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11 gennaio: Santa Liberata, vergine e martire

La tradizione agiografica vuole che Liberata sia la figlia di Lucio Catelio Severo, un console romano della parte più occidentale della Penisola Iberica (oggi Galizia) nel 122. Gli studi più recenti, tuttavia, hanno in buona parte sconfessato questa tradizione. Liberata sarebbe piuttosto nata nel secolo successivo in Gallia nella regione del Lot, fra Tolosa e Bordeaux. La sua data di nascita è sconosciuta, come pure gli altri dati che si riferiscono alla sua vita. Un giorno, la moglie del console, Calsia, mentre Severo è assente, dà alla luce nove gemelle.

Piena di pudore nel vedere un così parto numeroso, decide di annegarle nel mare e dà l’incarico alla levatrice. Ma quest’ultima, in quanto cristiana, non obbedisce; anzi, fa battezzare piccole con i nomi di Ginevra, Vittoria, Eufemia, Germana, Marina, Marciana, Basilisa, Quiteria e Liberata, appunto. Della loro cura e educazione alla fede cristiana se ne incarica Sila, che più tardi sarebbe diventata anch’essa santa. Purtroppo tutte le gemelle periscono durante le persecuzioni romane. Il martirio sarebbe datato tra il III e il IV secolo e il corpo di Liberata sepolto nei pressi di una località che oggi si chiama Sainte-Livrade-sur-Lot. In quel luogo le sue reliquie si sono venerate, fino a quando, nel XII secolo, il corpo è stato traslato a Sigüenza, in Spagna, per rifondare la diocesi, appena riconquistata dalle mani dei musulmani. Lì il suo corpo si trova ancora oggi, conservato nella cattedrale.

Nel tempo sono state compiute ricognizioni per stabilire l’autenticità di tali reliquie. La più recente, e più attendibile, risale al 1948, quando il corpo è stato esaminato da un antropologo dell’Università di Madrid. Santa Liberata oggi è venerata in molte località della Francia (Aquitania e Pirenei), della Spagna (Castiglia e Andalusia), dell’Italia (Liguria, Calabria, Abruzzo, Sicilia e Molise), di Malta (Kalkara) dell’America Latina (Panama, Messico e Colombia). In tutte queste località si sono trovate nel passato, e si trovano ancora oggi, immagini della santa sulla croce. L’episodio di Liberata crocifissa è un clamoroso falso. La giovane viene martirizzata “capitis abscissione“, cioè con un colpo di spada che le taglia la testa, o tutt’al più pugnalata.

Alessio Yandusheff-Rumiantseff

Sacerdote cattolico, nato a San Pietroburgo nel 1973, attualmente vive a Roma dove svolge il suo servizio pastorale ed accademico. Dottore in Teologia e professore. Ha compiuto gli studi in genetica a San Pietroburgo, in filosofia in Liechtenstein e in teologia alla Pontificia Università Lateranense e alla Pontificia Università Gregoriana di Roma. È cappellano della Facoltà di Economia dell'Università La Sapienza. Collabora con le riviste teologico-filosofico-storiche "Traditio viva" e "Folia petropolitana" in qualità di redattore e traduttore.

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