• 27 Febbraio 2026
  • ECONOMIA

Banca d’Asti istituto in crescita: prepara il rinnovo dei vertici

di Maurizio Scandurra*

Quando si parla di valore, è bene fare i conti prima. La ‘Banca di Asti’ si prepara al rinnovo dei vertici. E già circolano da tempo in rete notizie contrastanti circa il suo prossimo destino. Un istituto che ha saputo crescere sostenibilmente nel tempo, confermandosi tra le prime 15 più solide realtà creditizie italiane per numeri, ricavi e patrimonio, bilancio alla mano. Tutti elementi che fanno pensare all’auspicato rinnovo delle cariche apicali in segno di continuità con quanto di buono fatto sinora.

Raccolta e impieghi che funzionano benissimo, più della maggioranza delle risorse umane operative sul territorio, sportelli ancora attivi nei paesi più lontani a supporto degli anziani. Una banca di prossimità a tutti gli effetti e vicina ad artigiani e Pmi. Agile, snella, cortese, efficace ed efficiente.

Un risultato frutto della guida dell’attuale AD Carlo Demartini, giunto in vetta alla Governance dopo aver cominciato da semplice cassiere, circondato da un Cda affiatato e idoneo allo scopo, visti i dati. Un Top Manager esperto e di lungo corso che, quindi, conosce bene in prima persona ogni singolo ingranaggio del sistema che guida con sicurezza.

Astigiani favorevoli all’autonomia della “loro” banca

Interrogati da molteplici sondaggi apparsi sui media da fine estate ai giorni nostri, gli Astigiani propendono per l’indipendenza e l’autonomia della loro cassa di risparmio. Vogliono correttamente evitare il pericolo di fusioni extra moenia con potenziali colossi rapaci del credito che, si sa, comporterebbero per lo più rischi occupazionali, la storia insegna. E intanto i loro sindacati e portavoce si mobilitano in massa fuori e dentro il palazzo perché tutto resti così com’è.

Del resto, se una cosa funziona bene, perché cambiarla? E poi, a fronte di quale garanzia di miglioramento? Tutto ruota attorno ad alcune discutibili e dibattute posizioni della ‘Fondazione Cr Asti’ (guidata da Livio Negro), unico soggetto interessato a vendere parte delle quote in ottemperanza al protocollo Acri-Mef: ma perché proprio ora? E, soprattutto, perché non ad altre Fondazioni piemontesi – almeno si gioca in casa – presenti in compagine societaria, tipo Fondazione CRT, Biella e Vercelli? Non si comprende bene il motivo di tutta questa fretta.

La volontà manifesta e pubblicamente spesa innanzi ad autoctoni, stakeholders e opinion leaders, almeno in superficie, sembra quella di guardare più al mercato bancario fuori regione, in virtù di una non meglio precisata e funzionale ragione. E a favore del ‘Sì’ alla cessione, nel mentre in ‘Fondazione Cr Asti’ vanno in scena estenuanti convegni e altrettanti, significativi e comici, autogoal.

Primo tra questi l’aver chiamato in veste di relatore l’ex Presidente del Consiglio Giuliano Amato, che ha invece sottolineato l’importanza di continuare a lasciare le cose come stanno, ribadendo il valore strategico dell’appartenenza alle radici quale punto di forza di ‘Banca di Asti’. E quindi, di fatto contraddicendo sine dubio la visione dei promotori della tavola rotonda (probabilmente sopresi, e per questo seccati).

Peccato che, però, nessuno di questi lo ascolti. Se dai la parola a un gigante più grande di te, umiltà e buonsenso stanno poi nell’accoglierne e seguirne il pensiero e il consiglio, quale che sia. Altrimenti è tutto inutile. Si perde solo tempo e basta.

Fiducia a Demartini dalle Fondazioni

Gli altri Soci di ‘Banca di Asti’ (leggasi: le altre Fondazioni bancarie), invece, da quanto si apprende insistentemente nelle ultime ore in giro, propendono tutti per il rinnovo della fiducia al Team Demartini. Come dargli torto sic stantibus rebus? Un pensiero in meno da gestire.

Il tema è: quanto fa bene al buon nome della Banca astigiana questo continuo stato di alert? Di ansia mediatica? Le ricorrenti e al momento infondate voci di acquisizione? Questo stare continuamente sulla bocca di tutti, agitando correntisti e dipendenti? A chi giova tutto ciò?

Forse solo a ‘Spencer Stuart’, società internazionale di lungo corso specializzata nella ricerca di vertici, costata alla ‘Fondazione Cr Asti’, si legge in rete, oltre 100mila euro di ingaggio, parrebbe. Quando, magari, con gli stessi soldi si poteva restaurare un monumento, rifare una piazza, costruire un giardino per bambini in periferie disagiate o elargire un contributo prezioso in più a qualche ente o associazione particolarmente meritevole.

Magari creare ex novo un Fondo per gli agenti delle Forze dell’Ordine vittime di ingiustificate aggressioni, e portare così Asti alla ribalta nazionale per questioni e motivi più degni di merito e menzione, anziché continuare ad alimentare in loco polemiche sterili e infruttuose.

Ma c’è di più. Nel mentre sembrerebbe – e i rumors si fanno via via più insistenti – che tra gli aspiranti alla presidenza di ‘Banca di Asti’ rientrerebbe anche il Sindaco del capoluogo e Presidente della Provincia, Maurizio Rasero, in scadenza nel 2027 e quindi non più ricandidabile alla poltrona di podestà. Anche il suo cv sarebbe pervenuto ai blasonati selezionatori americani.

Mi sono sempre chiesto (e penso molti come me) perché chi ha incarichi di prima linea, una volta scaduti, debba per forza continuare ad averne degli altri, spesso di rilievo maggiore. E, oltretutto, in campi magari non propri. Un conto è la politica, ben altro l’economia e il denaro.

Ma tant’è. Siamo in Italia. Spesso, ahinoi, le due cose coincidono. E intanto la guerra delle poltrone continua. Sic transit gloria mundi.

* Maurizio Scandurra: giornalista radiotelevisivo, saggista e opinionista de ‘La Zanzara’ di ‘Radio24’

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