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Attentato in Congo, morti l’ambasciatore italiano, un carabiniere e l’autista

Questa mattina a Goma, nella Repubblica Democratica del Congo, si è verificato un attacco ai danni di un convoglio della missione delle Nazioni Unite nel quale viaggiava l’ambasciatore italiano Luca Attanasio: il diplomatico, dopo essere stato trasportato all’ospedale, è deceduto a causa delle ferite da arma da fuoco riportate . Nell’attentato hanno perso la vita anche il carabiniere di scorta Vittorio Iacovacci, 30 anni, in servizio presso l’ambasciata italiana dal settembre del 2020 e l’autista del mezzo.  

Secondo le prime frammentarie informazioni trapelate da fonti diplomatiche a Kinshasa l’attacco è avvenuto nel percorso tra Goma e Bukavu, nella provincia orientale del Nord-Kivu, da parte di un commando terroristico che ha utilizzato armi leggere. Sulla dinamica e il movente sono ancora in corso accertamenti. La vettura faceva parte di un convoglio della Monusco che comprendeva anche il Capo Delegazione Ue.

Tra le ipotesi c’è quella del tentativo di un sequestro finito male, tesi confermata da un portavoce del Virunga National Park e dal sito congolese ‘Actualite.cd ‘, secondo il quale alcune fonti, non meglio precisate, avrebbero raccontato come l’obiettivo principale dell’imboscata sarebbe stato quello di trarre in ostaggio il diplomatico italiano. Inoltre il sito ha sottolineato l’intervento immediato delle Fardc, (le Forze Armate della Repubblica Democratica del Congo) e delle guardie del Parco nazionale dei Virunga.

L’agguato è avvenuto vicino alla città di Kanyamahoro intorno alle 10.15, città situata nella regione del Nord-Kivu da diversi anni teatro dell’azione di decine di gruppi armati che si contendono le risorse naturali e che ospita il Parco dei Virunga, al confine tra Congo, Ruanda e Uganda, famoso per i gorilla di montagna e sorvegliato da 628 ranger armati.

Chi è Luca Attanasio

Nato nel 1976 a Saronno, in provincia di Milano, si era laureato con lode alla Bocconi nel 2001, dopo un breve percorso professionale nella consulenza aziendale ed un Master in Politica Internazionale, aveva intrapreso la carriera diplomatica nel 2003. Lascia una moglie e tre figlie piccole. L’ambasciatore era presidente onorario dell’associazione Mama Sofia, fondata a Kinshasa dalla moglie Zakia Seddiki per occuparsi di bambini e donne in difficoltà. 

Alla Farnesina il primo incarico assegnatogli nel 2003 è quello di responsabile Direzione per gli Affari Economici. In seguito passa all’Ufficio sostegno alle imprese e infine alla Segreteria della Direzione Generale per l’Africa. Nel 2004 viene nominato vice Capo Segreteria del Sottosegretario di Stato con delega per l’Africa e la Cooperazione Internazionale. All’estero è capo dell’Ufficio Economico e Commerciale presso l’Ambasciata d’Italia a Berna (2006-2010) e Console Generale reggente a Casablanca, in Marocco dal  2010 al 2013.

Nel 2013 fa rientro alla Farnesina dove riceve l’incarico di Capo Segreteria della Direzione Generale per la Mondializzazione e gli Affari Globali. nel 2015 il ritorno in Africa nelle vesti di Primo Consigliere presso l’Ambasciata d’Italia in Abuja, in Nigeria. Dal 5 settembre 2017 è capo Missione a Kinshasa, nella Repubblica Democratica del Congo. Dal 31 ottobre 2019 è stato confermato in sede in qualità di Ambasciatore Straordinario Plenipotenziario accreditato in Congo.

Attacco all’ambasciatore italiano e il carabiniere: il cordoglio da parte del mondo politico

Dopo la notizia il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha inviato un messaggio di cordoglio al ministro degli Esteri Luigi Di Maio in cui afferma: “Ho accolto con sgomento la notizia del vile attacco che poche ore fa ha colpito un convoglio internazionale nei pressi della citta di Goma uccidendo l’Ambasciatore Luca Attanasio, il carabiniere Vittorio Iacovacci e il loro autista. La Repubblica Italiana è in lutto per questi servitori dello Stato che hanno perso la vita nell’adempimento dei loro doveri professionali in Repubblica Democratica del Congo.”.

