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18 marzo: San Frediano da Lucca, convertì i Longobardi

Il nome originale era probabilmente Frigianu o Frigdianus e non se ne conosce la data di nascita, anche se gli antichi testi indicano come sua terra d’origine l’Irlanda, terra di evangelizzatori dell’Occidente, “isola dei santi”. Educato nei monasteri irlandesi, ordinato presbitero si reca a Roma in pellegrinaggio. Sulla via del ritorno decide di ritirarsi in eremitaggio in un anfratto nel Monte Pisano. La sua fama di santità spinge i cittadini di Lucca ad eleggerlo vescovo tra il 560 e il 566.

La sua vita austera e la sua cultura sono ben note, e anche la sua energia. Doti naturalmente sempre preziose, ma essenziali in questi anni tormentati. Nel 568 l’invasione longobarda (un esercito e un popolo; soldati, famiglie, anche animali…) mette fine all’unità italiana. L’intero territorio si trova diviso irregolarmente, con una parte più estesa conquistata dai Longobardi, e con le regioni più ricche ancora bizantine. Nelle terre già povere la povertà cresce, aggravata dalle rapine dei nuovi venuti (che distruggono anche il monastero di Montecassino), e dalla bassa produttività dei terreni, anche per il disordine idrogeologico. In territorio lucchese le acque del Serchio (affluente dell’Arno) trasformano spesso i coltivi in acquitrini.

Deciso è l’intervento di Frediano, edotto anche di nozioni d’idraulica: d’accordo con i capi cittadini, progetta e fa aprire un canale che porta il Serchio al mare, risanando il territorio. La voce popolare trasforma quella saggia iniziativa in miracolo: con un rastrello, si racconta, il vescovo tracci al Serchio un nuovo corso e il fiume obbedisca.

Frediano lavora anche a mettere ordine nella sua diocesi, a costruire chiese, e s’impegna fortemente – come tanti altri vescovi del tempo – per portare nella Chiesa i Longobardi, in gran parte ariani o anche pagani. Per opera sua nasce una comunità monastica che avrà vita plurisecolare; da essa deriveranno i “canonici di San Frediano”, che Anselmo da Baggio, diventato papa Alessandro II, chiamerà a guidare anche i canonici di San Giovanni in Laterano a Roma.

Frediano sa essere sempre dalla parte della gente, mescolandosi a contadini e pescatori, in una intimità continua e cordiale. Di qui la sua popolarità immensa, l’aura di prodigio che pare sempre accompagnarlo, i tanti miracoli che gli si attribuiranno, e l’affettuosa durata del suo culto, di secolo in secolo.

Frediano muore il 18 marzo 588 e il Marthyrologium Romanum fissa la sua commemorazione proprio in questo giorno, anche se la sua festa a Lucca si celebra il 18 novembre, giorno della traslazione del corpo nella chiesa a lui intitolata avvenuto durante il papato di Giovanni XIX.

Piero Abrate

Giornalista professionista dal 1990, in passato ha lavorato per quasi 20 anni nelle redazioni di Stampa Sera e La Stampa, dirigendo successivamente un mensile nazionale di auto e il quotidiano locale Torino Sera. È stato docente di giornalismo all’Università popolare di Torino.

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