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I pagamenti di ArcelorMittal all’indotto e la protesta del 29 novembre

TARANTO. Lo stesso giorno dell’incontro che si sarebbe tenuto a Palazzo Chigi tra i vertici dei ArcelorMittal e il governo, venerdì scorso 22 novembre, l’attivista tarantino Luciano Manna postava sulla sua pagina Facebook la notizia di una mobilitazione cittadina, organizzata in vista del prossimo 29 novembre. “Pensate ancora che manifestare sia esclusiva di qualcuno ponendo veti sugli altri? Io questo povero Cristo che proprio in questi giorni è stato condannato a spalare solo con una vanga questa montagna di minerale caduta dagli impianti fatiscenti dello stabilimento di Taranto lo difendo manifestando accanto a lui senza farmi domande circa le sue appartenenze, bandiere, colori, ecc. Lo stesso discorso vale per gli operai. Per tutti, questo è il momento! La mattina di venerdì 29 si parte dall’arsenale di Taranto”. Si tratta della manifestazione nazionale prevista a Taranto, solo una delle iniziative che rimettono in luce la vicenda dell’azienda siderurgica, facente parte dello sciopero generale di tutte le categorie di lavoratori pubblici e privati, proclamato dall’Unione sindacale di base (Usb), per protestare contro la gestione dell’ex Ilva. I delegati Usb di ArcelorMittal e delle aziende dell’indotto hanno lanciato l’appello affinché l’Italia torni ad avere una vera politica industriale pubblica, che si discuterà durante l’assemblea operaia di giovedì 28 novembre a Taranto.

Foto Facebook Luciano Manna

Su un altro fronte, ma sempre compatto e unito alle proteste, il Comitato Cittadini e Lavoratori Liberi e Pensanti di Taranto informa che interverrà nella vertenza giudiziaria di ArcelorMittal, a difesa di lavoratori e famiglie della città pugliese. “Non bastano i dati impressionanti sulle malattie, non basta toccare con mano il dolore della gente, non basta nemmeno conoscere la rabbia di questa città, per la politica nazionale la produzione deve andare avanti, costi quel che costi. E poco importa se si chiede un nuovo piano industriale che preveda tecnologie all’avanguardia a chi in un anno non è stato capace nemmeno di dotare gli operai di tute nuove. Ancora una volta, come con tutti i governi che si sono succeduti dal 2012 ad oggi, si è deciso di sacrificare Taranto sull’altare dell’interesse nazionale”, si legge sulla pagina Facebook del Comitato.

Intanto, le ultime notizie di ieri del governatore pugliese Michele Emiliano parlano di accordi, a seguito di un incontro nel siderurgico di Taranto sul pagamento delle imprese dell’indotto con il capo del personale di ArcelorMittal, Arturo Ferrucci, e altri dirigenti dello stabilimento, oltre al presidente di Confindustria Taranto Antonio Marinaro, al sindaco Rinaldo Melucci, e a una delegazione di imprese dell’indotto. «Abbiamo raggiunto un accordo per il quale entro domani sarà pagato il 100% dello scaduto al 31 ottobre. Significa che si allineano con i pagamenti. L’incontro si è concluso positivamente. Domani ne è previsto un altro qui per verificare, davanti ai nostri occhi, l’emissione dei bonifici. Non sono né ottimista né pessimista, devo però dare atto che dopo la riunione di ieri e con la presa di posizione così severa e forte di tutte le imprese che rimangono unite e compatte, ArcelorMittal ha risposto positivamente. Quindi lo stabilimento rimane ancora e continua pur sotto pressione a funzionare»

Simona Cocola

Simona Cocola

Giornalista pubblicista torinese, ha iniziato a collaborare per la carta stampata nei primi anni dell'università, continuando a scrivere, fino a oggi, per diverse testate locali. Ha inoltre lavorato in una redazione televisiva, in uffici stampa, ha ideato una rubrica radiofonica, ed è autrice di due romanzi.

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