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Banca di Asti, Scandurra “E’ forse il tempo del buon senso?”

di Maurizio Scandurra*

Banca di Asti, è forse il tempo del buonsenso? Una domanda aperta che mi pongo spesso, stante l’appropinquarsi del prossimo 27 aprile, data dell’Assemblea dei Soci per il rinnovo del Cda. Dove ‘rinnovare’ – dal Latino – significa, per l’appunto, ‘far di nuovo una cosa’: cioè, ‘ripeterla’. Credo fermamente che sia questo il caso: sia letterale che sostanziale. In un momento così instabile per l’Italia e l’economia, dare continuità a ciò che funziona appare sensato. Logico. E, soprattutto, prudente.

Parlo di un istituto di credito performante, solido, stimato. Frutto del lavoro di chi, da anni, lo ha reso un unicum nel panorama creditizio italiano: accrescendone consistenza, spessore, valore, credibilità.

 Stante, a meno di una novità dell’ultim’ora, – e a quanto si sente dire in giro, l’assenza di candidati al ruolo di capo-azienda di grado pari o maggiore rispetto all’attuale Ceo – io personalmente manterrei il mondo per com’è.

Si pongono degli interrogativi

Ma, se anche così fosse, chi degli Egregi Consiglieri della ‘Fondazione Cassa di Risparmio di Asti’, Azionista di maggioranza della Banca, desidererebbe eventualmente confrontarsi con una simile incognita? Sostituire un autoctono capace con uno ‘straniero’ ancora tutto da provare, perdendo di vista il valore della conoscenza specifica e approfondita di un contesto e di un territorio?

“Sapere Aude”, diceva Quinto Orazio Flacco: “Abbiate il coraggio di essere saggi”, faccio mia l’auspicata, rispettosa, invocazione del fine poeta romano senza giudizio per alcuno, sia chiaro.

Il tema è: rassicurare il mercato bancario di riferimento, se vogliamo che il titolo cresca ancora. Evitare polemiche inutili fuori e dentro il palazzo. Cercare un dialogo. Un nuovo approccio sull’argomento ‘Banca di Asti’ anche con i media e i loro uomini, in accordo alle altre Fondazioni Socie. Rinunciare ad azioni di forza soltanto per il gusto di cambiare punto e basta.

Questo è il momento dell’unità. Del ritrovare la via comune. La concordia lungimirante che ricorda a tutti un principio umano e cristiano ineludibile: chi sa lavorare va lasciato fare. E, se fa bene, casomai premiato. Perché il successo è un lavoro di squadra. E innanzi a Capitano ed Equipaggio di livello, solitamente a casa mia si dice, proprio come il buon Renzo Arbore, “Avanti Tutta!”.

Fiat voluntas vostra.



* Maurizio Scandurra

Giornalista radiotelevisivo, saggista, opinionista de ‘La Zanzara’ di ‘Radio24’.



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