CRONACHE

La forza di Ilaria Cucchi e della famiglia a poche ore dalla sentenza

I giudici della prima Corte d’assise di Roma sono entrati in camera di consiglio per decidere la sorte dei cinque carabinieri, tre dei quali imputati di omicidio preterintenzionale per la morte di Stefano Cucchi, il geometra romano arrestato nell’ottobre 2009 per droga e poi morto una settimana dopo in ospedale. La sentenza è prevista nel pomeriggio, non prima delle ore 18, mentre non c’è stata nessuna replica dal pm Giovanni Musarò. Giovanni Cucchi e Rita Calore, i genitori di Stefano e Ilaria Cucchi, hanno dichiarato: “Ilaria ci ha dato la forza per andare avanti e cercare la verità. Quello che abbiamo giurato davanti a quel corpo massacrato è che non ci saremmo mai fermati e così faremo, andremo sempre avanti. Oggi ci auguriamo una svolta, i dati sono tutti a favore di una sentenza positiva, però ci sono dei segnali”. Un giorno fa, sulla sua pagina Facebook, Ilaria Cucchi ha scritto: Domani ci sarà la sentenza. Domani i Giudici decideranno sul processo per la morte di Stefano. Quello vero. Quello contro i Carabinieri accusati di averlo ucciso. Sono grata a tutti coloro che ci hanno sostenuto in questi lunghissimi dieci anni di battaglie. Sono grata ai PM Pignatone e Musarò. Impossibile liberarsi da questa ansia profonda che ti toglie il respiro. Tantissime persone ci chiamano. Vogliono esserci. Stefano non è solo. Non è stato dimenticato. Io ed i miei genitori siamo allo stremo delle forze. Loro hanno tanta fiducia ed un pò la rassegnazione di un padre ed una madre cui è stato tolto in modo terribile un figlio. Nulla vi può essere di peggio. Dai Stefano! Dacci una mano da lassù!

Immagine dalla pagina Facebook di Ilaria Cucchi

Lo sfogo di Ilaria sulla sua pagina Facebook, postato il 12 novembre scorso: Ascoltando i difensori degli imputati che oggi ammettono tranquillamente il pestaggio inflitto a Stefano, non posso non pensare quanto esso sia stato ostinatamente negato dal prof. Paolo Arbarello, consulente della Procura nominato per l’esecuzione dell’autopsia sul suo corpo. Non posso non pensare alla prima perizia Grandi – Cattaneo che ipotizzando anche la caduta ha fatto morire mio fratello di fame e di sete.
Non posso non pensare al braccio di ferro tra la Corte d’Assise di Appello e la Suprema corte di Cassazione sulla responsabilità dei medici per la sua morte. La prima assolve e riassolve. La seconda annulla e riannulla quelle assoluzioni. Un rimpallo di 4 sentenze. Si tratta di un processo sbagliato. Drammaticamente sbagliato. Anche questo processo andrà a sentenza il 14 novembre insieme a quello ben più importante in corso contro i veri responsabili della morte di Stefano. I reati contro i medici sono tutti prescritti. Ma si va avanti lo stesso contro di loro. Perché? Perché penso che verranno ancora una volta assolti nonostante le loro evidenti responsabilità. Nonostante la durissima ultima sentenza della Suprema Corte. È un mio pensiero. È solo un mio pensiero. Non si dichiarerà la prescrizione e questo sperano i difensori di D’Alessandro e Di Bernardo. Attendo il 14 novembre. Io ed i miei genitori siamo allo stremo delle forze. Mamma e papà sanno già di essere condannati all’ergastolo di processi che si protrarranno fino alla fine della loro vita. Comunque, grazie al lavoro dei PM Pignatone e Musarò, la verità è venuta a galla anche in un aula di giustizia ma c’è sempre qualcuno pronto a metter i bastoni tra le ruote di una Giustizia sempre più difficile da comprendere e spesso troppo lontana dai cittadini comuni in nome dei quali dovrebbe operare.

Simona Cocola

Simona Cocola

Giornalista pubblicista torinese, ha iniziato a collaborare per la carta stampata nei primi anni dell'università, continuando a scrivere, fino a oggi, per diverse testate locali. Ha inoltre lavorato in una redazione televisiva, in uffici stampa, ha ideato una rubrica radiofonica, ed è autrice di due romanzi.

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