• 18 Gennaio 2021
  • CRONACHE

Torino, padre contro figlio gay chirurgo, al sicario: ‘Devi spezzargli le mani’

Sta facendo davvero molto discutere la vicenda dell’affermato medico torinese di 43 anni che ha rischiato di vedersi spezzare le mani, da uno scagnozzo che suo padre, un ingegnere 75enne, ha ingaggiato per pedinarlo e picchiarlo. Lo scopo della ‘missione’ punitiva era indirizzata all’orientamento sessuale del figlio chirurgo che essendo ‘omosessuale’, a detta del padre, aveva messo a repentaglio la sua reputazione e dunque meritava di essere punito e soprattutto distrutto professionalmente. Da qui la richiesta al malvivente a cui ha offerto 2500 euro: Devi spezzagli quelle mani da chirurgo.

Il malvivente per fortuna non si è sentito di procedere e tradendo il suo mandante ha avvertito il figlio che lo ha denunciato. Una vicenda che ha dell’incredibile non solo perché attesta ancora una volta come omo-lesbo-bi-trans-fobia sia assolutamente presente nel nostro Paese, ma stupisce perché tale violenza inaudita derivi da un padre. Lo stesso padre che su Facebook scriveva, quasi ad avvertimento: “La vendetta è un piatto che va servito freddo mi siederò sulle rive del Tanaro ad aspettare. Passerai”.

Torino, padre assolda picchiatore per punire il figlio gay: condannato a 2 anni

Sabato il gup di Torino Ludovico Morello ha pronunciato la sentenza che condanna l’ingegnere in pensione e accetta la proposta di patteggiamento dell’uomo a due anni di carcere con la sospensione condizionale della pena. Le accuse nei suoi confronti sono stalking e lesioni, il caso risale al 2017, ed è solo l’epilogo di una serie di minacce e aggressioni che il figlio ha dovuto subire nel corso degli ultimi anni.

Come egli stesso spiega: “Le denunce sono state più d’una: “Ad aprile del 2017 il mio compagno era stato aggredito, a gennaio lo aveva fatto con me e mia mamma”. Aveva inviato il picchiatore più e più volte per oltre un anno, sempre con compiti diversi. “L’ultima era comparso a dicembre del 2018, poco prima che mamma mancasse. Mia mamma è stata l’unica ragione per cui non mi sono arreso. Ho dovuto fare di tutto per difenderla. Avevamo paura anche ad uscire in macchina“.

Sulla questione sono intervenuti la sindaca Chiara Appendino che si dice stupita fatti di questo tipo possano ancora accadere nel 21 secolo. A chiedere come lei l’intervento del Parlamento sulla legge contro l‘omotransfobia anche la senatrice Pd Anna Rossomando e la presidente torinese di Arcigay Serena Graneri. Eccovi le loro dichiarazioni, rilasciate a caldo sui loro profili Facebook.

figlio gay
Chiara Appendino, sindaca di Torino (Twitter)

Torino, caso padre contro figlio gay, Appendino: ‘Serve al più presto una legge che aiuti un cambiamento culturale profondo ’

Chiara Appendino: “Aveva deciso di rovinargli la vita, facendogli spezzare le mani. Le mani di suo figlio, di professione chirurgo.

Il “motivo”? È omosessuale. Succede nel 21° secolo. In provincia di Torino.

Fortunatamente l’uomo assoldato si è rifiutato di compiere un atto tanto crudele quanto insensato e ha confessato tutto alla vittima che, così, ha potuto sporgere denuncia. Il padre è stato condannato a due anni, ma oggi potremmo essere qui a piangere l’ennesima vittima di omo-lesbo-bi-trans-fobia che, come dimostrano le cronache quotidiane, è assolutamente presente nel nostro Paese.

Serve al più presto una legge che aiuti un cambiamento culturale profondo. Serve che questo cambiamento culturale passi dalle Istituzioni, dalla scuola, dalle famiglie. Serve che la condanna verso la violenza di ogni tipo assuma una voce forte da ogni singolo cittadino. Questo odio va sconfitto il prima possibile. Senza nessuna eccezione”.

Sulla vicenda del medico di Torino intervengono anche Rossomando, Giusta, Graneri: questa storia ha dell’incredibile

Anna Rossomando, senatrice Pd:” La vicenda del medico di Torino che ha subito una violenza insopportabile e ha rischiato anche l’incolumità fisica per le ritorsioni del padre, è l’ennesima dimostrazione di quanto lavoro ci sia ancora da fare in Italia sul tema dell’omotransfobia. La lettura semplicistica che vede questo tema come una non priorità viene smentita continuamente da casi di cronaca scioccanti, ecco perché è necessario arrivare al traguardo il prima possibile sul ddl Zan”. (ZAN ed altri, Approvato il 4 novembre 2020 in testo unificato. Trasmesso al Senato: “Modifiche agli articoli 604-bis e 604-ter del codice penale, in materia di violenza o discriminazione per motivi di orientamento sessuale o identità di genere).

