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27 luglio: San Celestino I papa, difensore della purezza della fede

Nell'arte San Celestino è rappresentato come Papa insieme ad una colomba, un drago e una fiamma.

Celestino I è stato il 43º vescovo di Roma e Papa dal 10 settembre (o 3 novembre) 422 alla sua morte. È venerato come santo dalla Chiesa cattolica e dalle Chiese ortodosse. Non si conosce nulla della sua giovinezza, tranne che era romano e che il nome di suo padre era Prisco.

Si dice che visse per un certo periodo di tempo a Milano con sant’Ambrogio; comunque, la prima notizia conosciuta che lo riguarda si trova in un documento di papa Innocenzo I risalente al 416, dove viene individuato come Celestino il Diacono. Nel 418, a dimostrazione del suo crescente prestigio, sant’Agostino d’Ippona, suo caro amico, gli scrisse una lettera (Epist. LXII) con un linguaggio molto reverente.

Come successore di Bonifacio I, Celestino diede vita ad un pontificato tra i più attivi dell’epoca. Oltre a restaurare numerose basiliche, tra cui Santa Maria in Trastevere, e costruire la basilica di Santa Sabina, il papa difese il diritto della sede apostolica di ricevere appelli da parte di tutti fedeli.

Prese posizione in difesa della purezza della fede contro gli errori di Pelagio e Nestorio. Contro quest’ultimo agì con grande energia e determinazione. Nel Concilio di Roma del 430 lo condannò imponendogli di confessare i suoi errori. Mandò, un anno dopo, alcuni suoi legati al Concilio di Efeso, indetto dall’imperatore per risolvere definitivamente la questione, con l’ordine di salvaguardare i diritti della sede apostolica e di attenersi alle decisioni di San Cirillo. Morì il 27 luglio 432.

La diffusione del culto in area padana sembra dovuto all’affermarsi della dinastia canossana, specie al marchese Bonifacio che scelse Mantova quale capitale dei suoi domini. La devozione nella città virgiliana è attestata da una lunga tradizione con l’inventio delle reliquie del santo che giacciono nella vicina Pietole, l’antica Andes patria di Virgilio, sottratte ad un vescovo tedesco,mentre per altri sono state sottratte alla scorta dell’imperatore Ottone I proveniente da Roma. Trasportate in seguito nella cattedrale cittadina, andarono disperse a seguito dell’incendio del venerdì santo del 1545.

Il suo culto ebbe vasta diffusione nella città di Mantova e nel contado, e si estese anche alla vicina Emilia. Tutt’oggi la devozione è diffusa in tutto il Mantovano, testimoniato dalle chiese di Pietole di Virgilio, Campitello, frazione di Marcaria (l’unica che ne conserva anche le reliquie), nel modenese di Castelnuovo Rangone e nel reggiano di Cadelbosco. Nell’arte San Celestino è rappresentato come Papa insieme ad una colomba, un drago e una fiamma.

Alessio Yandusheff Rumiantseff

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Alessio Yandusheff-Rumiantseff

Sacerdote cattolico, nato a San Pietroburgo nel 1973, attualmente vive a Roma dove svolge il suo servizio pastorale ed accademico. Dottore in Teologia e professore. Ha compiuto gli studi in genetica a San Pietroburgo, in filosofia in Liechtenstein e in teologia alla Pontificia Università Lateranense e alla Pontificia Università Gregoriana di Roma. È cappellano della Facoltà di Economia dell'Università La Sapienza. Collabora con le riviste teologico-filosofico-storiche "Traditio viva" e "Folia petropolitana" in qualità di redattore e traduttore.

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