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28 marzo: San Gontranno, re che portò la fede tra i Franchi

Oggi, 28 marzo sono diversi i santi e i beati che la Chiesa cattolica ricorda e tra questi c’è San Gontranno, re franco della dinastia dei Merovingi vissuto nel VI secolo e venerato per la sua opera di sostegno alla diffusione del cristianesimo.

Gontranno nasce intorno al 532 circa e il nome che porta in germanico sta a significare: “corvo della guerra” o, in senso lato, “combattente funesto ai nemici”. Il suo regno di Burgandia ha inizio nel 561 e prosegue per oltre trent’anni, sino alla morte avvenuta nel 592. E’ il quartogenito del re dei Franchi Sali, un popolo germanico, entrato come federato nel tardo Impero romano e che vive una zona dell’attuale Olanda. Da Sali prende appunto il nome la legge Salica, celebre perché stabilisce i diritti medioevali di discendenza. Alla morte del padre, Clotario i quattro figli si dividono, secondo questa legge il regno del padre in quattro parti e a Gontranno tocca il regno di Orléans, al centro dell’attuale Francia.

Dopo la morte del fratello Cariberto, re di Parigi, Gontranno estende i suoi domini anche sulla città che diverrà la capitale francese. In quegli anni cerca, ma con poco successo, di mantenere la pace tra i regni franchi, intervenendo con la sua opera di mediazione, provando a intervenire sempre a favore del fratello più debole per dirimere i continui contrasti che il più delle volte sfociano in guerre civili e fratricide.

Verso il 567-70 sceglie come capitale del suo regno Chalon-sur-Saòne e si preoccupa dell’evange­lizzazione dei suoi territori, in particolare delle montagne del Giura. Fonda nei sobborghi della sua capitale l’abbazia dei Santi Pietro e Paolo divenuta poi SanMarcello. Invia religiosi di San Benigno di Digione a fondare case a Pontarlier e a Salins, poi ne invia altri nell’abbazia di Agauno (St-Maurice-en-Valais). A Ginevra fa costruire la chiesa di San Pietro; a Moriana ne fonda una per conservarvi reliquie di San Giovanni Battista, portate da Alessan­dria e vi istituisce poi un seggio episcopale che esiste ancor oggi.

Convoca sei concili in circa venti anni nelle prin­cipali città del suo stato: Lione, Chalon, Macon, Valence e si mostra rispettoso dei canoni per le nomine episcopali e il diritto d’asilo. Ha sempre cura del suo popolo e vuole sollevare le miserie dovute ai flagelli naturali e al tempo stesso, nella penitenza e nel digiuno. Muore il 28 marzo 592 e viene sepolto a San Marcello di Chalon. Il suo corpo resta a Chalon ed il culto si sviluppa dopo che, nel 1435, Giovanni Rolin, vescovo di Chalon e priore di S. Marcello, restaura la sua tomba. Nel sec. XVI gli Ugonotti devastano la sua tomba e disperdono le reliquie; solo il capo viene salvato ed è conservato in un reliquiario d’argento.

Piero Abrate

Giornalista professionista dal 1990, in passato ha lavorato per quasi 20 anni nelle redazioni di Stampa Sera e La Stampa, dirigendo successivamente un mensile nazionale di auto e il quotidiano locale Torino Sera. È stato docente di giornalismo all’Università popolare di Torino.

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