LAVORO

Patronato Inapi: “Si riparta da modifiche concrete”

L’Istituto nazionale assistenza piccoli imprenditori (Inapi) si esprime in merito a quota 41, donne, ed esodati

Comunicato ricevuto e pubblicato

La Direzione Nazionale del Patronato Inapi ora che si è venuto a formare il nuovo Governo a coalizione M5S-PD, intende dire la propria in merito a quali dovrebbero essere i tratti salienti, relativi al capitolo previdenziale, che dovrebbero vedere la luce nella prossima Legge di bilancio.

“Troppo spesso, specie in questi ultimi mesi, dice Domenico Cosentino, Presidente del Patronato Inapi, si è giocato sulla pelle dei lavoratori e dei futuri pensionandi, dispensando facili promesse, poi mai realizzate concretamente, meno parole e più fatti deve essere prima di ogni altro, a mio avviso, il nuovo motto del Governo”. Poi prosegue: “All’Italia, oggi più che mai serve un esecutivo, credibile, stabile che affronti con serietà le questioni care ai cittadini e soprattutto che riscatti il ruolo del nostro Paese in Europa”.

In questo senso ci sentiamo come Patronato, giacché quotidianamente siamo a contatto con i futuri pensionandi, di sostenere parte dei loro desiderata che crediamo condividibili: la quota 41 per tutti ad esempio, a nostro avviso dovrebbe essere concessa a chi, pur under 60, ha già alle spalle 41 anni di versamenti contributivi. La pensione dovrebbe tenere in conto non tanto l’età, quanto gli anni di contributi oggettivamente versati all’Inps.

Per le donne, sebbene penalizzante, riteniamo che la proroga dell’opzione donna, ad oggi unica misura che offre una chance di uscita anticipata alle lavoratrici in difficoltà, dovrebbe essere concessa. Essa deve rimanere una misura opzionale, per aiutare quante non hanno altre vie, e poi si dovrebbe puntare sul riconoscimento del lavoro di cura anche ai fini previdenziali.

Non possono poi essere nuovamente dimenticati i 6.000 esodati che da anni attendono che si corregga la stortura nata con la riforma Fornero e si risolva il loro dramma previdenziale, si tratta di persone, allo stremo delle forze, senza pensione né reddito, se si deve parlare di giustizia ed equità, da qui si deve necessariamente partire.

In ultimo, tra le priorità da affrontare, il Governo si trova dinanzi la questione dei commercianti che hanno chiuso nel 2017-2018 la loro attività, tutti questi lavoratori nel corso della loro vita lavorativa hanno versato nell’apposito fondo parte dei loro contributi per tutelarsi da un’eventuale imprevista cessazione dell’attività, ragione per cui, giacché dal 2019 la misura è divenuta strutturale, nessuno, nemmeno quelli che hanno chiuso nel biennio precedente, deve essere escluso. È evidente che la circolare ha fornito un’interpretazione restrittiva della legge e che tale stortura debba essere sanata. Non è purtroppo la prima volta che l’Inps cade in errore, ricordiamo nel 2015 la questione, poi sanata attraverso class action, relativa alla misura opzione donna.

Inoltre si continua a parlare di pensione anticipata, senza considerare che molti non raggiungono gli anni contributivi richiesti perché hanno versato in più casse previdenziali, ma i contributi sono pur sempre tali e sono stati pagati dal lavoratore che ha dunque diritto alla sua pensione. Ragion per cui credo, ha concluso Cosentino, che la strada maestra per poter optare per qualsiasi forma di flessibilità in uscita debba necessariamente passare per la possibilità di cumulare la contribuzione versata in più casse previdenziali. Possibilità preclusa, tra le altre cose, anche da quota 100. Personalmente, prosegue, sarei addirittura per l’ abolizione delle casse, poiché ritengo l’Inps l’unico soggetto atto alla gestione della materia previdenziale. Senza sottovalutare che questo comporterebbe un notevole risparmio economico utilizzabile magari per una riforma previdenziale che potrebbe finalmente essere degna di questo nome.

Inapi si fa, dunque, vigile sentinella delle istanze sollevate dai cittadini ed anzi, vista l’estrema emergenza nel Paese, sarà pronta a sostenere, con i mezzi e le modalità operative che le sono propri, un disegno politico che sia all’altezza di queste aspettative, davvero attento ai bisogni delle classi e categorie più vulnerabili, davvero rispettoso delle esigenze che queste rappresentano, e davvero capace di impostare la politica economica al servizio della società e del suo sviluppo.

Ufficio Stampa Direzione Nazionale Inapi

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