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Indagine Bankitalia: entrate diminuite per un terzo delle famiglie italiane

Preoccupano i dati emersi dalla terza edizione dell’Indagine Straordinaria sulle Famiglie italiane, condotta dalla Banca d'Italia a fine novembre 2020, che ha raccolto utili informazioni sull’evoluzione delle condizioni economiche e delle aspettative delle famiglie durante la seconda ondata dell’epidemia di Covid-19.

Un terzo delle famiglie italiane dichiara di aver subito una riduzione del reddito nel 2020, e tra queste solo un quinto è sicuro che la tanto sospirata ripresa possa avvenire nel corso del 2021. Questi sono alcuni dei risultati ai quali è giunta la Banca d’Italia che alla fine dello scorso novembre ha condotto la terza edizione dell’Indagine Straordinaria sulle Famiglie italiane (ISF) per raccogliere informazioni riguardo agli effetti dell’epidemia di Covid-19 sulla situazione economica e sulle aspettative delle famiglie.

Le interviste, condotte in un periodo in cui le misure restrittive per il contenimento della seconda ondata pandemica si facevano sempre più stringenti, sono state realizzate attraverso l’utilizzo di tre diverse tecniche di rilevazione: interviste telefoniche, via web e dialogatore. In totale sono stati coinvolti oltre 2.000 nuclei familiari che avevano già partecipato alla seconda edizione dell’indagine.

Rispetto a prima della pandemia, le famiglie hanno riportato di aver ridotto la frequenza delle spese per alcuni servizi, a causa sia delle minori disponibilità economiche sia della paura del contagio, che ha continuato a scoraggiare queste tipologie di consumi; la flessione ha interessato in misura maggiore le regioni più esposte all’emergenza sanitaria.

Le principali evidenze emerse dall’indagine

Nel complesso rispetto alla precedente rilevazione estiva sono diventate più negative le valutazioni sulle prospettive generali dell’Italia, ma si sono mantenute meno pessimistiche di quelle formulate tra la fine di aprile e l’inizio di maggio dello scorso anno, ovvero il periodo contraddistinto dal primo lockdown totale.

La percentuale di famiglie che si attende un netto peggioramento della situazione economica generale nei successivi dodici mesi è aumentata del 9%, a fronte di una riduzione della quota che ne prefigura una stabilità. Più pessimistiche le valutazioni da parte dei nuclei familiari residenti nelle regioni più colpite dall’epidemia al momento dell’intervista.

famiglie

Lavoratori autonomi e disoccupati le categorie più colpite dall’epidemia

Più di un terzo delle famiglie intervistate si aspetta un netto peggioramento delle condizioni del mercato del lavoro in Italia nei prossimi 12 mesi e le prospettive sono più negative per lavoratori autonomi e disoccupati. Infatti la pandemia ha colpito maggiormente le famiglie di queste ultime due categorie: oltre la metà ha riferito una diminuzione delle entrate nel corso del 2020. Inoltre più di un quarto di questi nuclei ha subito un calo dei redditi e se ne attende un’ulteriore riduzione nel 2021.

Oltre il 20% dei capifamiglia con contratto a termine e il 10% degli autonomi ritiene che la probabilità di perdere il lavoro nei successivi dodici mesi sia superiore al 50%, mentre tra i disoccupati, solo poco più del 10% si aspetta che ci sia una probabilità superiore al 755 di trovare un nuovo lavoro nell’arco di un anno.

Conseguenze della crisi pandemica sulla situazione economica familiare che sono state parzialmente attenuate dal ricorso alle misure di sostegno al reddito: circa il 25% dei nuclei ha percepito almeno una forma di supporto tra settembre e novembre.

Il 40% delle famiglie italiane fatica a pagare l’affitto

Quasi il 40% degli affittuari e oltre il 30% delle famiglie indebitate hanno dichiarato di avere difficoltà nel sostenere il pagamento dell’affitto o delle rate del debito. A partire dall’inizio dell’epidemia, circa il 15% delle famiglie ha richiesto o ha preso in considerazione la possibilità di richiedere un prestito a una banca o a una società finanziaria, indicando come motivazione principale la necessità di disporre di liquidità e di finanziare le spese correnti.

Rispetto alla precedente rilevazione, sono rimaste elevate le intenzioni di risparmio: più del 40% delle famiglie ritiene di poter spendere meno del proprio reddito annuo nei prossimi dodici mesi. Inoltre la metà della popolazione vive in nuclei che dichiarano di non disporre di risorse finanziarie sufficienti a mantenere uno standard minimo di vita per almeno tre mesi in assenza totale di entrate.

Tra i più importanti effetti della crisi pandemica spicca la riduzione dei consumi

I comportamenti di consumo continuano a risentire fortemente dell’emergenza sanitaria: la spesa effettuata a novembre scorso in settori centrali dell’economia nostrana come abbigliamento, alberghi, bar e ristoranti è inferiore rispetto al periodo precedente la pandemia per circa l’80% delle famiglie.

Quasi metà degli intervistati ha dichiarato che la riduzione di tali spese è dipesa particolarmente dalle minori disponibilità economiche, senza dimenticare la paura del contagio che è seconda tra le motivazioni.

Poco meno di un terzo delle famiglie italiane pensa di ridurre i consumi per alimentari, abbigliamento e calzature e beni e servizi per la casa nei primi mesi del 2021. Tra questi per circa la metà la contrazione della spesa sarebbe inferiore al 20%, mentre per quasi un terzo sarebbe superiore al 30%. Quasi la metà delle famiglie che intendono comprimere tali spese dichiara di voler acquistare beni di qualità inferiore; i tre quarti pensano di modificarne la quantità.

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