Marco Alessadro Giusta, assessore ai diritti della Città di Torino, scrive: “Questa storia ha dell’incredibile. Perché è difficile da accettare che oggi, in questa società, ci possano essere ancora delle situazioni del genere. Eppure è così. È ancora molto spesso così. Ce lo raccontano le persone lgbtqi sbattute fuori casa, così ce lo raccontano chi riceve quotidianamente minacce in casa, sulle scale, nel luogo di lavoro. L’omo-lesbo-bi-transfobia è ancora viva e vegeta nel nostro paese, e miete le sue vittime giorno dopo giorno. Anche se non pensiamo che sia così. Per questo abbiamo bisogno di una legge, che sostenga un cambiamento culturale, a partire dalle scuole, per costruire un domani libero da tutto questo odio, questa violenza, questa vergogna”

Serena Graneri, presidente torinese di Arcigay ,dice: Nessuna persona dovrebbe vivere nella paura a causa del proprio orientamento sessuale e dell’identità di genere“.

Nonostante il fatto paia chiaro negli intenti e nella ricostruzione, il padre intervistato da La Stampa non solo non ha ammesso le sue colpe, ma sostiene sia stato lui la vittima, il figlio avrebbe, infatti, denunciato per interesse economico e perché megalomane, la sua versione dei fatti.

Torino, il padre vs il figlio gay: Pagare qualcuno per spezzargli le mani? No, non è vero niente”

Il padre dalla sua, intervistato da La stampa, ha rimandato al mittente tutte le accuse affermando di aver dovuto accettare il patteggiamento solo perché gli è stato consigliato dal suo legale: Mi ha detto che anche l’altra figlia sarebbe venuta a testimoniare contro di me, cosa potevo fare?”. Poi dice: “Pagare qualcuno per spezzargli le mani? No, non è vero niente”, però si lascia scappare, in parte contraddicendosi Ho mandato una persona che poi è sparita”.

Nel corso dell’intervista afferma apertamente di non aver mai accettato l’omosessualità del figlio “Non ero contento, avrei voluto dei nipoti, mi sembra abbastanza normale”.  (Su ciò che sia ‘abbastanza normale’ in queste dichiarazioni, a mio avviso, si potrebbe aprire un lungo dibattito. Specie su cosa sia davvero sinonimo di ‘normalità’: un omosessuale è forse meno ‘normale’ di un eterossessuale?).

Nel corso dell’intervista ammette anche di ricordare la foto, comparsa su un giornale di gossip del figlio insieme a un attore famoso in Costa Smeralda, probabilmente è stata questa la miccia che ha innescato la sua reazione, giacché da quel momento in poi l’omosessualità del figlio è divenuta di ‘dominio pubblico’, e dunque ha minato la sua reputazione, Dopo quella foto è divenuto aggressivo anche con la moglie, che lo ha lasciato dopo ben 42 anni di matrimonio per stare affianco al figlio ed alla sua scelta.

È singolare vedere come il carnefice voglia a tutti i costi passare per vittima, tant’è che a suo dire vi sarebbe anche una ragione che avrebbe spinto il figlio, ora che la madre è morta, a denunciare. A detta del padre, infatti, tutto girerebbe intorno al denaro: “È una questione di soldi, c’è anche di mezzo un testamento, è un megalomane, si crede chissà chi perché fa il dottore, ci parliamo solo per avvocati.

Al giornalista che gli parla di affetti e possibile riavvicinamento, dice “Un domani, domani, domani”- come a ritardare l’evento e soprattutto come se potesse dipendere solo da lui un eventuale riavvicinamento- poi conclude “Sì, gli voglio ancora bene”.

Considerazioni

Sarebbe bello comprendere cosa intenda il padre per ‘volere bene’, giacché il bene se sincero non dovrebbe comprendere anche l’accettazione dell’altro nella sua interezza, seppur diverso da noi o dalle aspettative che avevamo riposto in lui? L’affetto dovrebbe prescindere dai nostri desideri, se vogliamo bene a qualcuno, ci dovrebbe interessare al più, credo, la felicità e la realizzazione dell’altro.

Forse bisognerebbe davvero ricominciare, per poter accettare gli altri, dall’etimologia della parola ti voglio bene: l’origine di ti voglio bene è voglio il tuo bene, quindi indica che si vuole il bene della persona a cui lo si dice. Se questa fosse realmente l’essenza del bene di cui tanti si riempiono la bocca, penso, che molte violenze, i femminicidi e omicidi in genere non esisterebbero perché verrebbero meno molti moventi legati alla reputazione violata, al possesso, alla fine di un rapporto d’amore e dunque legate all’abbandono, e probabilmente vi sarebbe una maggiore apertura mentale nei confronti delle persone con cui ci relazioniamo.

Forse dovrebbe ripartire da qui, dall’origine delle parole il cambiamento culturale, a partire dalle scuole, affinché si possa davvero costruire un domani libero da tutti questi pregiudizi.

Erica Venditti

Erica Venditti

Erica Venditti, classe 1981, dal 2015 giornalista pubblicista. Dall'aprile 2012 ho conseguito il titolo di Dottore di Ricerca in Ricerca Sociale Comparata presso l’Università degli studi di Torino. Sono cofondatrice del sito internet www.pensionipertutti.it sul quale mi occupo quotidianamente di previdenza.

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