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È morto il bimbo caduto dalle scale di una scuola milanese

MILANO. È morto il bimbo di cinque anni precipitato venerdì scorso nella tromba delle scale della scuola elementare Pirelli di Milano. Il dramma si era consumato pochi minuti prima delle 10. Sulla vicenda era stata aperta un’inchiesta per lesioni (ma l’ipotesi di reato è ora destinata a cambiare) da parte della Procura, che dovrà anche capire perché un alunno di prima elementare fosse da solo al momento dell’accaduto.

Stando agli accertamenti dei carabinieri, per cause da accertare, il bambino al rientro dal bagno, si sarebbe sporto troppo da una ringhiera al secondo piano, precipitando nel vuoto per oltre dieci metri nella tromba delle scale. Secondo quanto raccontato da una delle insegnanti della scuola, vicino alla ringhiera incriminata c’era una sedia di quelle girevoli con le rotelle, la stessa che di solito è ferma nella postazione della bidella. Un elemento che potrebbe spiegare come sia stato possibile per un bambino alto 1 metro e 15 scavalcare la ringhiera di protezione alta 105 centimetri. Il piccolo potrebbe infatti aver deciso per gioco o curiosità di salire su quella sedia per affacciarsi alla ringhiera finendo per perdere l’equilibrio e precipitare.

Il bambino è stato immediatamente trasportato all’ospedale Niguarda dove i medici avevano riscontrato un trauma cranico serissimo e lesioni in tutto il corpo. Ricoverato nel reparto di Rianimazione, i medici di Neurochirurgia avevano fatto tutto il possibile per ridurre la pressione intra-cranica, con un’operazione lunga e delicatissima. In tutto questo tempo i genitori lo hanno vegliato senza lasciarlo mai; a loro si sono stretti i parenti, gli amici, il personale e i genitori tutti della scuola. Oggi, intorno alle 16, i medici hanno dichiarato la morte neurologica, dopo un periodo di osservazione durato sette ore.

“Per Milano oggi è un giorno doloroso. Per me uno dei più tristi da quando sono sindaco – ha scritto sui social il primo cittadino Beppe Sala – . In questi giorni sono stato, con la doverosa riservatezza del caso, in costante contatto con i medici e attraverso loro ho espresso la vicinanza alla famiglia. Adesso però ogni parola è superflua e non posso che mandare un grande abbraccio a nome di tutta Milano alla mamma, al papà e a tutti i familiari“.

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