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Disastro ferroviario Andria-Corato accolta l’istanza di ricusazione

BARI. La Corte di appello di Bari ha accolto l’istanza di ricusazione dei giudici del Tribunale di Trani (Giulia Pavese presidente, Paola Angela De Santis e Filomena Sara De Rosa a latere) dinanzi ai quali è alle fasi preliminari il processo sul disastro ferroviario che il 12 luglio 2016, sulla tratta tra Andria e Corato, causò la morte di 23 persone e il ferimento di 51 passeggeri. All’epoca dell’incidente, si trattò del più grave disastro ferroviario mai avvenuto in Puglia.

Le cause dell’incidente sono state attribuite ad errori nella gestione del traffico ferroviario e degli incroci, oltre che in via indiretta per la riscontrata consuetudine del personale aziendale di procedere in modo non allineato a regolamenti e disposizioni, al fatto di legare la sicurezza ferroviaria al fattore umano, alla mancanza di formazione del personale e al mancato controllo sul comportamento del personale. Il presidente del Tribunale di Trani dovrà ora nominare un nuovo collegio giudicante. Con provvedimento motivato depositato oggi, la Corte di appello ha condiviso l’istanza di ricusazione presentata da Ferrotramviaria, imputata e responsabile civile nel processo.

Nell’atto, depositato il 6 giugno, la società evidenziava che il provvedimento di citazione della Regione Puglia come responsabile civile nel quale il Tribunale definito Ferrotramviaria “inaffidabile“, costituisce “una irrituale ed illegittima anticipazione del giudizio in ordine alla responsabilità dell’ente “Ferrotramviaria, che è una società con 530 dipendenti e alcuni milioni di utenti ogni anno, – dicono – non intende affatto sottrarsi al giudizio, ma ha diritto come ogni imputato alla presunzione di non colpevolezza e a essere giudicata in modo imparziale, come prescrive la Costituzione“. I difensori ricordano, inoltre, che Ferrotramviaria “ha già provveduto, prima del processo, a corrispondere oltre 15 milioni di euro di risarcimento dei danni alle vittime ed ai familiari prima ancora che sia accertata la sua responsabilità“.

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