• 20 Gennaio 2021
  • STORIA

Scuola, il patto educativo ed i suoi protagonisti

Nel precedente articolo ho fatto riferimento alla necessità di costruire un nuovo patto educativo. Con questo scritto, anche per rispondere a diverse sollecitazioni ricevute, desidero portare la mia attenzione sui protagonisti del patto, su quei soggetti cioè che sono chiamati a portare il proprio contributo alla costruzione dei relativi percorsi educativi. Dedico pure una particolare attenzione ai giovani come soggetti importanti di questo accordo.

Ho fatto questa ultima sottolineatura perché, spesso, nella cultura occidentale – la nostra quindi – c’è una tendenza che deve essere superata: i giovani vengono visti come il futuro della nostra comunità e, quindi, come soggetti che devono considerare la fase della preparazione alla vita adulta come un apprendistato e, di conseguenza, come un momento in cui devono tacere ed apprendere. E’ questa visione sbagliata perché tarpa le ali al loro desiderio di agire e li colloca in quarantena, sia pure di preparazione.

Due premesse sul patto educativo

Prima di presentare i soggetti che hanno le caratteristiche ed i requisiti per poter svolgere un lavoro fondamentale all’interno del patto formativo, reputo importanti due premesse:

  • La prima: il patto educativo è un accordo di soggetti che operano nell’ampio campo del sociale. Non si tratta, cioè, di un accordo che riguarda esclusivamente le istituzioni dello stato. Spesso, infatti, si è abituati a pensare che tutto ciò che riguarda l’educazione sia un onere di competenza dello stato. Così non è. Lo stato, con le sue istituzioni, può essere un soggetto operante all’interno del vasto ed impegnativo campo dell’educazione, ma non può essere, né è l’unico titolare, monopolista dunque, dell’educazione. Se così è, può esserci il rischio della somministrazione di un’educazione idonea a sviluppare non la persona, ma il culto dello stato, generando negli individui la convinzione dell’opportunità di mantenere il potere alla classe politica dominante. Il patto, dunque, per queste considerazioni, deve coinvolgere più soggetti presenti nel sociale, una realtà che ha senza dubbio spazi più ampi di quelli statali e che cura, date le pluralistiche presenze, lo sviluppo integrale della persona.
  • La seconda premessa: il patto educativo non va confuso con il piano educativo, che si realizza all’interno della scuola con precise attività idonee a garantire il raggiungimento degli obiettivi dei singoli istituti scolastici. Quando si parla di patto educativo, si fa riferimento ad un accordo di portata molto vasta, che ha come obiettivo principale quello di educare le persone con un duplice scopo, conoscenza di sé e conoscenza del rapporto che esiste con le altre persone e con l’ambiente. Ho voluto ribadire questa differenza tra patto educativo e piano formativo perché mi sembra che spesso le due espressioni siano considerate sinonimi, ma sinonimi non sono. Non si deve, quindi, ridurre il patto educativo a semplice piano formativo, perché tutto finisce per diventare un atto delle procedure scolastiche. Fatte queste due premesse, esaminiamo ora i soggetti che devono intervenire per costruire il patto formativo.
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La famiglia

Il primo e importante soggetto è la famiglia, che è chiamata a svolgere un compito delicato. Nella storia la famiglia ha certamente avuto un compito preciso, quello di essere il punto di partenza dello sviluppo e del consolidamento dell’educazione. Già nel diritto romano, e nella visione sociale che ne deriva, la famiglia veniva definita “seminarium reipublicae”, perché ad essa si riconosceva il ruolo di essere la base sulla quale si fonda lo stato.

Dopo alterne vicende nei secoli, oggi la famiglia deve tornare ad essere protagonista dell’educazione dei giovani, svolgendo un ruolo preciso e ben definito. È superato, ormai, il periodo in cui la famiglia vedeva nella scuola, e soprattutto nell’istituzione pubblica scolastica, l’organismo preposto all’esclusiva formazione dei giovani, facendo, quindi, coincidere il concetto di educazione con il concetto di istituzione, quando invece i due termini indicano qualcosa di ben diverso in quanto l’educazione è un’attività globale, mentre l’istituzione rappresenta un’area dell’educazione, quella nozionistica.

