraverso ruoli sociali prestabiliti oggi devono essere affrontate dalla singola coppia. Ed è un progresso enorme, ma è anche tremendamente faticoso. La parità non significa semplicemente che uomini e donne possono fare le stesse cose: significa costruire continuamente equilibri nei quali nessuno dei due dovrebbe essere costretto dentro un ruolo soltanto perché uomo o donna.

Ed è qui che la commedia diventa quasi uno specchio sociale. Perché molti dei conflitti che fanno ridere sullo schermo sono gli stessi che, magari con toni meno divertenti, entrano ogni giorno nelle case, nelle chat di coppia, nelle separazioni e persino nelle discussioni su chi debba svuotare la lavastoviglie.

La paura dell’uomo di non essere più indispensabile

Sotto molte battute della serie si intravede una paura più profonda. Per generazioni una parte dell’identità maschile è stata costruita sull’essere necessario: l’uomo portava a casa lo stipendio, proteggeva, decideva, risolveva. Ma cosa accade quando una donna può fare tutte queste cose da sola?

La risposta razionale dovrebbe essere semplice: finalmente la relazione può essere fondata sulla scelta e non sulla necessità. Emotivamente, però, il passaggio può essere molto più complicato. Se non sono più indispensabile economicamente, qual è il mio ruolo? Se la mia compagna guadagna più di me o ha una carriera migliore della mia, questo toglie qualcosa alla mia identità? Se mostrare fragilità non è più considerato debolezza, perché tanti uomini continuano a fare fatica a farlo?

Sono domande che vanno molto oltre una serie televisiva. E forse è proprio qui che Maschi Veri riesce a essere qualcosa di più di una sequenza di gag: prende alcune insicurezze reali dell’uomo contemporaneo, le esaspera, ci fa ridere e poi ce le restituisce senza una soluzione definitiva.

Attenzione, però, a trasformare l’uomo nel nuovo colpevole universale

C’è anche un rischio nel racconto contemporaneo dei rapporti tra i sessi: passare da un modello sbagliato a una caricatura opposta. Non tutti i comportamenti maschili sono “mascolinità tossica”, non ogni incomprensione di coppia è patriarcato e soprattutto uomini e donne possono entrambi essere fragili, egoisti, gelosi, manipolatori, generosi, insicuri o meravigliosi.

Le persone sono più complicate delle etichette. Ed è probabilmente quando accetta questa complessità che una commedia come Maschi Veri funziona meglio. Una parte del problema sta proprio nell’idea, ancora molto radicata, secondo la quale un uomo, per essere considerato veramente tale, dovrebbe bastare a se stesso: non chiedere aiuto, non crollare, non avere paura, non mostrarsi troppo vulnerabile.

Ma se il vecchio modello maschile aveva bisogno di essere corretto, questo non significa che la soluzione debba essere costruire un uomo che abbia paura di essere uomo. La parità non dovrebbe avere bisogno di un vincitore e di uno sconfitto.

Il punto, quindi, non è stabilire chi abbia vinto la battaglia tra uomini e donne. Forse il problema è proprio continuare a considerarla una battaglia.

Maschi Veri 2
Maschi Veri. Da Sx a Dx Matteo Martari (Massimo), Pietro Sermonti (Luigi), Francesco Montanari (Riccardo), Maurizio Lastrico (Mattia). Credits. Lucia Iuorio/Netflix © 2026

Quattro uomini in crisi per raccontare una società che sta cambiando

Mattia, Massimo, Riccardo e Luigi ripartono esattamente da qui. Le loro vite e le loro relazioni sono cambiate rispetto alla prima stagione, ma loro rimangono in qualche modo “fuori posto”, uniti soprattutto dalla capacità di raccontarsi ciò che difficilmente ammetterebbero altrove.

Accanto ai protagonisti tornano Thony, Sarah Felberbaum, Laura Adriani, Alice Lupparelli, Nicole Grimaudo e Davide Iacopini, mentre tra le new entry figurano Carolina Crescentini, Silvia D’Amico, Alessio Boni, Giancarlo Commare e Ilenia Pastorelli. La seconda stagione arriva dopo il successo del primo capitolo dell’adattamento italiano della comedy spagnola Machos Alfa.

La formula resta intelligente: parlare di argomenti sui quali normalmente finiamo per dividerci utilizzando uno strumento capace invece di unirci, la risata. Perché ridere del maschio contemporaneo non significa necessariamente ridicolizzarlo. Significa mostrarne le contraddizioni, le insicurezze e talvolta anche l’incapacità di comprendere quanto velocemente sia cambiato il mondo intorno a lui.

Maschi si nasce, uomini si diventa

Forse non esistono più i “maschi veri” perché, semplicemente, non è mai esistito un unico modo corretto di essere uomini. E lo stesso vale per le donne. La società sta attraversando una trasformazione enorme nei rapporti sentimentali, familiari e professionali. Ci sono conquiste che non dovrebbero essere messe in discussione, vecchie abitudini che meritavano di scomparire e nuovi equilibri che dobbiamo ancora imparare a gestire.

Nel frattempo continuiamo a innamorarci, tradirci, lasciarci, tornare insieme, essere gelosi, discutere per chi deve fare la spesa o svuotare la lavastoviglie e convincerci di avere finalmente capito come funziona una relazione. Poi arriva qualcuno che ci piace davvero e ricominciamo da zero.

È forse questa la fotografia più interessante che Maschi Veri può offrire della società di oggi: non uomini contro donne, ma uomini e donne che stanno cercando di capire come stare insieme in un mondo nel quale le vecchie istruzioni non funzionano più e quelle nuove non sono ancora state scritte del tutto.

Dal 7 ottobre su Netflix, Mattia, Massimo, Riccardo e Luigi proveranno nuovamente a trovare una risposta. E conoscendoli, è molto probabile che prima riescano a trovare parecchi altri problemi.

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