ROMA. Che la situazione nel Consiglio Superiore della Magistratura sia comunque al limite, lo conferma anche la mossa del ministro della Giustizia Alfonso Bonafede che ha avviato l’azione disciplinare nei confronti dei cinque consiglieri del Csm rei di aver incontrato l’ex ministro Luca Lotti, rinviato a giudizio a Roma per Consip. Al vaglio del Guardasigilli ci sono i comportamenti dei consiglieri autosospesi Corrado Cartoni, Paolo Criscuoli e Antonio Lepre – che rompendo l’ordine di scuderia di MI, contraria alle dimissioni perché avvantaggiano le altre correnti, ha lasciato l’incarico – e quelli di Luigi Spina e Gianluigi Morlini, che hanno già detto addio a Palazzo dei Marescialli. «Condividendo a pieno il provvedimento del Pg della Corte di Cassazione, ho avanzato ulteriori contestazioni e continuo a muovermi nel solco di quella compattezza delle istituzioni che ho promosso fin dall’inizio della vicenda che sta investendo il Csm», ha spiegato il ministero riferendosi ai passi disciplinari già fatti dal Pg Riccardo Fuzio. Alla luce degli ultimi avvenimenti è dimesso il presidente dell’Anm Pasquale Grasso. Dopo aver ascoltato gli interventi dei rappresentanti dei gruppi all’interno all’Anm nel Comitato direttivo centrale, Grasso ha rassegnato le proprie dimissioni come aveva anticipato in apertura nel caso avesse avuto sentore di una richiesta in tal senso. “Vi ho ascoltato – ha detto – vi comprendo e ovviamente rassegno le mie dimissioni”. “Vi ho ascoltato tutti. Vi comprendo e vi rispetto. Vi rispetto e vi ringrazio. Vi rispetto molto più di quanto abbiate dimostrato di rispettare me”, ha detto Grasso annunciando le sue dimissioni. “Potrei osservare che le vostre considerazioni hanno deliberatamente trascurato la prospettiva cronologica degli avvenimenti. Potrei dolermi di convenienti fraintendimenti della mia condotta”, ha aggiunto, ma “vi ho ascoltato e compreso”. “Ovviamente rassegno le mie dimissioni. Lo faccio serenamente, dicendo no a me stesso. Nel ricordo di un grande intellettuale del passato, che ricordava che i moralisti dicono no agli altri, l’uomo morale dice no a se stesso”. “Rivendico – ha detto in apertura del Comitato direttivo dell’Associazione – con forza la correttezza e la coerenza della linea di azione, politica, giuridica e morale, che, come presidente dell’Anm, componente di questo Comitato direttivo centrale e come magistrato, ho proposto e seguito”. “Nell’iniziale deflagrare di notizie di stampa, la chiara affermazione e rivendicazione di un principio non negoziabile: no a qualsiasi forma di ‘cessione dell’autogoverno’, centralità del Consiglio, decisa affermazione del fatto che coloro i quali avessero operato nel modo descritto dalla stampa non potevano essere o rimanere rappresentanti dei magistrati nel Consiglio. Questo – ha affermato – il chiaro senso di ogni mia dichiarazione privata e pubblica”, fino all’abbandono del gruppo di Magistratura Indipendente, per “una netta frattura tra il sottoscritto e la dirigenza di MI”.

Quanto a Lotti, l’ex ministro renziano facente parte del “giglio magico”, autosospesosi dal pd, ha affidato la sua difesa a Facebook parlando di «montagna di fango». Ma dai dem non si alza una voce in suo favore; parla solo il segretario Nicola Zingaretti, per dire che «ogni processo sommario celebrato sulla base di spezzoni di intercettazioni va respinto». Ma anche per sottolineare che «il Pd non ha mai dato mandato a nessuno di occuparsi degli assetti degli uffici giudiziari. Dal punto di vista dell’opportunità politica il partito che ho in mente non si occupa di nomine di magistrati». Parole che non convincono i cinquestelle. “Il Pd c’è dentro fino al collo- dice il portavoce alla Camera Michele Gubitosa. Dalle carte intanto emerge uno spaccato che non lascia dubbi sulla gravità del ferita inferta all’organo di autogoverno dei giudici”.