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Torino, bimbo abbandonato in ospedale a causa di una malattia rara

È commovente la storia di Giovannino, un bimbo di circa quattro mesi nato con una malattia molto rara e incurabile, e per questo motivo abbandonato dai genitori all’ospedale Sant’Anna. La patologia che lo obbliga a stare lontano dalla luce solare, oltre all’insorgere di gravi difficoltà respiratorie si chiama Ittiosi Arlecchino. Il piccolo necessità di assistenza continua e ironia del destino tra due mesi sarà obbligato a lasciare l’ospedale, ma sino ad oggi nessuno si è fatto avanti per adottarlo.

Giovannino, come racconta il quotidiano la Stampa, è stato concepito con la fecondazione eterologa, i genitori venuti a conoscenza della sua patologia hanno deciso di abbandonarlo al suo destino. Da allora vive nel reparto di terapia intensiva neonatale del Sant’Anna, amorevolmente accudito dalle infermiere e dal personale sanitario che non gli fa mancare nulla.

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Ospedale Sant’Anna di Torino

Gli assistenti sociali sono stati avvertiti ma attualmente non è stata ancora trovata nessuna casa famiglia disposta a prendersi cura del piccolo. Il problema è sicuramente dovuto al fatto che le strutture di accoglienza per bambini non sono in possesso della strumentazione atta a garantire le cure necessarie per questo tipo di patologia.

Immagine di un neonato colpito dall’Ittiosi Arlecchino (Facebook)

Che cos’è l’Ittiosi Arlecchino

È una grave disfunzione congenita della pelle ed è estremamente rara tanto che se ne riscontra un caso ogni milione di nati. La mortalità è molto alta e solo una diagnosi tempestiva è in grado di aumentare le possibilità di sopravvivenza. La pelle di chi è colpito dall’Ittiosi Arlecchino si presenta con grosse placche quadrangolari che ricordano, appunto, la nota maschera della commedia dell’arte. Chi nasce con l’Ittiosi Arlecchino muore nelle prime settimane di vita, Giovannino incredibilmente ha superato questa fase acuta ma le sue aspettative di vita restano comunque basse ed è per questo che è difficile trovare una famiglia che possa accettare di portare avanti questo pesante carico psicologico.

Carlo Saccomando

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