L’inflazione italiana torna sopra il 4% e raggiunge un livello che non si vedeva da tre anni. Secondo le stime preliminari diffuse dall’Istat il 30 settembre, l’indice nazionale dei prezzi al consumo per l’intera collettività, al lordo dei tabacchi, registra a settembre 2026 un aumento dello 0,7% rispetto ad agosto e del 4,2% rispetto allo stesso mese dell’anno precedente. Soltanto un mese fa l’inflazione annuale era al 3,3%: in settembre l’accelerazione è stata quindi di quasi un punto percentuale. Per trovare una variazione tendenziale superiore bisogna risalire a settembre 2023, quando l’indice aveva raggiunto il 5,3%.
Dietro il 4,2%, tuttavia, si nasconde una dinamica molto diversa tra le varie componenti della spesa. Il principale motore dell’accelerazione è ancora una volta l’energia: secondo l’Istat, i prezzi degli energetici regolamentati passano da una crescita annua del 18,6% ad agosto al 25,9% di settembre, mentre quelli degli energetici non regolamentati accelerano dal 17% al 22,2%. Nella seconda categoria rientrano anche carburanti e forniture di luce e gas sul mercato libero, mentre tra le componenti regolamentate figurano le tariffe dell’energia elettrica e del gas nel mercato tutelato.
Il dato mensile aiuta a comprendere quanto rapidamente sia cambiato lo scenario. Rispetto ad agosto, gli energetici regolamentati aumentano del 5,9% in un solo mese, mentre quelli non regolamentati crescono del 4,4%. L’Istat segnala accelerazioni, tra le altre voci, per gasolio da autotrazione e da riscaldamento, benzina, gas ed elettricità sul mercato libero. Con l’avvicinarsi della stagione fredda, la dinamica dell’energia assume un peso ancora maggiore sui bilanci familiari, perché alle spese ordinarie si aggiungeranno progressivamente quelle per il riscaldamento.
L’inflazione italiana di settembre non è però esclusivamente una storia di bollette e carburanti. Aumentano sensibilmente anche gli alimentari non lavorati, che passano dal +3,8% al +5,5% su base annua e registrano un incremento del 2,2% rispetto al mese precedente. Accelerano inoltre i servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona, dal 2,6% al 2,9%, e i servizi relativi ai trasporti, dallo 0,8% all’1,6% su base annua.
Per le famiglie c’è un altro indicatore particolarmente significativo. I prezzi dei prodotti ad alta frequenza d’acquisto, cioè quelli che entrano più spesso nella vita quotidiana dei consumatori, accelerano dal 4,3% di agosto al 5,3% di settembre. Anche i beni alimentari, per la cura della casa e della persona passano da una crescita dello 0,9% all’1,7%. È un aspetto importante perché l’inflazione media non coincide necessariamente con quella percepita da ogni famiglia: l’impatto concreto dipende infatti da cosa si compra, da quanta energia si consuma, dall’utilizzo dell’automobile e dalla composizione del nucleo familiare.
C’è però un elemento che consente di leggere il dato del 4,2% con maggiore precisione. La cosiddetta inflazione di fondo, calcolata escludendo energia e alimentari freschi, aumenta dall’1,5% all’1,7%. Anche l’inflazione calcolata escludendo soltanto i beni energetici sale, ma si ferma al 2%. Questo divario rispetto all’indice generale mostra quanto l’impennata energetica stia incidendo sul dato complessivo. Non significa che gli altri prezzi siano fermi, ma che senza le componenti più volatili l’aumento risulta decisamente più contenuto.
Un’altra differenza emerge confrontando beni e servizi. I primi accelerano dal 4,1% al 5,4%, mentre i servizi passano dal 2,4% al 2,6%. Il divario è quindi consistente e riflette soprattutto il peso dell’energia e dei beni acquistati dalle famiglie. Sul fronte mensile esistono comunque alcune voci in controtendenza: a settembre diminuiscono del 2,5% i prezzi dei servizi relativi ai trasporti e dello 0,3% quelli degli alimentari lavorati.
Anche l’indice armonizzato europeo IPCA conferma l’accelerazione, pur con valori leggermente differenti: +2% rispetto ad agosto e +4,1% su base annua, contro il 3,2% del mese precedente. L’aumento mensile dell’IPCA risente anche della fine dei saldi estivi, che questo indice considera diversamente dal NIC. L’inflazione acquisita per l’intero 2026, cioè quella che si avrebbe ipotizzando prezzi invariati per il resto dell’anno, sale intanto al 3,1%, mentre per la componente di fondo rimane all’1,9%.
Il ritorno dell’inflazione sopra il 4% arriva inoltre in un mese nel quale peggiora il clima di fiducia. Sempre secondo i dati diffusi dall’Istat, a settembre l’indice relativo ai consumatori scende da 94,5 a 91,2 punti, mentre quello composito delle imprese passa da 97 a 95,9. L’Istituto precisa che per i consumatori la dinamica risente in parte di alcuni cambiamenti nell’organizzazione della rete di rilevazione; al netto degli effetti stimati di tali modifiche, resta comunque una moderata riduzione della fiducia complessiva. Tra le imprese migliora la manifattura, mentre arretrano servizi, costruzioni e commercio al dettaglio.
Il dato di settembre riporta quindi al centro una questione che sembrava essersi progressivamente ridimensionata dopo la grande fiammata inflazionistica degli anni precedenti: il potere d’acquisto. Un’inflazione del 4,2% non significa che ogni prodotto costi automaticamente il 4,2% in più, ma che il livello generale dei prezzi del paniere considerato dall’Istat è aumentato di quella percentuale rispetto a un anno prima. Quando però a crescere più velocemente sono energia, alimentari freschi e prodotti acquistati frequentemente, l’effetto può essere percepito con maggiore intensità proprio nelle spese che difficilmente una famiglia può rinviare.
Settembre consegna così un segnale da osservare nei prossimi mesi. Il dato definitivo potrà precisare la stima preliminare, ma la fotografia attuale è netta: l’inflazione italiana è tornata ai massimi degli ultimi tre anni e la spinta principale arriva dall’energia. La questione decisiva sarà capire se si tratta di un’accelerazione temporanea, legata soprattutto alle componenti più volatili, oppure se i rincari finiranno progressivamente per trasferirsi anche su una gamma più ampia di beni e servizi. Per famiglie e imprese è questa, più ancora del singolo dato di settembre, la variabile che determinerà quanto peserà realmente il nuovo aumento del costo della vita nei prossimi mesi.