CRONACHEԑ LOMBARDIA

Tre inchieste per stalking seriale e daspo dai social

MILANO. Con messaggi via internet sfogava “la propria violenza verbale in modo incontenibile” su ragazze, un po’ più giovani di lui, online per poi perseguitarle e minacciarle in modo pesante. Ed è andato avanti così per almeno nove anni, tant’è che nei confronti di un 28enne sono state aperte tre inchieste per stalking: una per cui ha scontato una pena definitiva di 4 anni, un’ altra per la quale un anno fa è stato arrestato ed è in attesa di giudizio, e un’altra ancora per cui dieci giorni fa è stato condannato in primo grado e con rito abbreviato a 2 anni e 8 mesi di reclusione con il riconoscimento della semi infermità mentale. In più la sezione misure di prevenzione del Tribunale gli ha vietato per tre anni di comunicare “sulla rete attraverso i social network”, via WhatsApp e quant’altro. Secondo le indagini le vittime dello stalker – per altro in passato condannato anche per detenzione di materiale pedopornografico – erano ragazze che adescava nella zona in cui viveva e che cominciava a molestare, insultare e intimidire in «modo grave», inviando messaggi tramite i ‘social’ o vocali descrivendo nei minimi dettagli i movimenti delle giovani, che conosceva in quanto si era appostato sotto casa loro.

Messaggi con cui, «anche con voce alterata e terrificante» forniva loro pure «precise indicazioni su come suicidarsi» oppure generando nelle vittime stati d’ansia e esasperazione al punto, che in una caso una ragazza ha addirittura tentato di togliesi la vita dopo essere stata anche minacciata di essere stata bruciata con l’acido. Come hanno stabilito gli esperti nominati dai pm e dal giudice «il comportamento ipomaniacale, la difficoltà a controllare la propria rabbia e la tendenza alla persecutorietà (…) trovano il loro veicolo essenzialmente nel mezzo informatico e soprattutto nei messaggi informatici in cui egli sfoga le proprie reazione rabbiose e la propria violenza verbale in modo incontenibile». Messaggi, quelli da lui inviati, si legge sempre nella sentenza di condanna di 10 giorni fa, il cui «senso» sarebbe stato «manipolare ragazze per instaurare con loro una specie di relazione». Da qui il riconoscimento della sua «parziale incapacità», il divieto dell’uso di internet e il percorso terapeutico a cui è sottoposto il 29enne in carcere, a San Vittore. In attesa di un nuovo giudizio, il terzo.

Articoli Correlati