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Antisemitismo a Mondovì: la scritta “Qui ebrei” sulla porta del figlio di una deportata

A pochi giorni dalle celebrazioni per il “Giorno della Memoria“, ricorrenza internazionale in programma il prossimo 27 gennaio, come ogni anni, per commemorare le vittime dell’Olocausto, la città di Mondovì si ritrova ad essere vittima di un grave atto di antisemitismo: nella notte tra giovedì 23 e venerdì 24 gennaio la porta di casa di Aldo Rolfi, figlio di Lidia, partigiana deportata a Ravensbruck nel 1944, è stata imbrattata con il disegno di una stella di David e la scritta “Juden Hier” (traduzione: “Ebrei qui“).

Il triste episodio è avvenuto nel centro storico di Breo, dove risiede l’uomo, che dopo essersi accorto del fatto ha deciso di pubblicare sui social la foto che mostra l’inqualificabile gesto. Inoltre l’episodio è stato prontamente denunciato ai carabinieri e alla Digos di Cuneo, che stanno indagando sul caso.

Il post di Aldo Rolfi

La porta d’ingresso di casa mia questa mattina, l’indomani dell’uscita di un mio articolo per il 27 Gennaio……” Queste le parole che Aldo Rolfi ha affidato ad un post pubblicato qualche ora fa su Facebook. Il riferimento è ad un articolo che è apparso oggi sul settimanale locale “Provincia Granda“, dal titolo : “La memoria cresce ma anche l’antisemitismo: le parole di Lidia Rolfi anticipavano i temi d’oggi“. Il pezzo è una riflessione del figlio attraverso le interviste che la madre aveva rilasciato ai principali media nazionali. Il responsabile è sicuramente qualcuno venuto a conoscenza dell’uscita dell’articolo e del suo contenuto prima dell’avvenuta pubblicazione.

Chi era Lidia Rolfi

Lidia Beccaria Rolfi divenne staffetta partigiana a Mondovì nel dicembre del 1943, soprannominata con il nome di battaglia di “maestrina Rossana“. Il 13 aprile del ’44 fu arrestata dai fascisti della Guardia Nazionale Repubblicana a Sampeyre ed incarcerata a Cuneo. Consegnata alla Gestapo, venne trasferita prima a Saluzzo e in seguito alle carceri nuove di Torino. Il 27 giugno venne deportata nel campo di concentramento nazista di Ravensbrück assieme ad altre tredici donne. Rimase nel Lager sino al 26 aprile 1945, dapprima nel campo principale e successivamente nel sotto-campo della Siemens & Halske.

Ritrovò la libertà nel maggio 1945. Dopo la deportazione lavorò per l’Istituto Storico per la Resistenza di Cuneo e per l’Associazione nazionale ex deportati. Nel ’78 scrisse ‘Le donne di Ravensbrück’, prima opera in italiano sulla deportazione femminile nei campi di concentramento della Germania nazista. Morì a Mondovì il 17 gennaio 1996. Nel ’97 uscì (postumo) ‘Il futuro spezzato’, un saggio sull’infanzia durante la dittatura, con l’introduzione di Primo Levi.

rolfi mondovì
Aldo Rolfi (Facebook)

Le dichiarazioni di Stefano Allasia,presidente del Consiglio regionale del Piemonte

Sulla vicenda è intervenuto il presidente del Consiglio regionale Stefano Allasia che ha affermato: “Come presidente del Consiglio regionale del Piemonte e presidente del Comitato Resistenza e Costituzione esprimo profondo sdegno per la scritta ingiuriosa comparsa a Mondovì sulla porta di casa di Aldo Rolfi, figlio di Lidia, partigiana deportata a Ravensbruck nel 1944. Mi auguro che siano al più presto individuati i responsabili di questo ignobile gesto, che condanno con forza.”

“Quelle scritte antisemite sono una vergogna e un’offesa a tutti piemontesi ed esprimo, a tal proposito, vicinanza e solidarietà verso la comunità ebraica.” H aggiunto Allasia, che infine ha concluso l’intervento condannando l’episodio senza mezzi termini:“È inaccettabile che gesti del genere, tra l’altro a pochi giorni dal 75° anniversario dell’abbattimento dei cancelli del campo di sterminio di Auschwitz, rievochino il razzismo antisemita per il quale si può solo provare vergogna“.

Norbert Ciuccariello

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