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Lavoratori sanità, ULS: “Non festeggeremo 1º maggio. Noi eroi senza diritti e senza tutele”

Nella giorno in cui si celebra la festa dedicata ai lavoratori il sindacato USL, Unione Lavoratori Sanità, lancia un grido d’allarme: “Solo chi non vuole vedere e affrontare seriamente la condizione impietosa della sanità in Italia ha la faccia tosta di festeggiare nel giorno dedicato ai lavoratori, di qualsiasi genere, ma soprattutto del servizio sanitario nazionale.”

Il sindacato evidenzia come nonostante l’immane sforzo profuso da parte di infermieri, medici, oss, tecnici e più in generale di tutto il personale sanitario, che stanno affrontando coraggiosamente in prima linea l’emergenza Covid-19, il Governo non abbia minimamente accennato al fatto che questa categoria da anni sia vittima di tagli indiscriminati e contenimento della spesa.

Ci è voluta l’emergenza coronavirus – continuano i sindacalisti ULS- per far venire a galla l’inadeguatezza del sistema salute del paese. Si è dovuto correre ai ripari sia con i tardivi bandi di arruolamento della Protezione Civile che con acquisizioni di macchinari finanche con oltre 20000 assunzioni, precarie ad un anno o addirittura 6 mesi, di operatori sanitari i quali si vedranno sfruttati solo nel contesto emergenziale.Proprio per questo i lavoratori non hanno alcun motivo per festeggiare.

sanità USL

Tra i problemi più gravi del settore denunciati da sindacato e lavoratori spicca il blocco decennale dei concorsi, il taglio dei posti letto nelle strutture ospedaliere, la mancanza di oltre 60.000 infermieri (secondo i dati FNOPI), un rinnovo dei contratti privati che è fermo da 14 anni, il persistere del lavoro precario tramite agenzie interinali e cooperative sempre pronte a fornire manovalanza senza diritti ad alto sfruttamento intensivo. Inoltre hanno manifestato in più occasioni l’insoddisfazione per l’ultimo rinnovo di contratto nazionale pubblico di lavoro.

Senza considerare i problemi di oggi, nei quali è sotto gli occhi di tutti la scarsità dei dispositivi di protezione individuale nei luoghi di lavoro, l’impossibilità di eseguire tamponi, mentre sono agevolati Presidenti di Regione, calciatori o politici. “Per i cosiddetti “eroi” nei decreti del Governo si è pensato bene di tenerli in corsia fino a quando non sviluppassero i sintomi del contagio, si è provveduto a bloccare le ferie e di prevedere illusorie giornate di permesso Legge 104/92, quasi mai concesse, per assistere i propri familiari disabili ma solo a discrezione dell’azienda.

Durante questa emergenza sanitaria non ci si poteva permettere di rinunciare ad un solo infermiere, oss o medico visto che il numero del personale era già ampiamente ridotto. E purtroppo tutto quello che non è stato fatto negli anni passati e nel presente ha contribuito in maniera rilevante nel contagio di oltre 20.000 operatori del comparto sanitario.

L’emergenza Covid-19 ha portato definitivamente agli occhi di tutti l’amaro frutto del rapporto posti letto per 1000 abitanti (3,2 da media Ocse a fronte di 4,7 negli altri paesi).” “Per questi e molti altri motivi come Sindacato – concludono dal Direttivo Nazionale ULS – non riusciamo a festeggiare questo 1 maggio in piena pandemia, contando ancora i morti giornalieri. La festa dei Lavoratori andrebbe celebrata quando si rispetta chi lavora tutti i giorni con diritti e in sicurezza, non è il caso di celebrare chi è invece diventato martire.”

Una volta terminata questa fase, sarà necessario riorganizzare il sistema sanitario nazionale e lanciare il cuore oltre l’ostacolo, nell’interesse e per la dignità di chi resiste nel tenere in piedi il concetto di “Sanità Universalistica”, in una nazione che si rispetti garantire la “salute pubblica” dev’essere sempre al primo posto.

Carlo Saccomando

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