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2 aprile: San Francesco da Paola, eremita e fondatore

Se c’è un sato la cui vita è stata avvolta in un’aura di soprannaturale dalla nascita alla morte, questo è San Francesco da Paola. Nato a Paola, nel Cosentino, nel 1416 da genitori in età avanzata devoti di san Francesco (da qui la scelta del nome), da bambino contrae una forma grave d’infezione a un occhio, tanto che i genitori si rivolgono all’intercessione del santo d’Assisi. Fanno quindi voto che in caso di guarigione il piccolo avrebbe indossato per un anno intero l’abito dell’ordine francescano. La malattia si risolve senza quasi lasciare traccia e a quel punto decidono di indirizzare il giovane Francesco alla vita religiosa nell’ordine francescano.

Dopo un anno di prova, tuttavia, il giovane lascia il convento e prosegue la sua ricerca vocazionale con viaggi e pellegrinaggi. Sceglie quindi una vita eremitica e si ritira a Paola in un territorio di proprietà della famiglia. Qui si dedicaalla contemplazione e alle mortificazioni corporali, suscitando stupore e ammirazione tra i concittadini. Ben presto iniziano ad affluire al suo eremo molte persone desiderose di porsi sotto la sua guida spirituale.

La fama di questo monaco dalla grossa corporatura, con barba e capelli lunghi che non taglia mai, si diffonde in tutto il Sud, per cui egli è costretto a muoversi da Paola per fondare altri conventi in varie località della Calabria. Gli viene chiesto di avviare una comunità anche a Milazzo in Sicilia. Nel 1467 anche il papa Paolo II, per conoscere meglio i prodigi di Francesco, invia a Paola un suo emissario. Rientrato a Roma, l’inviato pontificio, monsignor Baldassarre De Gutrossis, presenta un rapporto positivo sulla vita di preghiera e austerità che pervade il monastero. Talmente ne è rimasto colpito da aggregarsi anche lui alla comunità dei Minimi, prendendo il nome di Baldassarre da Spigno.

Negli anni che seguono, Francesco fonda numerosi eremi e la nascita della congregazione eremitica paolana detta anche Ordine dei Minimi. Secondo la tradizione, uno Spirito celeste, forse l’arcangelo Michele, gli appare mentre prega, tenendo fra le mani uno scudo luminoso su cui si leggeva la parola “Charitas” e porgendoglielo dice: “Questo sarà lo stemma del tuo Ordine”.

Lo stupore per i miracoli giunge fino in Francia, alla corte di Luigi XI, allora infermo. Il re chiede al papa Sisto IV di far arrivare l’eremita paolano al suo capezzale. L’obbedienza prestata dal solitario costretto ad abbandonare l’eremo per trasferirsi a corte è gravosa ma feconda. Luigi XI non ottiene la guarigione, ma Francesco è tuttavia benvoluto ed avvia un periodo di rapporti favorevoli tra il papato e la corte francese. Nei 25 anni che resta in Francia egli rimane un uomo di Dio, un riformatore della vita religiosa e dopo aver trascorso gli ultimi anni in serena solitudine, muore in a Plessis-lez-Tours il 2 aprile 1507, un venerdì santo. Ha 91 anni, un’età più che ragguardevole per l’epoca. Approssimandosi la sua fine, chiama a sé i suoi confratelli sul letto di morte, esortandoli alla carità vicendevole e al mantenimento dell’austerità nella regola. Provvede alla nomina del vicario generale e infine, dopo avere ricevuto i sacramenti, si fa leggere la Passione secondo Giovanni.

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