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Covid, superate le 100mila vittime in Italia. Misure più rigide in arrivo?

C’era un numero che da qualche giorno continuava ad apparire in maniera ricorrente tra le pagine dei principali quotidiani, nei siti di informazione, nei telegiornali e radiogiornali di mezza Italia: il numero 100mila.

Ad un anno esatto di distanza dal primo lockdown nazionale, a cui fu costretto a ricorrere il governo guidato dal premier Giuseppe Conte, ieri l’Italia ha sfondato il tetto delle 100mila vittime causate dal Covid.

Una soglia che ci condiziona enormemente a livello psicologico perché nessun italiano fino a dodici mesi fa si sarebbe mai aspettato una così ingente quantità di perdite. Decessi che addirittura superano quelli della campagna italiana di Russia protrattasi dall’agosto 1941 al gennaio 1943 (76.792).

Senza dimenticare che i morti da Coronavirus nel nostro Paese sono il doppio di quelli di Aids, 34 volte quelli del terremoto dell’Irpinia del 1980, 50 volte quelli del Vajont del 1963, 300 volte quelli causati dal terremoto de l’Aquila del 2009.

Covid in Italia: il tasso di positività al virus si attesta al 7,5%

La curva epidemiologica non tende a diminuire, anzi nelle ultime settimane a causa della proliferazione delle varianti del Covid ha subito una decisa impennata verso l’alto. Infatti non è casuale che il tasso di positività si sia attestato al 7,5%, nonostante ieri siano stati riscontrati circa 7mila casi di positività in meno (13.902) rispetto alla giornata precedente ma a fronte di 90mila tamponi meno.

E purtroppo ieri le ultime 318 vittime registrate hanno fatto lievitare il totale a quota 100.103. Senza dimenticare i pazienti attualmente ricoverati nei reparti di terapia intensiva (2.700) e quelli nei reparti ordinari (21.831) cresciuti di ben 687 unità.

Covid

Il governo pensa a misure più severe: quali potrebbero essere?

Numeri che non possono passare inosservati, sui quali il governo sta riflettendo attentamente e che potrebbero spingere l’esecutivo ad adottare nuove misure restrittive nonostante la contrarietà di alcuni partiti, Lega e Cambiamo! di Toti in primis.

Questa mattina il Cts si riunisce per valutare la richiesta del governo di nuovi interventi mirati. Tra le ipotesi prendono sempre più corpo quelle relative ad un lockdown totale nei weekend, anticipare il coprifuoco alle ore 19 o alle 20, e rendere automatica l’entrata in zona rossa di un determinato territorio o località nell’eventualità in cui si superi la soglia dei 250 casi ogni 100 mila abitanti.

Quali soluzioni per rendere il nuovo piano vaccini più efficace di quello precedente?

Il premier Giuseppe Draghi ieri in un videomessaggio indirizzato alla conferenza ‘Verso una Strategia Nazionale sulla parità di genere‘ ha lanciato un messaggio chiaro che sottolinea quale sia la strada da intraprendere per combattere in maniera efficace la dura battaglia contro il Covid:

Ognuno deve fare la propria parte nel contenere la diffusione del virus. Ma soprattutto il governo deve fare la sua. Anzi deve cercare ogni giorno di fare di più“.

Dichiarazioni che manifestano l’impegno del governo ad adottare misure restrittive, anche severe, per contenere la diffusione dell’epidemia. Inoltre ha evidenziato il ruolo fondamentale del nuovo piano di vaccinazioni, che rappresenta l’arma più efficace per debellare il virus.

Il dictat del presidente del Consiglio è quello di privilegiare nelle vaccinazioni persone più fragili e le categorie a rischio, rispettando il proprio turno.

Come riportato dal Corriere della Sera l’obiettivo non troppo nascosto sarebbe quello di vaccinare entro la fine di giugno circa 45 milioni di italiani grazie all’arrivo di 60 milioni dosi: 15 milioni di italiani vaccinati con la doppia dose e 30 milioni con una sola dose.

Un grande aiuto su questo fronte potrebbe arrivare a seguito dell’approvazione del vaccino monodose Janssen di Johnson & Johnson e alla possibilità di inoculare il vaccino AstraZeneca anche nelle persone di età superiore ai 65 anni se non affette da patologie a rischio. Senza dimenticare che si sta vagliando l’ipotesi di aprire al vaccino russo Sputnik, non ancora autorizzato dall’Ema.

Il videomessaggio del premier Mario Draghi

Vaccini dai medici di base e farmacisti, più nuclei vaccinali mobili, drive through e fabbriche

Ieri intanto nell’hub nazionale di Pratica di Mare sono arrivati come da programma 648mila dosi del vaccino di AstraZeneca.

Proprio ieri la società anglo-svedese era finita nell’occhio del ciclone a causa delle affermazioni della presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen che aveva sottolineato come l’azienda biofarmaceutica avesse consegnato fino ad oggi solo il 10% delle dosi pattuite nel primo trimestre.

Il commissario all’emergenza Francesco Paolo Figliuolo, con il suo staff, starebbe pensando ad alcune soluzioni in grado di rafforzare la campagna vaccinale come quella di portare a quota 200 i nuclei vaccinali mobili (attualmente sono 142), lavorare ad un protocollo con Confindustria che permetta la vaccinazione anche all’interno delle grandi aziende, permettere di somministrare il virus Janssen, di più facile utilizzo, anche a medici di famiglie e nelle farmacie, e riconvertire gli attuali drive through della Difesa, utilizzati per i tamponi, in luoghi nei quali effettuare le vaccinazioni.

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