• 27 Gennaio 2026
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Da ultima scelta a leader: come Chivu ha trasformato l’Inter

L’avvento di Cristian Chivu sulla panchina dell’Inter rappresenta uno dei cambi di paradigma più interessanti del recente panorama calcistico italiano. Arrivato quasi in sordina, inizialmente percepito come una soluzione alternativa rispetto ad altri profili più mediatici, l’ex difensore nerazzurro ha saputo ribaltare rapidamente le aspettative, imponendosi come guida tecnica credibile e autorevole. In estate, infatti, il nome maggiormente accostato alla successione di Simone Inzaghi era quello di Cesc Fabregas, considerato da molti il profilo ideale per proseguire un progetto di respiro internazionale. La scelta di Chivu era apparsa a più di un osservatore come una scommessa, se non addirittura come un ripiego.

Il percorso intrapreso dall’allenatore romeno, però, si è rivelato fin da subito coerente e ben strutturato. Forte di una profonda conoscenza dell’ambiente interista e di una formazione maturata anche nei settori giovanili del club, Chivu ha costruito una squadra dalla forte identità, capace di evolvere evitando strappi rispetto al recente passato, ma allo stesso tempo di introdurre concetti tattici nuovi. Dal punto di vista dell’assetto, l’Inter ha mantenuto una base difensiva solida, spesso organizzata su una linea a tre, ma con una maggiore flessibilità in fase di possesso, come evidenziato da diverse analisi tattiche specialistiche.

Uno degli aspetti più rilevanti dell’Inter di Chivu riguarda la gestione degli spazi e dei tempi di gioco. Rispetto alla versione guidata da Simone Inzaghi, caratterizzata da meccanismi ben oliati e da una ricerca costante dell’ampiezza sugli esterni, la nuova Inter tende a sviluppare l’azione in modo più verticale e meno prevedibile. Il pressing è diventato più situazionale, alternando fasi di aggressione alta a momenti di attesa organizzata, con l’obiettivo di colpire gli avversari nelle transizioni. Questo approccio ha permesso di valorizzare profili giovani e dinamici, rendendo la squadra più adattabile ai diversi contesti di gara.

Anche la gestione del gruppo ha subito un’evoluzione significativa, con una crescita rilevante da parte di tutti gli elementi in rosa. Chivu ha puntato su una leadership diffusa, riducendo la dipendenza da pochi senatori e responsabilizzando l’intera rosa. Le rotazioni sono state più frequenti rispetto alla gestione precedente, con l’intento di mantenere alta l’intensità nel corso della stagione e di evitare cali fisici nei momenti decisivi.

Dal punto di vista mediatico e delle aspettative esterne, il percorso non è stato privo di scetticismo. Anche dopo il Mondiale per club, a inizio stagione non erano pochi i dubbi intorno all’Inter di Chivu, che nel tempo però ha saputo forgiare la propria identità convincendo sempre più gli addetti ai lavori, al punto che quella nerazzurra non è solo una delle squadre maggiormente candidate al prossimo Scudetto, ma è anche la formazione italiana più accreditata in Europa secondo le scommesse sulla vincente della Champions League e stando alle analisi della stampa di settore. Questa percezione racconta bene il cambio di narrativa che ha accompagnato l’Inter nel corso dei mesi, passata da progetto in fase di valutazione a punto di riferimento del calcio italiano.

Un altro elemento distintivo riguarda la comunicazione. L’approccio di Chivu, più misurato e meno esposto rispetto al suo predecessore, ha contribuito a creare un clima di lavoro più raccolto, con una minore esposizione alle pressioni esterne. Questo stile ha favorito una crescita graduale, senza picchi improvvisi ma con una costanza di rendimento che si è riflessa tanto in campionato quanto nelle competizioni europee.

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