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Mafia Capitale, chiesta la conferma delle condanne: 18 anni a Buzzi, 14 a Carminati

ROMA. “Le caratteristiche del 416bis ci sono tutte”: lo ha detto il Pg della Cassazione, Giuseppe Birritteri, nella requisitoria al processo Mafia Capitale, chiedendo la conferma di 17 condanne su 18 degli imputati per mafia. “Panzironi, come risulta dall’appello non è un concorrente esterno, è partecipe ed è la quintessenza del partecipe, senza di lui sarebbe venuto meno l’accesso all’amministrazione Alemanno”. Così il Pg della Cassazione ha chiesto agli Ermellini di ridefinire il ruolo di Franco Panzironi, l’ex ad di Ama condannato già ad 8 anni e 4 mesi, nelle motivazioni del loro verdetto.  Sono da confermare le condanne per Salvatore Buzzi (18 anni e 4 mesi) e per l’ex Nar Massimo Carminati (14 anni e 6 mesi) inflitte dalla Corte di Appello di Roma l’11 settembre 2018 nel processo Mafia Capitale.

Lo ha chiesto il pg della Cassazione nella sua requisitoria. “Possiamo dire serenamente che quando si parla di associazioni mafiose le dimensioni non contano, conta se si è usato il metodo mafioso – ha precisato il procuratore generale della Cassazione – Il fatto da provare non è la violenza esterna ma il metodo mafioso, a cui si può far ricorso attraverso la blandizia, gli schieramenti di potere, l’appoggio alle campagne elettorali”. Il maxi processo si era aperto in primo grado il 5 novembre 2015 e si era concluso 20 mesi dopo, il 20 luglio 2017, con condanne pesanti (circa 300 anni di carcere complessivi, rispetto ai 500 chiesti dall’accusa), ma senza il riconoscimento del 416bis, l’associazione mafiosa. Quarantuno condanne e cinque assoluzioni: Salvatore Buzzi era stato condannato a 19 anni mentre Massimo Carminati a 20 anni. Sentenza che era stata ribaltata in Appello l’11 settembre 2018 con il riconoscimento della mafiosità dell’associazione per 17 dei 43 imputati. Per l’ex terrorista nero e il ras delle coop romane le pene erano state ridotte dai giudici di secondo grado. I due erano stati condannati rispettivamente a 14 anni e mezzo e a 18 anni e 4 mesi. L’ammontare complessivo delle pene per i 43 imputati, otto dei quali assolti, aveva raggiunto quasi i 200 anni di carcere.

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