• 30 Settembre 2026
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Truffa SMS Nexi: come riconoscerla e difendersi

Il telefono vibra e sullo schermo compare un messaggio apparentemente urgente: sarebbe stato richiesto o autorizzato un pagamento che il titolare della carta non riconosce. Il testo invita a contattare immediatamente un numero telefonico per bloccare l’operazione. Il mittente sembra essere Nexi e proprio questo particolare può abbassare le difese di chi riceve l’SMS. In realtà può trattarsi di smishing, la variante del phishing che utilizza i messaggi di testo per condurre la vittima verso il passaggio successivo della frode. La Polizia di Stato ha segnalato campagne nelle quali SMS apparentemente riconducibili a circuiti di pagamento o istituti bancari comunicano operazioni inesistenti e invitano proprio a telefonare a un numero per bloccarle. Nexi, naturalmente, è estranea al raggiro: il suo nome viene sfruttato dai truffatori per rendere credibile il messaggio.

Il fenomeno è tornato sotto i riflettori anche attraverso servizi televisivi dedicati alle nuove forme di frode telefonica, come quello segnalato da Striscia la Notizia con Valerio Staffelli. Ma al di là dei singoli casi raccontati in televisione, le segnalazioni raccolte negli ultimi mesi mostrano uno schema ormai riconoscibile. Nell’aprile 2026, per esempio, un consumatore ha segnalato ad Altroconsumo un SMS che utilizzava il nome Nexi per comunicare un presunto pagamento da 3.750 euro e forniva un numero telefonico da contattare. Nella risposta pubblicata da Altroconsumo, Nexi ha confermato che il messaggio non proveniva dalla società e ha raccomandato di non chiamare il numero indicato e di non fornire informazioni riservate.

Il messaggio che sembra autentico

La forza di questa truffa SMS Nexi sta soprattutto nella costruzione dell’urgenza. Il truffatore non deve necessariamente convincere la vittima che sta per ricevere un premio o che può guadagnare denaro: gli basta farle credere che i suoi soldi siano già in pericolo. Un pagamento da centinaia o migliaia di euro che non si riconosce provoca una reazione comprensibile: cercare immediatamente di fermarlo. Ed è proprio questa fretta a diventare uno degli strumenti della frode.

In alcuni schemi non viene neppure richiesto di cliccare su un collegamento. Nell’SMS compare semplicemente un numero da chiamare. Dall’altra parte può rispondere una persona preparata, con un linguaggio professionale, che si presenta come addetto antifrode. Una banca ha recentemente messo in guardia i clienti proprio da questa modalità: il falso operatore può arrivare a chiedere alla vittima di trasferire il denaro verso un presunto “conto sicuro” o “conto tecnico”, presentando il bonifico come una misura necessaria per proteggere i risparmi. Quel conto, invece, è sotto il controllo dei truffatori.

La trappola del falso operatore

A questo punto lo smishing può trasformarsi in vishing, cioè nella frode condotta attraverso la voce. L’interlocutore cerca di mantenere la vittima sotto pressione, evitando che interrompa la telefonata e verifichi autonomamente quanto sta accadendo. Possono essere richiesti credenziali, codici ricevuti tramite SMS, autorizzazioni nell’app bancaria oppure operazioni apparentemente necessarie per “mettere in sicurezza” il conto.

Le varianti possono essere ancora più elaborate. Altroconsumo ha raccontato proprio il 29 settembre 2026 la testimonianza di una vittima contattata dopo un falso SMS relativo a un presunto pagamento di 1.485 euro: dopo il contatto con i sedicenti operatori Nexi, la telefonata sarebbe proseguita con una persona che si presentava come ispettore della Questura e sosteneva che fossero in corso accertamenti sui movimenti bancari.

Non è neppure una tecnica completamente nuova. La Polizia di Stato ha documentato un caso nel quale una donna, dopo un SMS che utilizzava il nome Nexi e segnalava un’operazione da 1.490,03 euro, era stata successivamente contattata da un falso vice commissario. L’aspetto particolarmente insidioso era che sul telefono della vittima appariva realmente il numero della Questura di Lecce: secondo la ricostruzione della Polizia si trattava di una manipolazione dell’identificativo del chiamante. La donna, rassicurata anche da quel particolare, effettuò una ricarica da 3.900 euro prima di scoprire il raggiro.

Non fidarsi del numero

È quindi importante abbandonare una convinzione ancora molto diffusa: un numero apparentemente corretto sul display non rappresenta, da solo, una prova dell’identità di chi sta telefonando. Lo stesso principio di prudenza vale per il nome visualizzato come mittente di un SMS.

