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3 maggio: San Filippo, tra i primi apostoli chiamati da Gesù

Oggi, 3 maggio, si ricorda San Filippo apostolo, insieme a Giacomo il minore. La festa è congiunta, in quanto le loro reliquie riposano insieme nella chiesa dei Dodici apostoli a Roma. L’apostolo Filippo, sin dai primi secoli gode di una particolare attenzione, sia per quanto viene riportato sui Vangeli canonici, sia per le molteplici fonti apocrife che lo menzionano. Ma non solo. Molte sono anche le leggende che parlano di lui, come quella del drago in Scizia.

Pescatore di Betsaida, la stessa località della Galilea da cui vengono Pietro e di Andrea, Filippo è tra i primi a essere chiamato da Gesù vicino a sé. E la sua risposta è immediata ed entusiastica. Giovanni lo cita in diversi episodi: prima della moltiplicazione dei pani, quando Gesù “per metterlo alla prova” chiede a Filippo dove poter provvedere il pane per sfamare tanta gente.

3 maggio san filippo
San Filippo (Wikipedia)

Dopo l’ingresso messianico a Gerusalemme è a Filippo che si rivolgono alcuni greci che vogliono vedere Gesù ed è Filippo stesso che durante l’Ultima Cena chiede al Maestro di mostrare loro il Padre a testimonianza che solo dopo la Risurrezione gli apostoli comprenderanno la verità del Cristo. Le altre notizie che si hanno di Filippo sono avvolte dalla leggenda ma sono degne di considerazione per il grande interesse che da subito si ha verso di lui.

È probabile che, dopo la Pentecoste, Filippo attraversi l’Asia Minore spingendosi fino alla Scizia (dalle parti dell’attuale Ucraina) e poi nella Frigia (nell’attuale Turchia asiatica), nella cui capitale, Gerapoli, venne martirizzato.

Il Martirio di san Filippo, dipinto del 1645. Simon de Vos (Wikipedia)

Secondo alcune fonti apocrife, poi riprese nella Legenda Aurea di Jacopo da Varagine, Filippo avrebbe evangelizzato per vent’anni la Scizia, a fianco delle sue due figlie vergini che portava sempre con sé. Un giorno venne catturato da alcuni pagani, i quali lo trascinarono nel tempio di Marte e lo costrinsero a sacrificare alla statua del dio, ma in quello stesso istante il piedistallo della statua si sgretolò e dalla cavità uscì un drago che si avventò sul figlio del sacerdote e lo uccise con il suo alito venefico. Ma Filippo riuscì a scacciare il drago e a far resuscitare coloro che erano stati uccisi dal demonio, guarendo infine gli ammalati a causa delle sue esalazioni pestifere.

In seguito Filippo si trasferì in Frigia, a Gerapoli, città sacra ad Apollo e sede di un oracolo molto importante nell’antichità. Qui convertì molti al cristianesimo, perfino la moglie del proconsole. Quest’ultimo, adirato, lo fece inchiodare a un albero a testa in giù, come rappresentato nell’iconografia tradizionale. Dopo la sua morte venne seppellito in quel luogo.

Molti viaggiatori e religiosi dei secoli successivi, tra i quali Eusebio di Cesarea, citano nei loro scritti la tomba dell’apostolo guaritore e la dimora eterna dell’apostolo diviene meta di venerazione. Successivamente, le spoglie di Filippo vennero traslate a Costantinopoli e infine a Roma.

Alessio Yandusheff Rumiantseff

Alessio Yandusheff-Rumiantseff

Sacerdote cattolico, nato a San Pietroburgo nel 1973, attualmente vive a Roma dove svolge il suo servizio pastorale ed accademico. Dottore in Teologia e professore. Ha compiuto gli studi in genetica a San Pietroburgo, in filosofia in Liechtenstein e in teologia alla Pontificia Università Lateranense e alla Pontificia Università Gregoriana di Roma. È cappellano della Facoltà di Economia dell'Università La Sapienza. Collabora con le riviste teologico-filosofico-storiche "Traditio viva" e "Folia petropolitana" in qualità di redattore e traduttore.

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