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Torino, torture e violenze in carcere: rimossi il direttore e il comandante della penitenziaria

I due avrebbero coperto i presunti episodi di violenza perpetuati da parte di alcuni agenti della penitenziaria, ribattezzati la "squadriglia di picchiatori".

Il direttore della Casa circondariale Lorusso e Cutugno di Torino, Domenico Minervini, è stato rimosso dall’incarico. Analogo provvedimento è stato preso nei confronti del comandante della polizia penitenziaria Giovanni Battista Alberotanza. Il provvedimento, secondo quanto si apprende, è del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria (Dap) per motivi di opportunità, dopo che la procura di Torino ha chiuso le indagini sulle presunte violenze, in alcuni casi si parla addirittura di torture, ai danni dei detenuti del carcere ‘Lorusso-Cutugno‘.

Minervini e Alberotanza figurano tra i 25 indagati nell’inchiesta del pm Francesco Pelosi. Secondo l’accusa i due avrebbero coperto i presunti episodi di violenza perpetuati da parte di 21 agenti della polizia penitenziaria, ribattezzati la “squadriglia di picchiatori”, avvenuti all’interno dell’istituto di pena, in particolare nel braccio C, dove sono rinchiusi i detenuti condannati o indagati per abusi sessuali. Entrambi sono accusati di favoreggiamento, il direttore anche di omessa denuncia.

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Carcere Lorusso-Cotugno, Torino

LE INDAGINI – I pubblici ministeri nelle indagini, affidate al Nucleo Investigativo Centrale della Polizia Penitenziaria, descrivono una serie di “condotte che comportavano un trattamento inumano e degradante per la dignità della persona detenuta”.

Negli atti si risale fino ad episodi relativi al 2017, quando erano circolate le prime voci di detenuti picchiati e umiliati dalle guardie nel carcere torinese. Violenze che avrebbero avuto come vittime soprattutto i reclusi più fragili, che dimostravano qualche scompenso psichico. Questi detenuti, senza distinzioni tra italiani e stranieri, sarebbero stati obbligati a spogliarsi, percossi e costretti a ripetere frasi come “sono un pezzo di m…”. In alcuni casi le loro celle sarebbero state devastate.

Nell’ordinanza di custodia cautelare, scritta nell’ottobre 2019 dal gip Sara Perlo gli agenti indagati si sarebbero comportati con “spudorato menefreghismo e senso di superiorità verso le regole del loro pubblico ufficio”, dimostrando di “non credere nell’istituzione di cui fanno parte”.

Carlo Saccomando

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