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I 50 ragazzini ostaggio di Ousseynou si costituiscono parte civile

MILANO. “Ci aspettiamo giustizia, secondo noi sono responsabili anche coloro che hanno messo il mezzo in mano a quest’uomo, per questo chiederemo la citazione come responsabili civili della società Autoguidovie e del Ministero della pubblica istruzione”. Lo ha detto l’avvocato Antonino Ennio Andronico, legale di parte civile delle famiglie di Adam El Hamami, di Ramy Shehata e di altri dei 50 ragazzini presi in ostaggio su un bus incendiato da Ousseynou Sy. I cinquanta ragazzini che erano bus dirottato lo scorso 20 marzo nel milanese, le loro famiglie e 3 accompagnatori, si sono costituiti parte civile nel processo davanti alla Corte d’Assise di Milano a carico di Ousseynou Sy, l’autista che prese in ostaggio i giovani sul bus, poi incendiato, a San Donato Milanese. Si sono costituiti pure il comune di Crema e, solo per il reato di incendio, la società proprietaria del mezzo, la Autoguidovie.

In aula è arrivato anche l’imputato e sono presenti alcuni genitori e una ragazzina quel giorno era sul bus. Sy aveva iniziato a organizzare il sequestro circa tre giorni prima di metterlo in atto. Il piano di Sy non sembrava comunque fosse particolarmente articolato e non è ancora chiaro esattamente cosa avesse in mente di fare una volta arrivato all’aeroporto di Linate. I giornali dicono che volesse «prendere un aereo», ma non è chiaro se per scappare o per tentare di bloccare l’aeroporto come forma di protesta. Le accompagnatrici dei ragazzini sull’autobus sequestrato dissero che avevano già visto Sy alla guida, e i suoi datori di lavoro e colleghi hanno raccontato che da quando lavorava con loro non aveva mai avuto problemi di alcun tipo. Sy – nato in Francia da genitori senegalesi, cittadino italiano da 15 anni – lavorava per Autoguidovie da 15 anni: prima come addetto alle pulizie, poi – dopo aver preso la patente per gli autobus – come autista. Da allora aveva spesso guidato gli autobus che portavano avanti e indietro da scuola gli studenti nella zona di Crema. La sua patente era valida, gli altri documenti necessari alla guida di mezzi pubblici erano in regola e si era sempre sottoposto a tutte le visite di controllo. I giornali avevano scritto di due precedenti di Sy: uno per guida in stato di ebbrezza del 2007 – che aveva portato a una sospensione della patente – e uno per “molestie sessuali”. Per questa seconda accusa, del 2011, Sy era stato condannato nel 2018 a un anno di carcere con pena sospesa, ma né i suoi datori di lavoro né i suoi colleghi sapevano di questa cosa. Da tempo Sy viveva a Crema. Prima aveva convissuto con sua moglie e i suoi figli, ora, dopo la separazione dalla moglie – una donna italiana – viveva da solo.  Sy è stato accusato di sequestro di persona e strage.

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