• 18 Gennaio 2021
  • AMBIENTE

Rifiuti radioattivi, individuate le 67 aree idonee al deposito in Italia

Quest’oggi la Sogin, società di Stato incaricata dello smantellamento degli impianti nucleari e della messa in sicurezza dei rifiuti radioattivi prodotti dalle attività industriali, di ricerca e di medicina nucleare, dopo aver ricevuto lo scorso 30 dicembre il nulla osta da parte del Ministero dello Sviluppo Economico e del Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, ha pubblicato la Carta Nazionale delle Aree Potenzialmente Idonee (CNAPI), ovvero il progetto preliminare e la documentazione inerente alla realizzazione del Deposito Nazionale dei rifiuti radioattivi e del Parco Tecnologico.

Il Deposito Nazionale e il Parco Tecnologico saranno costruiti in un’area di circa 150 ettari, di cui 110 dedicati al deposito e 40 al Parco. Il deposito avrà una struttura a matrioska: all’interno di 90 costruzioni in calcestruzzo armato (celle), verranno collocati grandi contenitori in calcestruzzo speciale (moduli) che racchiuderanno a loro volta i contenitori metallici con all’interno i rifiuti radioattivi già condizionati.

Secondo il Mise la creazione del Deposito Nazionale permetterà di sistemare in via definitiva i rifiuti radioattivi italiani di bassa e media attività, attualmente stoccati in depositi temporanei gestiti dalla stessa Sogin (Società Gestione Impianti Nucleari) presenti nei siti degli impianti nucleari disattivati. Inoltre confluiranno nello stesso sito anche i rifiuti attualmente stoccati in depositi temporanei non gestiti da Sogin, che provengono da fonte non energetica, ossia quelli derivanti dalla ricerca, dall’industria e dalla medicina nucleare, che come nel resto del mondo continuano ad essere prodotti anche in Italia.

rifiuti radioattivi

Perché l’Italia è costretta a creare dei depositi per i rifiuti radioattivi?

In totale sono circa 78 mila i metri cubi di rifiuti a bassa e media attività che dovranno essere depositati nei nuovi siti. Nello specifico si tratta di rifiuti provenienti dal mondo civile e in special modo da quello medico e ospedaliero, dalle sostanze radioattive usate per la diagnosi clinica, per le terapie anti tumorali, ad esempio, da tutte quelle attività di medicina nucleare che costituiscono ormai il nostro quotidiano.

Oggi, al contrario di quanto accade all’estero, non esiste ancora in Italia una struttura centralizzata in cui sistemare in modo definitivo i rifiuti radioattivi. Secondo quanto previsto dalla legislazione dell’Unione Europea, articolo 4 della Direttiva 2011/70, la sistemazione definitiva dei rifiuti radioattivi deve avvenire obbligatoriamente nello Stato membro in cui sono stati generati.

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Dove sono situate le 67 aree idonee al deposito dei rifiuti nucleari?

Nella Cnapi è contenuto l’elenco dei 67 luoghi potenzialmente idonei, ognuno dei quali presenta un diverso grado di priorità rappresentato da un colore differente che dal dal verde smeraldo (punteggio più alto), passando per il verde pisello (buono) e il celeste (le isole) e sino al giallo (zone possibili ma meno adeguate). Sette le regioni in cui sono state individuate le aree potenzialmente idonee: Piemonte, Toscana, Lazio, Puglia, Basilicata, Sardegna e Sicilia.

Nella zona ‘verde smeraldo‘, quella che rispecchia le candidature più solide, sono stati inseriti 12 possibili siti collocati in Piemonte e nel Lazio: due Torinese, cinque nella zona dell’Alessandrino e cinque nel Viterbese. Nella zona “verde chiaro“, quella che determina una zone molto buone ma meno interessanti rispetto alle prime, sono presenti 11 altri lotti situati in Piemonte, Toscana, Basilicata e Puglia. Infine nella zona “celeste” e “gialla“, le candidature con il punteggio più basso, sono state individuate le rimanenti 44 aree idonee ubicate in Basilicata, Lazio, Sicilia e Sardegna.

Italia, dove si trovano le centrali nucleari e quando sono state dismesse

Lo sfruttamento dell’energia nucleare in Italia ha avuto luogo tra il 1963 e il 1990, si pensi addirittura che nel 1966 il Belpaese era figurava come il terzo produttore mondiale di energia elettrica da fonte nucleare, dopo Stati Uniti e Gran Bretagna. Erano quattro le centrali nucleari presenti sul territorio: Caorso, Garigliano, Latina, Trino Vercellese.

La prima grande battuta d’arresto per l’utilizzo del nucleare in Europa e nel mondo è arrivato a seguito dell’incidente di Chernobyl datato 1986, dopo il quale anche in Italia prese vita un dibattito culminato con lo storico referendum dell’8 e 9 ottobre 1987, che riuscì ad ottenere oltre l’80% delle preferenze. Sebbene il referendum abrogativo non obbligasse la chiusura delle centrali esistenti ne sancì di fatto la chiusura.

La seconda frenata si verificò nel 2011 dopo la catastrofe di Fukushima, considerato il più costoso disastro industriale della storia. Solo tre mesi dopo, nel mese di giugno, un secondo referendum ribadì la volontà degli italiani di non appoggiare in alcun modo la costruzione di nuove centrali atomiche nel Paese, mandando in fumo i piani atomici del quarto e ultimo governo guidato da Silvio Berlusconi.

Carlo Saccomando

Carlo Saccomando

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