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Calabria, Spirlì sul Dpcm: “Presenteremo ricorso contro un’ordinanza ingiusta”

“Impugneremo la nuova ordinanza del Ministro della Salute che istituisce la zona rossa in Calabria. Questa regione non merita un isolamento che rischia di esserle fatale”. Ad affermarlo il presidente facente funzioni della Regione Calabria, Nino Spirlì, che ha annunciato un ricorso contro il provvedimento firmato dal ministro della Salute Roberto Speranza.

Il vicepresidente e assessore alla Cultura e al Commercio della Calabria difende a spada tratta la sua Regione e una comunità che si sono sacrificati già abbastanza: “Annuncio la volontà della Giunta regionale di presentare ricorso contro un’ordinanza ingiusta. Il Governo ha deciso di punirci, ma noi non ci pieghiamo”.

“Le costanti interlocuzioni che ho avuto in questi giorni con i membri del Governo e con il commissario Arcuri, al di là della grande disponibilità al dialogo da parte di tutti – aggiunge Spirlì – non hanno prodotto alcuna modifica rispetto alla volontà, evidentemente preconcetta, di ‘chiudere’ una regione i cui dati epidemiologici, di fatto, non giustificano alcun lockdown, soprattutto se confrontati con quelli delle nostre compagne di sventura: Lombardia, Piemonte e Val d’Aosta”.

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Il presidente facente funzioni della Regione Calabria, Nino Spirlì

L’opinione di Spirlì è la stessa espressa dal governatore del Piemonte Alberto Cirio ovvero che non si comprendono i criteri scientifici in base ai quali alcuni territori sono stati inseriti nella zona arancione ed altri in quella rossa. Soprattutto a fronte del fatto che Regioni con dati peggiori rispetto alla Calabria hanno subito provvedimenti più miti. Secondo Spirlì in questo modo il governo con le sue azioni può sancire “la vita o la morte di un territorio”, nel caso specifico della Calabria un nuovo lockdown rischia di “annichilire” definitivamente la Regione.

Il presidente facente funzioni della Regione Calabria ha poi ricordato le difficoltà che da tempo immemore sono presenti nel sistema sanitario calabrese ma le misure attuate nelle ultime settimane e alcune restrizioni mirate sono riuscite a limitare i danni e tenere sotto controllo la curva epidemiologica: “Attualmente, i posti di area medica occupati sono il 16%, – sottolinea Spirlì – quelli di terapia intensiva raggiungono invece il 6%. La soglia che dovrebbe far scattare la chiusura è del 30%.”

Carlo Saccomando

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