• 28 Febbraio 2024
  • ECONOMIA

Novità sulla rendicontazione non finanziaria: bilancio di sostenibilità

La Direttiva UE n. 2264/2022 CSRD (“Corporate Sustainability Reporting Directive”) costituisce un importante tassello del Green Deal Europeo e ha ampliato la platea dei destinatari degli obblighi di rendicontazione non finanziaria estendendo tale onere a tutte le grandi imprese, quotate e non quotate, che posseggano i seguenti requisiti: una media annua di oltre 250 dipendenti, un fatturato di 40 milioni di euro e/o 20 milioni di euro di totale attivo.

Il numero di imprese investito dalla novella comunitaria è di circa 50.000 nel territorio dell’Unione: di queste, poco meno di 6.000 sono in Italia.

Il contesto storico

Il tema della rendicontazione non finanziaria non è certamente nuovo al mondo dell’imprenditoria che ne ha visto, sin dal passato, un’ottima opportunità di marketing.

Molti amministratori, virtuosi e lungimiranti pionieri, hanno infatti compreso i vantaggi di una strategia industriale legata alla sostenibilità e hanno anticipato i tempi della transizione: costoro oggi costituiscono un esempio chiaro di come l’adozione di politiche aziendali sostenibili possa condurre a benefici per l’impresa in termini di competitività sul mercato, di miglior utilizzo delle risorse, di rating aziendale e così via.

Il contesto odierno all’interno dell’Ue

L’Unione Europea ha mosso passi veloci e mirati per completare il proprio assetto normativo in maniera da rendere più ordinata la regolamentazione della materia.

Tra le tante, dopo aver adottato le Direttive NFRD (“Non Financial Reporting Directive” del 2014) e la citata CSRD volte ad introdurre l’obbligo di rendicontazione non finanziaria, l’UE ha ritenuto fondamentale individuare e adottare delle linee guida univoche ed omogenee per la redazione di bilanci di sostenibilità leggibili e comprensibili.

Il passaggio era doveroso per superare il caos creato dalle agenzie di rating che, nel corso degli anni, avevano messo a disposizione delle imprese i propri diversi strumenti di classificazione dei rischi ESG.

Efrag: la delega Ue

In effetti la presenza di criteri di misurazione tutti essenzialmente diversi tra loro andava a generare solamente incertezza agli occhi degli stakeholder, incapaci di definire in maniera autonoma la portata e la veridicità di quanto veniva loro comunicato.

Ed è così che l’Unione Europea ha incaricato l’EFRAG (“European Financial Reporting Advisory Group”), ente di consulenza tecnica, per la redazione di bozze di standard di misurazione di rischi, opportunità e impatti della sostenibilità e dei relativi emendamenti da sottoporre all’esame della Commissione.

Gli standard Efrag: l’approvazione della Commissione

Dopo diversi mesi di lavori, consultazioni e modifiche, nel luglio 2023 EFRAG ha sottoposto alla Commissione Europea la bozza degli standard di rendicontazione (identificati con l’acronimo ESRS, ovverosia European Sustainability Reporting Standards), che li ha adottati con provvedimento del 2 agosto 2023.

Il documento prodotto da EFRAG è strutturato in 10 moduli.

Il Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti ed Esperti Contabili (CNDCEC) ha per il momento provveduto alla traduzione dei primi 5 moduli che trattano i seguenti temi:

  • modulo 1 – ESRS 1: principi generali
  • modulo 2 – ESRS 2: informazioni generali
  • modulo 3 – ESRS 3: cambiamenti climatici
  • modulo 4 – ESRS 4: inquinamento
  • modulo 5 – ESRS 5: risorse idriche e marine

In attesa della traduzione dei 5 successivi moduli va’ infine informato il lettore che i nuovi standard entreranno in vigore a far data dall’1 gennaio 2024 per la rendicontazione dei bilanci di sostenibilità che avranno inizio in pari data.

Stefano Fioramonti
Avvocato – Sustainability Advisor

Tags

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Articoli correlati