Non solo. La famiglia, nel passato, tendeva a delegare alla scuola il compito di educare – per usare un’espressione giuridica – con un mandato in bianco, accettando per positivo tutto quello che veniva fatto dall’insegnante. L’allievo, infatti, non trovava nella famiglia una difesa da contrapporre alle valutazioni del docente, ma vedeva sempre la famiglia adeguarsi alle decisioni della scuola. Oggi, invece, dopo fasi in cui sono state prese posizioni diametralmente opposte a quelle appena illustrate , la famiglia deve riscoprire un ruolo equilibrato e deve sentirsi coprotagonista dell’educazione dei propri figli, con una partecipazione adeguata – quindi senza conflitti – ai momenti educativi. In altre parole, con il patto educativo la famiglia non deve più allinearsi all’operato di altri, ma deve partecipare alla costruzione dei percorsi educativi.

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Patto educativo: il ruolo dei giovani

Credo che la partecipazione dei giovani al processo educativo rappresenti la parte più affascinante e, nello stesso tempo, delicata del patto educativo. Qualcosa ho anticipato nella premessa di questo lavoro. Ora, però, è doveroso un attento approfondimento, partendo da un aspetto sociologico molto significativo. Una frase di papa Francesco riguardo i giovani mi sembra riassumere molto bene la situazione: i giovani sono il presente della società attuale. Questa semplice proposizione rappresenta molto bene la visione del mondo dal punto di vista dei giovani.

Fino a qualche tempo fa una espressione ricorrente e, per certi versi celebrativa, dei giovani era quella che indicava nei giovani stessi il futuro della società. La frase in apparenza è, da un punto di vista della prospettiva, bella e naturalmente vera. In effetti, però, sovente ha avuto un sottofondo poco simpatico, con conseguenze non del tutto positive.

L’interpretazione pratica finiva per essere questa: siccome i giovani sono il domani della società, è bene che nel presente i giovani si preparino per vivere il futuro, tenendo molto in considerazione i valori che gli uomini del presente posseggono in esclusiva, con il dovere di trasmetterli, in quanto agli adulti di oggi è affidato il compito di costruire il futuro, che a suo tempo toccherà ai giovani, ormai diventati persone mature, gestire. Appare chiaro che, con un ragionamento del genere, da me semplificato, il ruolo del giovane finisce per essere il ruolo di chi deve ascoltare, imparare per poter, a suo tempo, avere uno spazio di responsabilità in un contesto che da lui non è stato predisposto, né ha contribuito a predisporre.


Oggi, però, i giovani hanno preso coscienza della loro forza e vogliono vivere il presente, non ritenendo più opportuno passare il loro tempo in attesa del futuro. Questa situazione stava già esplodendo con i vari movimenti giovanili, coalizzati sulla difesa, per citare un esempio, dell’ambiente. Quei giovani volevano il proprio spazio da protagonisti. La pandemia li ha bloccati, ma sotto la cenere covano i carboni ardenti. Tutto questo mette in evidenza che il ruolo dei giovani deve avere lo spazio che si merita. Non tener conto di questo significa andare contro lo sviluppo della comunità mondiale.


Da quest’analisi si ricava un elemento operativo molto importante: i giovani non sono banali contenitori da riempire solo con le nozioni delle generazioni precedenti, ma sono protagonisti sempre più esigenti della loro educazione, che deve essere sintesi delle loro aspettative di vita sociale e delle esperienze di chi li ha preceduti. In questo modo si evita il conflitto generazionale che è sempre negativo.

Si deve, allora aprire subito il dialogo, partendo da un punto preciso: le istanze dei giovani rappresentano semi del progresso, semi che devono essere fecondati con l’esperienza delle persone mature, ma non devono essere scartati. Alla luce di queste considerazioni l’educazione è un’attività , che presenta due linee direzionali ugualmente importanti: dagli anziani ai giovani e dai giovani agli anziani. Se non si tiene conto delle sottolineature appena citate, il conflitto generazionale prenderà il sopravvento e, tra le altre conseguenze, troverà terreno fertile la cultura dello scarto, con conseguenze dolorose e continui conflitti che rallenteranno il progresso dell’umanità.

Per questi motivi è indispensabile il coinvolgimento dei giovani nel nuovo patto educativo, al fine di garantire la partecipazione attiva degli stessi, che avranno così la possibilità di essere propositivi e di contribuire alla costituzione di un accordo a loro misura.