Di Maio, dopo aver informato i colleghi Ue del tragico evento esprimendo tutto il suo dolore per la morte del nostro ambasciatore in Congo e del carabiniere, ha deciso di lasciare in anticipo i lavori del Cae e sta rientrando in queste ore in Italia. “Oggi è una giornata buia e molto triste per il nostro Paese. Ho appreso con sgomento e immenso dolore della morte oggi del nostro Ambasciatore nella Repubblica Democratica del Congo e di un militare dei Carabinieri – ha affermato il ministro degli Esteri su Facebook -. Due servitori dello Stato che ci sono stati strappati con violenza nell’adempimento del loro dovere. Non sono ancora note le circostanze di questo brutale attacco e nessuno sforzo verrà risparmiato per fare luce su quanto accaduto. Oggi lo Stato piange la perdita di due suoi figli esemplari e si stringe attorno alle famiglie, ai loro amici e colleghi alla Farnesina e nei Carabinieri“.

Anche il presidente del Consiglio, Mario Draghi, ha espresso il suo profondo cordoglio e quello del governo per la tragica morte dell’ambasciatore Luca Attanasio, e di Vittorio Iacovacci, appuntato dei Carabinieri che lo accompagnava a bordo di un convoglio a Goma. In una nota di Palazzo Chigi il premier e il governo si stringono ai familiari, ai colleghi della Farnesina e dell’Arma dei Carabinieri. “La Presidenza del Consiglio- prosegue la nota- seguirà con la massima attenzione gli sviluppi in coordinamento con il Ministero degli Affari Esteri“.

ambasciatore
L’ambasciatore Luca Attanasio e la moglie Zakia Seddiki (Facebook)

Il consigliere congolese Sam Kalambay: “Estremamente grave se l’ambasciatore stesse viaggiando su un mezzo non blindato”

Dalle informazioni che stiamo ricevendo dai nostri contatti a Beni, l’ambasciatore italiano Luca Attanasio viaggiava a bordo di un veicolo che non era blindato.” Queste le affermazioni che l’analista politico, tra i consiglieri della presidenza congolese, Sam Kalambay ha rilasciato all’agenzia Dire. Secondo Kalambay se fosse questo particolare fosse confermato sarebbe da considerarsi una mancanza estrema gravità, le cui responsabilità andranno verificate. Sotto la lente d’ingrandimento i funzionari dell’amministrazione locale, ma anche quelli dell’ambasciata e dell’organismo Onu che si sarebbe dovuta occupare del piano di sicurezza della delegazione.

In quelle zone non si può avere una sola guardia del corpo e con un veicolo che non sia blindato” sottolinea l’analista. Critiche che si sommano a voci che circolano tra i giornalisti locali secondo cui il governatore Carly Nzanzu Kasivita non fosse stato informato del viaggio.

Una situazione che conferma l’insicurezza nel Nord Kivu e che, secondo Kalambay, non sarebbe sufficientemente raccontato dai media internazionali. “Oggi hanno perso la vita due europei e allora il mondo si è accorto di quanto pericolosa sia la crisi in Nord Kivu” afferma l’analista. “Ogni giorno però qui muoiono congolesi; i media non possono fare due pesi e due misure, perché le vite umane hanno lo stesso valore“.

Kalambay ha confermato che è noto come la strada dell’imboscata sia un tragitto obbligato per chi deve raggiungere grandi città come Goma, Beni o Butembo e che quindi rappresenti un terreno fertile per le bande armate: “I veicoli civili devono sempre viaggiare scortati perché uccisioni, sequestri e ferimenti sono all’ordine del giorno“. Non è un caso nemmeno che a soccorrere il convoglio siano state le guardie forestali, “ecogards” in lingua francese, e non l’esercito, troppo spesso in combutta con queste bande armate.

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