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5 dicembre: Santa Crispina, martire africana del III secolo

Crispina nasce nel III secolo a Tagora in Numidia, regione che corrisponde all’incirca all’attuale Marocco. Le notizie che abbiamo su di lei risalgono a un sermone che Sant’Agostino pronuncia per commemorare la sua morte e alla Passione, una trascrizione abbastanza fedele degli atti ufficiali del suo processo. Sant’Agostino, nel suo sermone, non esita a paragonare Crispina a Sant’Agnese; accostando la fanciulla candida e intatta come un agnello a una donna anziana e consapevole, sposa e madre.

Così chiamata probabilmente perché ha i capelli crespi, Cristina appartiene a una ricca famiglia di rango elevato. Sposata e madre di diversi figli, è una donna molto stimata nella sua città. Durante la persecuzione dei cristiani sotto Diocleziano viene arrestata e condotta a Theveste per essere giudicata dal proconsole Annius Anullinus. Per metterla in ridicolo le sono rasati i capelli. Le si chiede di sacrificare agli dei pagani obbedendo agli ordini emanati da Diocleziano, ma lei rifiuta in modo deciso, andando serenamente incontro alla morte per decapitazione. Nel morire ha tempo di guardare negli occhi i persecutori e dire: “Lode a Dio, che mi ha guardato da lassù e mi ha tolto dalle vostre mani”.

Crispina viene giustiziata nel 304 fuori dall’odierna città di Tébessa e sul luogo della sua sepoltura oggi sorge una grande basilica. Il suo culto è molto diffuso nell’antichità e viene sovente paragonata a Sant’Agnese e a Santa Tecla. Il Martirologio romano fissa la memoria liturgica il 5 dicembre.

Alessio Yandusheff-Rumiantseff

Sacerdote cattolico, nato a San Pietroburgo nel 1973, attualmente vive a Roma dove svolge il suo servizio pastorale ed accademico. Ha compiuto gli studi in genetica a San Pietroburgo, in filosofia in Liechtenstein e in teologia alla Pontificia Università Lateranense e alla Pontificia Università Gregoriana di Roma. E' cappellano della Facoltà di Economia dell'Università La Sapienza. Collabora con le riviste teologico-filosofico-storiche "Traditio viva" e "Folia petropolitana" in qualità di redattore e traduttore.

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