IL SANTO DEL GIORNOԑ PRIMO PIANO

20 ottobre: Sant’Irene di Portogallo, martire

Sono più d’una, nei calendari, le sante che portano il nome di Irene. Nome bello nel suono e nel significato, perché deriva dalla parola greca che significa “pace”. L’Irene, festeggiata il 20 ottobre, è sicuramente una delle più note. Anche se è molto probabile che la sua figura sia frutto soltanto della leggenda che riporta la nascita al 635 a Nabância, oggi Tomar. La sua è una famiglia portoghese abbiente che affida la giovinetta a una scuola in un convento e da un precettore. Un giorno, un giovane nobile di nome Britaldo la nota mentre esce dalla Santa Messa e se ne innamora; Irene però lo respinge, affermando di volersi consacrare a Dio. Il nobile cade così in una profonda depressione.

Nel frattempo, il suo tutore, un monaco di nome Remigio, geloso per la passione che Britaldo ha per lei, le prepara una tisana che la fa cadere in uno stato di trance e con una gravidanza isterica. Per questi motivi vieneu espulsa dal convento e Britaldo, venuto a sapere dell’accaduto e anch’egli geloso, assume un soldato che si traveste da anziano viandante e la uccide con la spada. L’anno è il 653 e Irene ha soltanto 18 anni. Il corpo viene gettato nel fiume Nabão e arriva, attraverso il piccolo torrente Zêzere alle sabbie del Tago, rimanendo incorrotto per diversi secoli.

Il culto diviene talmente popolare durante la dominazione dei Visigoti in Portogallo che l’antica Escálabis romana viene rinominata Sancta Irenis, e da qui Santarém. Ma come abbiamo già detto, questa popolarissima leggenda non ha nessun fondamento reale. La santa di oggi, Irene di Santarèm, altro non dovrebbe essere che l’immaginario “doppione ” di un’altra martire dallo stesso nome. Precisamente Sant’Irene, martire di Tessalonica, vissuta nei primi secoli e particolarmente venerata a Scallabis, dove si trovavano alcune sue reliquie.

La devozione per l’antica martire orientale ha dato corpo alla leggenda della santa dallo stesso nome, ma con le fattezze di una fanciulla portoghese. Si è voluto insomma rendere più edificante e commovente un esempio di virtù e di eroismo, non però allo scopo di ingannare i fedeli, ma al contrario per accrescere il loro zelo e ravvivare il loro affetto per la santa.

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Alessio Yandusheff-Rumiantseff

Sacerdote cattolico, nato a San Pietroburgo nel 1973, attualmente vive a Roma dove svolge il suo servizio pastorale ed accademico. Ha compiuto gli studi in genetica a San Pietroburgo, in filosofia in Liechtenstein e in teologia alla Pontificia Università Lateranense e alla Pontificia Università Gregoriana di Roma. E' cappellano della Facoltà di Economia dell'Università La Sapienza. Collabora con le riviste teologico-filosofico-storiche "Traditio viva" e "Folia petropolitana" in qualità di redattore e traduttore.

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