IL SANTO DEL GIORNOԑ PRIMO PIANO

12 dicembre: San Valerico (o Valerio), abate del VI secolo

Nel Santuario della Consolata di Torino sono venerate le reliquie dell’Abate San Valerico, proclamato Compatrono della Città durante l’epidemia di peste del 1598. Dal Chronicon Novaliciense (scritto da un monaco anonimo nel 1060 circa, ora conservato nell’Archivio di Stato di Torino) apprendiamo che le sue spoglie vengono portate in città nel 906 dai Benedettini, i quali, fuggiti dalla Novalesa a causa delle scorribande saracene, trovano rifugio nell’Abbazia di Sant’Andrea a Torino dove oggi sorge il noto santuario della Consolata.

Valerico nasce nel 565 nell’Auvergne, una regione montuosa del centro della Francia. La sua è una famiglia di umili pastori che non ha certo il denaro per farlo studiare. Il nostro pastorello però si ingegna: fa incidere su alcune tavolette di legno le lettere dell’alfabeto e, badando solitario al gregge, comincia a leggere imparando a memoria un salterio che si è fatto prestare. Partecipando in modo più attivo alle sacre funzioni sboccia la vocazione religiosa. Poco distante sorge un monastero benedettino in cui vi è uno zio e Valerico pensa a quel luogo come la dimora ideale per trascorrere in preghiera il resto della vita. Di nascosto dai genitori vi chiede asilo ma deve subito lottare contro il padre che non si rassegna a perderlo. Anche i monaci cercano di persuaderlo a mutare idea ma, irremovibile, dà prova della propria vocazione.

Valerico è un modello di umiltà, bontà, mitezza, candore di vita. Per un assurdo controsenso questi doni fanni sì che per tutta la vita debba poi trasferirsi da un’abbazia a un altra perché, giunto in un luogo, diffondendosi la fama della sua santità, è compromessa la tranquillità sua e dei confratelli. Per qualche tempo vive nel monastero di St. Germain d’Auxerre dove, tra l’altro, divenne il padre spirituale di Bobone, un nobile del luogo. Ha inizialmente l’incarico di ortolano ma il suo carisma non tarda a manifestarsi procurandogli incarichi di responsabilità. Tappa successiva è il monastero di Fontanes dove la sua saggezza gli vale l’amicizia del Re Teodorico che torna utile contro l’usurpazione delle terre dell’abbazia ad opera di signorotti locali.

Valerico ottiene un luogo solitario, in una boscaglia ombrosa, in cui fondare un nuovo cenobio: questa località è detta Leuconaus e si affaccia sul canale della Manica. Anche qui, autentica calamita, attira a sé quanti hanno sete di Dio. Ha il dono dei miracoli, della profezia, di scrutare i cuori. Dona la sanità a un paralitico di nome Blitmondo che, professata la Regola, diverrà suo successore nella carica di Abate. L’abbazia si ingrandisce anche grazie all’aiuto del re Dagoberto. Le giornate trascorrono intense: lunghi viaggi, spesso a piedi, per portare a tutti la lieta novella, alternati a ritiri solitari di preghiera. Opera molte conversioni, risveglia la fede sopita nei villaggi in cui predica, tanto che si mette poi mano alla costruzione di edifici sacri o alla ristrutturazione di quelli in abbandono.

Una settimana prima di morire indica ai fratelli il luogo in cui vuole che la nuda terra accolga il suo stanco corpo mortale: sotto la quercia in cui amava maggiormente colloquiare con il suo Dio. La chiamata avviene il 12 dicembre 622. Valerico ha 57 anni. Le sue reliquie vengono conservate a riparo dai pagani dal vescovo di Amiens fino al 628, quando viene costruita una cappella di venerazione, il 1° di aprile. A difesa dai profanatori, gran parte delle reliquie sono messe in salvo nel IX secolo a Novalesa (Val di Susa, in Piemonte). Quindi, sempre a difesa dalle scorribande saracene, nel 906 vengono nascoste a Torino.

Nella capitale subalpina il culto è costante per raggiungere l’apice nel 1598 allorquando viene eletto compatrono della Città contro le pestilenze: memorabile la processione con le reliquie per le vie cittadine e tra i lazzaretti che accolgono i contagiati. Proprio il 12 dicembre di quell’anno Papa Clemente VIII approva il culto che viene ricordato sia il 12 dicembre che il 1º aprile.

Alessio Yandusheff-Rumiantseff

Sacerdote cattolico, nato a San Pietroburgo nel 1973, attualmente vive a Roma dove svolge il suo servizio pastorale ed accademico. Dottore in Teologia e professore. Ha compiuto gli studi in genetica a San Pietroburgo, in filosofia in Liechtenstein e in teologia alla Pontificia Università Lateranense e alla Pontificia Università Gregoriana di Roma. È cappellano della Facoltà di Economia dell'Università La Sapienza. Collabora con le riviste teologico-filosofico-storiche "Traditio viva" e "Folia petropolitana" in qualità di redattore e traduttore.

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