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10 aprile: San Terenzio e compagni, martiri di Cartagine

Il 10 aprile si celebra San Terenzio, martire del III secolo. Nel periodo in cui vive il verbo della vera fede si sta diffondendo in tutto l’Impero Romano. A Cartagine vi è una nutrita comunità di cristiani: ma non si deve pensare che, ieri come allora, tutti fossero ugualmente saldi nelle loro convinzioni.

Ai tempi dell’imperatore Decio, quando a Cartagine è prefetto d’Africa Fortunaziano, si verifica una recrudescenza di intolleranza nei confronti dei cristiani, che vengono arrestati e spinti ad abiurare la loro nuova fede.

Molti cedono alle torture e alle lusinghe dei romani. Ma altri resistono e finiscono per essere sacrificati. A Cartagine rimane un gruppetto di valorosi, guidati da san Terenzio: lui, e altri 39 compagni. Si conoscono i nomi di alcuni compagni di martirio, forse persone più in vista: Africano, Massimo, Pompeo, Zenone, Alessandro, Teodoro. La pena che viene loro inflitta è quella della decapitazione: in seguito, al termine delle persecuzioni, le loro spoglie mortali vengono traslate a Costantinopoli, verso la fine del IV secolo.

San Terenzio

Almeno otto fonti agiografiche narrano la loro “Passio”, ponendo la celebrazione liturgica chi il 5, chi l’11 ma il giorno più usato è il 10 aprile. La venerazione di San Terenzio e compagni è particolarmente forte in Oriente, nelle terre in cui sono vissuti e in cui sono morti, lasciando il loro forte segno di fede in Cristo. Già dai primissimi secoli dopo il loro martirio, San Terenzio e i suoi sodali sono così oggetto della devozione popolare, poiché il cristianesimo deve lottare molto per affermarsi nelle terre dove il numero dei pagani è decisamente superiore a quello dei cristiani.

Alessio Yandusheff Rumiantseff

Alessio Yandusheff-Rumiantseff

Sacerdote cattolico, nato a San Pietroburgo nel 1973, attualmente vive a Roma dove svolge il suo servizio pastorale ed accademico. Dottore in Teologia e professore. Ha compiuto gli studi in genetica a San Pietroburgo, in filosofia in Liechtenstein e in teologia alla Pontificia Università Lateranense e alla Pontificia Università Gregoriana di Roma. È cappellano della Facoltà di Economia dell'Università La Sapienza. Collabora con le riviste teologico-filosofico-storiche "Traditio viva" e "Folia petropolitana" in qualità di redattore e traduttore.

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