Nel 2024 diminuiscono leggermente i protesti in Italia, ma aumenta il valore economico complessivo delle somme rimaste insolute. È questo il quadro che emerge dall’ultimo rapporto diffuso dall’ISTAT sui protesti iscritti nel Registro informatico dei protesti, che rappresentano ancora oggi un indicatore importante per comprendere il livello di difficoltà finanziaria di famiglie e imprese. Al momento non sono disponibili dati ufficiali ISTAT relativi al 2025: il rapporto pubblicato riguarda infatti l’anno 2024, che rappresenta l’ultima fotografia statistica consolidata sul fenomeno.
Nel corso del 2024 sono stati registrati in Italia 222.999 protesti, con una diminuzione dello 0,9% rispetto al 2023. Si tratta di un numero molto distante rispetto al passato: nel 2013 i protesti erano infatti quasi 1,2 milioni, pari a 1.192.984 casi. In poco più di dieci anni il fenomeno si è quindi ridotto dell’81,3%, anche per effetto della progressiva diffusione dei pagamenti digitali e della riduzione dell’utilizzo degli strumenti tradizionali di credito.
Nonostante il calo numerico, però, cresce il valore complessivo dei mancati pagamenti. Nel 2024 i protesti hanno raggiunto un valore superiore ai 264 milioni di euro, con un aumento del 10,5% rispetto all’anno precedente. Di questi, circa 181 milioni di euro riguardano cambiali protestate, mentre circa 83 milioni di euro sono riferibili agli assegni. Il dato evidenzia un aspetto interessante: i protesti sono meno frequenti rispetto al passato, ma quando si verificano possono coinvolgere importi mediamente più elevati, segnalando situazioni di maggiore tensione finanziaria.
Nel 2024 i soggetti interessati da protesti sono stati complessivamente 61.040, in calo dell’1,3% rispetto al 2023. La maggior parte riguarda persone fisiche, che rappresentano il 69,8% del totale, mentre le imprese costituiscono il restante 30,2%. Un dato che merita attenzione perché, nonostante la forte riduzione generale del fenomeno, il numero delle imprese protestate registra un leggero aumento dello 0,8% rispetto all’anno precedente.
Per molte piccole aziende il mancato pagamento di un titolo può essere il sintomo di una difficoltà più ampia legata alla gestione della liquidità, all’aumento dei costi e alla necessità di concedere tempi di pagamento sempre più lunghi ai propri clienti.
Il forte calo dei protesti negli ultimi anni è legato soprattutto alla trasformazione del sistema dei pagamenti. Bonifici elettronici, carte e strumenti digitali hanno progressivamente sostituito assegni e cambiali nella gestione quotidiana degli scambi commerciali. Secondo l’ISTAT, nel 2024 le cambiali protestate sono state 197.713, pari all’88,7% del totale dei protesti, mentre gli assegni protestati sono stati 25.286, pari all’11,3%.
La cambiale, tuttavia, continua ad avere un ruolo in alcuni rapporti commerciali perché mantiene caratteristiche giuridiche particolari. Si tratta infatti di un titolo esecutivo che consente al creditore, in caso di mancato pagamento, di avere uno strumento più rapido per il recupero del credito. Anche il numero delle cambiali emesse mostra un segnale interessante: nel 2024 sono state oltre 6,6 milioni, in aumento dell’8,1% rispetto al 2023. Un dato che dimostra come, nonostante la digitalizzazione, questo strumento non sia completamente scomparso dal mondo economico.
Secondo il Dott. Arcieri Donato, giudice tributario ed esperto in materia economica e finanziaria, il calo dei protesti non deve essere interpretato come la definitiva scomparsa di cambiali e assegni, ma come il risultato di un cambiamento profondo nelle modalità di pagamento.
«Negli ultimi anni abbiamo assistito a una trasformazione radicale del sistema finanziario. I pagamenti digitali hanno reso più semplici e immediati molti rapporti commerciali, riducendo inevitabilmente il ricorso agli strumenti tradizionali. Tuttavia – spiega il Dott. Arcieri – cambiali e assegni continuano ad avere una funzione specifica, soprattutto nei rapporti tra imprese dove può essere necessario concedere una dilazione di pagamento o fornire maggiori garanzie al creditore».
Secondo l’esperto, la cambiale può ancora rappresentare uno strumento interessante soprattutto per alcune realtà imprenditoriali.
«La sua caratteristica principale è quella di essere un titolo esecutivo. Questo significa che, in caso di mancato pagamento, offre al creditore una tutela maggiore rispetto a un semplice credito commerciale. Naturalmente deve essere utilizzata con attenzione: concedere credito senza una valutazione preventiva del cliente può trasformare uno strumento di garanzia in un rischio per l’impresa».
Diverso il discorso per gli assegni, il cui utilizzo è progressivamente diminuito negli ultimi anni.
«L’assegno oggi viene utilizzato molto meno perché il mercato si è spostato verso strumenti più veloci e tracciabili. Tuttavia, quando viene accettato come modalità di pagamento, è fondamentale verificare sempre l’affidabilità del soggetto emittente, perché un assegno non coperto può generare conseguenze economiche e amministrative rilevanti».
Per il Dott. Arcieri, quindi, la scelta non deve essere tra strumenti tradizionali e strumenti digitali, ma deve dipendere dalla situazione concreta.
«Non esiste uno strumento migliore in assoluto. Per i pagamenti ordinari il bonifico rappresenta oggi spesso la soluzione più semplice ed efficiente. Nei rapporti commerciali dove è necessario concedere una dilazione o avere una maggiore tutela giuridica, invece, la cambiale può ancora trovare spazio. La vera differenza la fa la capacità dell’impresa di valutare correttamente il rischio prima di concedere credito».
I dati ISTAT mostrano quindi un’Italia nella quale i protesti sono diventati un fenomeno molto meno frequente rispetto al passato, ma non completamente superato. La digitalizzazione dei pagamenti ha cambiato radicalmente le abitudini di cittadini e imprese, riducendo il ricorso a strumenti tradizionali. Tuttavia, il valore crescente dei protesti registrato nel 2024 dimostra che le difficoltà di liquidità continuano a rappresentare un tema centrale soprattutto per le piccole imprese.
Per gli imprenditori diventa quindi fondamentale non soltanto scegliere il metodo di pagamento più adeguato, ma soprattutto adottare una corretta gestione del credito commerciale, valutando con attenzione clienti, tempi di incasso e sostenibilità finanziaria.