STORIA

Dal Consiglio Europeo di Helsinki alla Grande Europa

“Europa in pillole”, rubrica a cura del Prof. Franco Peretti

(1999-2004)

Sono particolarmente importanti nella storia dell’ Unione Europea gli anni che vanno dal 1999 al 2004, perché contengono eventi destinati a dare un volto nuovo alla Comunità, in quanto acquisisce caratteristiche più simili a quelle attuali. Esaminando questo periodo si scopre che vengono ripresi vecchi temi e nello stesso tempo le dimensioni geografiche aumentano notevolmente, facendo registrare un forte aumento della popolazione, che passa , in conseguenza delle nuove adesioni, da 378 milioni a 453 milioni di abitanti.

La difesa comune

Innanzi tutto in questo quinquennio, anche in esecuzione di un preciso mandato, inserito in uno dei pilastri del Trattato di Maastricht, viene ripreso il progetto della sicurezza e difesa comune. È questo infatti un tema non nuovo per l’Unione Europea. Già all’inizio dei lontani anni Cinquanta del secolo scorso fu affrontato dagli stati, che allora, stavano costituendo la CEE. Il progetto venne chiamato CED (Comunità Europea di Difesa). Il piano fallì per il voto contrario del Parlamento francese. Ora viene ripresa l’idea e nel Consiglio Europeo di Helsinki (dicembre 1999) si delibera dai capi di stato e di governo di fare un passo avanti per dare all’Unione Europea una “Identità di sicurezza e difesa europea”.

Una formula elegante per affermare la necessità di costituire un esercito europeo. Problema comunque di non facile risoluzione sia da un punto di vista giuridico sia da un punto di vista economico, con preciso riferimento alle problematiche legate all’industria bellica. Le questioni giuridiche non sono da sottovalutare, tenendo conto delle collocazioni strategiche e delle alleanze dei singoli stati. Il principale e grosso nodo da affrontare e risolvere è quello dei rapporti con altre istituzioni di difesa. Nello specifico i rapporti con la NATO. Dall’immediato periodo dopo la seconda guerra mondiale sull’area occidentale, al di qua e al di là dell’Atlantico, opera per la difesa la NATO e di conseguenza nasce subito una prima questione legata ai vincoli di collaborazione tra Difesa Atlantica e il costituendo organismo di “Identità di sicurezza e difesa europea”.

Per dare una risposta idonea a collocare nella giusta posizione le due entità militari, l’Unione Europea riconosce e per alcuni versi accetta, la subordinazione alla NATO, in quanto si stabilisce che la forza europea ha il compito di intervenire in modo rapido, usufruendo però delle strutture della NATO. E’ prevista comunque una eccezione: è possibile un’ azione autonoma dell’organizzazione militare europea quando l’intervento sia da effettuarsi in territorio fuori dell’area di competenza della NATO. All’interno del gruppo dei Quindici Stati non tutti sono favorevoli alla sottomissione alle scelte strategiche della NATO. Alla fine viene accolta l’impostazione proposta dal segretario generale NATO, Geoege Roberson, che si basa su tre significative affermazioni:

  • Nessuna spaccatura, in altre parole totale coordinamento
  • Nessuna duplicazione, quindi organizzazione delle strutture militari e divisioni compiti
  • Nessuna discriminazione, di conseguenza piena e totale collaborazione.
consiglio europeo Helsinki
Da sinistra Lamberto Dini e Madeleine Albright.

Anche gli Stati Uniti, per mezzo del segretario di stato, Madeleine Albright, intervengono per invitare a superare le divergenze interne alla UE tra i fautori di una sostanziale autonomia e i fautori di una visione più elastico, e quindi accomodante. Alla fine nel Consiglio Europeo di Nizza ( 7-9 dicembre 2000) passa una linea di equilibrio e questa linea permette l’avvio del piano di sicurezza e difesa europea, in ossequio a quel mandato che l’Unione Europea aveva ricevuto dai trattati di Maastricht e di Amsterdam. E’ appena il caso di sottolineare che nel momento delle scelte che possono per certi aspetti modificare il rapporto Europa – Stati Uniti, non manca mai il governo americano di far sentire la sua non secondaria influenza.

La scelta di impostare un’organizzazione militare europea comporta anche conseguenze da un punto di vista economico, con particolari ricadute nell’ambito dell’industria bellica. Si incomincia in questi anni a ragionare di mercato unico degli armamenti e si pensa alla promozione di una vera e propria Agenzia europea degli Armamenti. Nascono varie iniziative per creare un mercato della difesa. Il percorso da fare per raggiungere questo obiettivo è però molto lungo e richiede sforzi rilevanti. Per chiudere questa pagina sulla costruzione di una sicurezza e di una difesa va detto che il Consiglio Europeo di Nizza del 2000, che cerca di porre un punto fermo sulla questione, ribadisce da un lato la necessità di proseguire verso la creazione di un’ “identità di difesa” come è stato in precedenza previsto nell’assise di Helsinki, dall’altro non precisa la strada per rendere concreto questo progetto. Tra l’altro la guerra in Iraq, voluta dall’amministrazione Bush nel 2003 rende ancora più problematico il cammino.

