• 16 Gennaio 2021
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Natalità in Italia, nuovo record negativo: 20mila nuovi nati in meno nel 2019

Continuano a diminuire i nati: nel 2019 sono 420.084, quasi 20 mila in meno rispetto all’anno precedente e oltre 156 mila (-27%) in meno nel confronto con il 2008. È quanto emerge nel rapporto diffuso dall’Istat dal titolo “Natalità e fecondità della popolazione residente“, relativo allo scorso anno. Si tratta del settimo anno consecutivo in cui si registra un nuovo superamento del record di denatalità.

A diminuire sono soprattutto i nati da genitori entrambi italiani: 327.724 nel 2019, oltre 152 mila in meno rispetto al 2008. Il numero medio di figli per donna continua a scendere: 1,27 per il complesso delle donne residenti (1,29 nel 2018 e 1,46 nel 2010, anno di massimo relativo della fecondità).

Tra i dati più preoccupanti spicca quello relativo al numero medio di figli delle donne di cittadinanza italiane: 1,18. Si tratta del dato più basso si sempre. Altri due importanti dati su cui l’Istituto Nazionale di Statistica ha puntato i riflettori riguardano l’età media in cui si diventa madri per la prima volta (31,3 – 3 anni in più rispetto al 1995) e la percentuale di nati da genitori non coniugati (33,4%, equivalente ad un terzo della popolazione).

natalità
Nel 2019, per il settimo anno consecutivo, la natalità in Italia è in calo

Subiscono un grave calo le nascite all’interno del matrimonio, pari a 279.744 nel 2019, 18 mila in meno rispetto al 2018 e 184 mila in meno nel confronto con il 2008. Ciò è dovuto anche al forte calo dei matrimoni che si è protratto fino al 2014, anno in cui sono state celebrate appena 189.765 nozze (rispetto, ad esempio, al 2008 quando erano 246.613) per poi proseguire con un andamento altalenante.

Secondo l’Istat la decrescita, che non può non essere annoverato come un fenomeno di rilievo, è dovuta in parte ai cosiddetti “effetti strutturali” indotti dalle significative modificazioni della popolazione femminile in età feconda, per convenzione compresa tra 15 e 49 anni. In questa fascia di popolazione le donne italiane sono sempre meno numerose: da un lato, le cosiddette baby-boomers (ovvero le donne nate tra la seconda metà degli anni Sessanta e la prima metà dei Settanta) stanno uscendo dalla fase riproduttiva (o si stanno avviando a concluderla); dall’altro, le generazioni più giovani sono sempre meno consistenti. Queste ultime scontano, infatti, l’effetto del cosiddetto baby-bust, ovvero la fase di forte calo della fecondità del ventennio 1976-1995, che ha portato al minimo storico di 1,19 figli per donna nel 1995.

Dagli anni 2000 l’immigrazione, grazie all’ingresso di popolazione giovane, è riuscita in parte a contenere gli effetti del baby-bust, ma allo stato attuale gli effetti positivi delle immigrazioni stanno lentamente svanendo a causa dell’invecchiamento della popolazione straniera residente nel nostro Paese.

La fase di calo della natalità, iniziata nel 2008, si ripercuote anche sui primi figli: nel 2019 sono 200.291 (-29,5% sul 2008) e rappresentano il 47,7% del totale dei nati. Complessivamente i figli di ordine successivo al primo sono diminuiti del 25% nello stesso arco temporale.

La forte contrazione dei primi figli rispetto al 2008 interessa tutte le aree del Paese, ad eccezione della provincia autonoma di Bolzano che, al contrario, presenta un aumento (+1,7%). I primi figli si sono ridotti soprattutto al Centro (-34,4%): Umbria (-36,7%), Marche (-35,6%), Toscana (-34,7%) e Lazio (-33,6%). Ma anche le regioni del Nord registrano diminuzioni significative: Liguria (-35,6%), Valle d’Aosta (-34,9%), Piemonte (-34,8%), Friuli-Venezia Giulia (-34,1%), Veneto (-33,6%), Emilia-Romagna (-33%) e Lombardia (-30%).

Carlo Saccomando

Carlo Saccomando

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