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Affidi illeciti, si allarga a macchia d’olio il caso Bibbiano

REGGIO EMILIA. Ancora l’ignominia di Bibbiano si estende a macchia d’olio con le sue storie di orrore, cinismo e arroganza. Spuntano altre intercettazioni sul presunto sistema di affidi illeciti in Val d’Enza su cui ha acceso i riflettori l’inchiesta della Procura di Reggio Emilia. In nuovi audio, diffusi da un servizio del TgR Emilia-Romagna, si sente una madre affidataria che lascia una bimba sotto un temporale e la sgrida perché non parla di abusi subiti ma che non sarebbero mai avvenuti. “Scendi, io non ti voglio più”, grida la donna, madre affidataria, in un’intercettazione ambientale dei carabinieri, a una bambina tolta alla sua famiglia, e che viene cacciata fuori dall’auto sotto un temporale.

In un altro audio la stessa donna sgrida la bimba perché non racconta su un diario di abusi subiti in passato: abusi che, secondo quanto emerge dall’inchiesta, non ci sarebbero mai stati. “Tu non ci scrivi perché hai paura di scrivere, perché le cose che devi scrivere adesso sono talmente profonde che non ti va più di scriverci. Non ci vuoi neanche andare vicino”. L’indagine della Procura di Reggio Emilia sui  è partita dai numeri: troppi abusi sui minori rispetto alla popolazione. Così è nato dunque il sospetto che i servizi sociali abbiano allontanato alcuni minori dai genitori per consegnarli ad altre famiglie. E ciò con relazioni false e prove manomesse. Eppure l’affido è una soluzione estrema, per la quale non bastano motivi economici. Cosa dice allora la procedura? L’affido è deciso dai servizi sociali se c’è il consenso dei genitori, o di chi esercita la potestà o del tutore, ma è il giudice tutelare a renderlo esecutivo. Se non c’è accordo, decide il tribunale per i minorenni. La procedura urgente invece prevede che i servizi sociali decidano da soli e avvisino poi il tribunale, ma a volte a distanza di mesi. In casi gravi si può ricorrere poi all’affido “professionale”, in cui una cooperativa viene incaricata di selezionare una famiglia affidataria con cui stipulare un contratto, prevedendo un contributo. Ma l’affido è una misura a “tempo”, pensata per tamponare una difficoltà momentanea, ma nella pratica dura più del previsto. E il rientro in famiglia è centrato solo nel 40 per cento dei casi.

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