La grande Europa

Il periodo, che stiamo esaminando, contiene anche un evento storico molto significativo per l’Unione Europea: il passaggio dall’Europa dei Quindici stati all’Europa dei Venticinque, passaggio che porta la data del 1 maggio 2004. E’ in questo giorno che il premier irlandese Berte Ahern, presidente di turno dell’Unione Europea, porge il saluto ai venticinque capi di stato e di governo, convocati a Dublino per una seduta del Consiglio Europeo. I dieci paesi che si aggiungono alla Comunità, dopo aver firmato nell’Acropoli di Atene i trattati relativi alla loro adesione sono: Cipro, Estonia, Lettonia, Lituania, Malta, Polonia, Repubblica Ceca, Slovacchia, Slovenia e Ungheria. Del gruppo iniziale degli aspiranti ne mancano tre. Due, Bulgaria e Romania hanno rinviato il loro ingresso al 2007, il terzo, la Turchia, vede osteggiato, per motivi diversi, pur essendo uno stato strategico per gli interessi della Nato e quindi della difesa occidentale, il suo ingresso nell’Unione Europea.

consiglio europeo Helsinki
Summit Ue del 2004. Da destra Javier Solana, Jose Manuel Durao Barroso, Bertie Ahern e Romano Prodi.

Questa solenne presenza di venticinque stati all’assise irlandese, dopo la firma dei trattati ad Atene, rappresenta la conclusione di un percorso di verifica relativo alla compatibilità delle caratteristi degli stati richiedenti l’ingresso e le caratteristiche istituzionali della Comunità. La verifica ha richiesto l’espletamento di un lungo iter, che la Commissione, in questo periodo presieduta da un italiano, l’ex presidente del consiglio dei ministri Romano Prodi, ha dovuto affrontare con metodi e criteri basati su un preciso equilibrio. Anche in questi anni infatti le posizioni dei quindici paesi si differenziano, perché alcuni stati avvertono l’esigenza di fare molto in fretta, altri invece tendono a rallentare l’ ingresso dei governi che hanno presentato domanda. A sciogliere la situazione di incertezza provvede il Consiglio Europeo di Goteborg, nel giugno 2001, a conclusione del semestre svedese. Per precisione storica va registrata la presenza del nuovo, per quel periodo, presidente del consiglio italiano , Silvio Berlusconi, che è accompagnato dal ministro degli esteri Renato Ruggiero, convinto e sincero europeista.

Il trattato di Nizza

Il 7 e 8 dicembre 2000 a Nizza i capi di stato e di governo dei “Quindici Paesi dell’Europa” approvano un ulteriore trattato sulla riforma istituzionale che permette non solo di rendere più agevole con regole certe l’ingresso degli stati che hanno presentato domanda, ma anche introduce una serie di modifiche per adeguare le istituzioni alle esigenze dell’ampliamento. In sintesi queste sono le novità del Trattato:

  • Commissione: si prevede sia pure in modo graduale di procedere all’ampliamento del numero dei componenti fino ad arrivare ad un massimo di 27 membri. Qualora il numero degli stati dovesse superare la precitata soglia, verrà introdotto il principio della rotazione
  • Parlamento: anche il numero dei parlamentari aumenta. Si passa da 626 a 732 membri e si procede ad una ridistribuzione dei seggi. Solo la Germania, tra gli stati primi firmatari mantiene i 99 parlamentari. Il numero dei rappresentanti in Parlamento degli altri stati è rivisto. L’Italia in seguito alla riduzione passa da 87 a 72 deputati europei
  • Riponderazione dei voti: viene rivisto il peso dei voti dei singoli stati, peso essenzialmente legato alla consistenza demografica di ogni paese
  • Estensioni degli argomenti che possono essere approvati a maggioranza: quando nel 1957 nasce la CEE il principio che regola l’approvazione dei documenti è quello dell’unanimità. Con il passare del tempo le materie da approvare all’unanimità si riducono. Al suo posto si applica sempre di più il principio dell’approvazione a maggioranza. Non viene comunque in termini assoluti tolta l’unanimità E’ bene ricordare in questa sede che i meccanismi per approvare un provvedimento sono tre: l’ unanimità, la maggioranza qualificata e la maggioranza semplice. In un organismo veramente democratico non dovrebbe esistere argomento e quindi materia da adottare all’unanimità Questo però per l’Europa presupporrebbe la rinuncia agli interessi nazionali. Come si può ben intuire si tratta di una rinuncia troppo pesante. Di conseguenza il Trattato di Nizza per una serie di provvedimenti, sia pur ridotta ma importante, mantiene la procedura della decisione all’unanimità, riconoscendo ancora il diritto di veto ai singoli stati.
  • Cooperazione rafforzata: un gruppo di almeno otto stati possono all’interno dell’UE stringere un rapporto di cooperazione per raggiungere più rapidamente un determinato obiettivo.
  • Un documento post Trattato: al Trattato è aggiunto un documento che indica il percorso del futuro dell’ Unione con particolare riferimento alla definizione dei rapporti tra Unione e stati membri.
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Trattato di Nizza (Wikipedia)

Il Trattato di Nizza suscita nelle cancellerie europee varie reazioni negative, basate su una sostanziale delusione. Viene infatti, in termini generali, stigmatizzata la mancata approvazione di provvedimenti idonei a garantire lo sviluppo dell’Unione. I governi nazionali condannano nella sostanza i veti incrociati, che hanno paralizzato i lavori del Consiglio. Da un certo punto di vista, dal punto di vista cioè basato sull’ottimismo, si può comunque affermare che i risultati, sia pur modesti, permettono di tenere in piedi l’Unione Europea , senza dover riaprire troppe discussioni esistenziali.

Prof. Franco Peretti

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Franco Peretti

Professore ed esperto di diritto europeo

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