Per questo la verifica non dovrebbe mai essere effettuata utilizzando il recapito fornito nel messaggio sospetto. Se un SMS comunica un pagamento che non riconosciamo, la prima cosa da fare è chiudere quella comunicazione e controllare autonomamente la carta attraverso l’applicazione ufficiale o l’Area Personale, oppure recuperare il numero dell’assistenza dai canali ufficiali. Nexi specifica che i propri operatori chiamano dal numero generico 02 3488 e raccomanda di diffidare delle telefonate nelle quali vengono richiesti codici di sicurezza o di conferma.

Cosa non bisogna mai fare

La regola fondamentale è semplice: l’urgenza contenuta nell’SMS non deve diventare la nostra urgenza. Non bisogna cliccare sui collegamenti presenti in messaggi dubbi, chiamare automaticamente il numero indicato, comunicare credenziali bancarie o dati della carta e, soprattutto, fornire codici OTP o altri codici di sicurezza ricevuti sul telefono. Il codice Nexi Key6, per esempio, è una sequenza personale utilizzata anche per autorizzare acquisti online e operazioni protette: non è un’informazione da consegnare a un interlocutore che telefona dichiarando di voler “annullare” un pagamento.

Bisogna diffidare anche da chi chiede di installare applicazioni sul telefono o sul computer, condividere lo schermo, consentire un accesso remoto oppure trasferire denaro su un altro conto per ragioni di sicurezza. Nell’agosto 2026 la Polizia di Stato ha documentato a Crema un caso nel quale una vittima, dopo un SMS apparentemente proveniente da un noto circuito di pagamento, era stata convinta da un falso operatore a consentire l’accesso remoto al computer, installare un’applicazione sul telefono e trasferire somme verso un nuovo conto. Il tempestivo intervento della banca ha consentito di bloccare alcune operazioni.

Se abbiamo già risposto

Aver cliccato sul collegamento o aver parlato con il falso operatore non significa che sia troppo tardi per intervenire. Ciò che conta è interrompere immediatamente ogni contatto e non eseguire ulteriori istruzioni. Se sono stati comunicati dati personali, credenziali o informazioni della carta, Nexi raccomanda di mettere temporaneamente in pausa la carta attraverso l’App Nexi Pay o l’Area Personale e/o contattare il Servizio Blocchi. Per le carte emesse direttamente da Nexi, la società indica dall’Italia il numero 800 15.16.16.

Se invece sono già state autorizzate operazioni o trasferimenti di denaro, è opportuno contattare immediatamente la propria banca o l’emittente della carta attraverso i recapiti ufficiali per verificare se sia ancora possibile bloccare le transazioni, mettere in sicurezza gli strumenti di pagamento e modificare le credenziali eventualmente compromesse. È inoltre importante conservare SMS, numeri telefonici, screenshot, ricevute delle operazioni e ogni altra informazione utile e presentare una denuncia alle forze dell’ordine.

La precauzione più efficace, però, rimane quella da adottare prima di compiere qualsiasi operazione. Se arriva un messaggio che segnala un pagamento sospetto, non bisogna utilizzare né il link né il numero contenuti nell’SMS. Si apre direttamente l’app ufficiale della carta o della banca e si controllano i movimenti. Se serve assistenza, si recupera autonomamente il recapito dal sito ufficiale, dall’app o dal retro della carta. Bastano pochi minuti di verifica indipendente per spezzare il meccanismo sul quale si regge l’intera truffa.

La tecnologia rende questi raggiri sempre più credibili, ma la strategia utilizzata continua ad avere un punto debole: per sottrarre il denaro i truffatori hanno bisogno che la vittima collabori, fornendo un codice, autorizzando un’operazione, installando un programma o trasferendo una somma. Fermarsi prima di quell’ultimo passaggio, chiudere la telefonata e verificare attraverso un canale indipendente può fare la differenza tra un SMS semplicemente fastidioso e una perdita economica anche molto pesante.

Carlo Saccomando

Classe 1981, giornalista pubblicista. Poco dopo gli studi ha intrapreso la carriera teatrale partecipando a spettacoli diretti da registi di caratura internazionale come Gian Carlo Menotti, fondatore del "Festival dei Due Mondi" di Spoleto, Lucio Dalla, Renzo Sicco e Michał Znaniecki. Da sempre appassionato di sport lo racconta con passione e un pizzico di ironia. Attualmente dirige il quotidiano "Il Valore Italiano".

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