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Siamo Impresa Agricoltura: “Scellerata la cessione di Lurisia a Coca Cola”

È di settimana scorsa la notizia che Eataly ha ceduto le storiche acque minerali Lurisia e il Chinotto di Savona alla multinazionale per eccellenza, cioè Coca Cola, grazie ad un’operazione che ha portato nelle casse dell’azienda ben 88 milioni di euro. La società che opera nel mondo del food di qualità, dopo aver realizzato il rilancio dello storico marchio piemontese, ha deciso di vendere uno dei rami più importanti e strategici dell’azienda.

Una scelta, quella di Oscar Farinetti, considerata ‘scellerata’ ed incoerente secondo Siamo Impresa Agricoltura che crede fermamente nell’importanza del Made in Italy e promuove le eccellenze che contraddistinguono il nostro Paese. Una notizia che ha fatto scalpore, sopratutto se si pensa che nei punti vendita Eataly da sempre non si vende Coca-Cola in nome dell’italianità.

cessione lurisia coca cola
Oscar Farinetti (Twitter)

Lo stesso Farinetti, fondatore di Eataly di cui possiede il 40% delle quote societarie, dopo la conclusione dell’operazione si era giustificato affermando: “Non ho venduto l’anima al diavolo. La cessione della Lurisia a Coca-Cola è un’ottima notizia per l’Italia. Le multinazionali non vanno demonizzate e bisogna lavorare con loro perché si comportino meglio”.

Dichiarazioni che hanno colpito negativamente Domenico Cosentino, Presidente di Siamo Impresa Agricoltura, che prontamente ha voluto prendere le distanze dall’operazione di cessione e di acquisizione da parte di Coca Cola Italia e afferma : “Non crediamo nella favola della non delocalizzazione e nella salvaguardia dello stile e delle radici tricolori del marchio. Inutile ora celarsi dietro un nuovo significato di Made in Italy che avrebbe addirittura spinto l’imprenditore all’azione per il bene dell’Italia”. Successivamente ha aggiunto: “Quel che oggi vediamo oggettivamente é una scelta personale, legittima, e certamente redditizia per Farinetti, che é pur sempre un imprenditore e fa giustamente i suoi interessi, ma che non può passare assolutamente per la promozione oltreoceano del Made in Italy”.

Per Siamo impresa Agricoltura questa operazione nulla centra con l’esportazione di eccellenze italiane nel mondo, mentre sembrerebbe una presa in giro nei confronti di chi in quell’italianità ci crede e si spende affinché le peculiarità nazionali restino a marchio italiano.

Carlo Saccomando

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