Istituzioni scolastiche

Anche le istituzioni scolastiche hanno un loro ruolo e hanno il dovere non solo di partecipare al patto, ma di mettere a disposizione l’importante bagaglio di conoscenze ed esperienze. La scuola, infatti, che opera nell’ambito dell’educazione, per naturale predisposizione, è titolare della metodologia didattica e dei contenuti scientifici. Alla scuola, dunque, compete il compito di garantire un metodo per trasmettere valori educativi e, nello stesso tempo, possiede il bagaglio scientifico per contribuire alla preparazione dei giovani, d’intesa, ovviamente, con gli altri soggetti del patto educativo.

Ho usato volutamente il verbo “contribuire” perché oggi il suo ruolo non è più esclusivo; alla scuola compete una parte dell’azione educativa, parte che deve essere opportunamente coordinata con le attività degli altri soggetti e deve tenere conto soprattutto delle istanze dei giovani, che hanno il dovere di esprimere i loro fabbisogni. Nella sostanza, alla scuola viene riconosciuta la sua importante competenza scientifica e metodologica, ma la confezione del pacchetto educativo non rappresenta più una sua prerogativa assoluta. All’istituzione scolastica si chiede una collaborazione esperta.

Non è tutto. La scuola ha un altro dovere che deve essere tenuto sempre presente. Mentre, infatti, per quanto riguarda il metodo, nessuno meglio della scuola può agire sui contenuti didattici, con particolare riferimento ai contenuti tecnico-scientifici, gli istituti scolastici devono aver cura di acquisire tutte le informazioni che sono legate allo sviluppo tecnologico, al fine di evitare di fornire informazioni e nozioni obsolete. Tocca alla scuola, allora, garantire ai proprio docenti gli opportuni aggiornamenti per avere programmi in sintonia con le innovazioni.

Questo è anche, tra le altre cose, un modo per acquisire e mantenere credibilità agli occhi dei giovani che, spesso e a ragione, hanno lamentato il ritardo della scuola nell’acquisire e trasmettere le caratteristiche dei nuovi prodotti presenti nelle industrie. A questo proposito sono anche note le lamentele del mondo industriale che accusa la scuola di essere in ritardo rispetto all’impostazioni aziendali.

Gli organismi sociali

Mi sembra opportuno sottolineare che anche gli organismi sociali hanno spazio all’interno del patto educativo. Premetto che per organismi sociali intendo tutte quelle istituzioni che, per i più svariati motivi, hanno, nel proprio statuto, come missione specifica, interventi a favore della comunità in generale o a favore dei giovani in particolare.

A questo proposito cito come esempi le parrocchie, le associazioni sportive, gli enti di tutela ambientale, le associazioni culturali, le organizzazioni sindacali: tutti questi soggetti, per le parti di loro competenza, possono intervenire per contribuire all’educazione delle persone. Il loro contributo può essere senza dubbio importante perché questi soggetti sono espressione della società civile e, di conseguenza, sono in grado di interpretare le esigenze dei cittadini e, molte volte, sono espressione dei giovani, beneficiari di un patto costruito con loro e per loro. Molte istanze portate avanti da queste istituzioni possono diventare contenuti educativi.

Penso, ad esempio all’educazione ambientale con doveroso riferimento pure alla situazione attuale. Stiamo vivendo la pandemia del Coronavirus che, con molta probabilità, è la conseguenza di qualche abuso dell’uomo sulla natura. Se questa è la realtà, deve essere fatto un grande sforzo per introdurre, nell’attività educativa, il rispetto dell’ambiente, da considerare un tema non solo di competenza delle autorità statali, ma anche un argomento dell’educazione individuale e, quindi, inserito nel processo che deve essere gestito con il patto educativo. Appare pertanto molto significativo l’apporto di tutte le istituzioni sociali perché sono espressione della società civile.

Considerazione conclusiva

La presenza di tutti questi soggetti garantisce la nascita di un patto, di un accordo cioè in grado di dare all’educazione una dimensione a misura d’uomo, un’educazione dove la persona è al centro del percorso educativo.
Nel terzo scritto affronterò gli obiettivi che il patto deve avere.

Prof. Franco Peretti
Esperto di metodologie formative

Franco Peretti

Professore ed esperto di diritto europeo

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