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Disastro aereo, tra gli otto italiani morti anche l’archeologo Tusa

NAIROBI. Sono otto le vittime italiane che viaggivano sul Boeing 737 dell’Ethiopian Airlines precipitato ieri tra Addis Abeba e Nairobi. Sull’aereo viaggiavano 157 passeggeri (tra cui 8 membri dell’equipaggio) di 35 nazionalità diverse: nessuno si è salvato.

Della lista dei passeggeri figura anche l’assessore ai Beni Culturali della Regione Siciliana Sebastiano Tusa, 66 anni, archeologo di fama internazionale, Sovrintendente del Mare della Regione. Tusa era diretto in Kenya, per un progetto dell’Unesco, dove era già stato nel Natale scorso insieme con la moglie, Valeria Patrizia Li Vigni, direttrice del Museo d’Arte contemporanea di Palazzo Riso a Palermo.

Inutili i soccorsi: dei passeggeri del Boeing 737 nessuno si è salvato

Sono decine le scoperte straordinarie di Tusa, capaci di rivoluzionare lo studio dell’archeologia subacquea in Sicilia. Era stato lui, durante una ricerca nel mare in cui nel 241 avanti Cristo si svolse la battaglia delle Egadi che concluse la prima guerra punica, a recuperare reperti delle navi cartaginesi distrutte dalla flotta romana. E ancora: aveva condotto missioni a bordo di una nave romana nelle acque di Gela, e anche al largo di Pantelleria, dove nel 2004, durante gli scavi da lui diretti, furono trovati tre ritratti imperiali. Ha organizzato ricerche anche in Pakistan, Iran e Iraq. Una passione, quella per la storia, tramandata ai figli: Vincenzo, 28 anni, è pure lui archeologo e vive a Londra, mentre Andrea, 24 anni, è paletnologo.

Tra le vittime ci sono anche tre componenti della ong bergamasca Africa Tremila: il presidente Carlo Spini – 75 anni, originario di Sansepolcro (Arezzo) e residente a Pistoia -, sua moglie, infermiera, Gabriella Vigiani e il tesoriere della onlus Matteo Ravasio. Morto anche Paolo Dieci, residente a Roma, presidente della ong Cisp e rete LinK 2007, un’associazione di coordinamento consortile che raggruppa importanti Organizzazioni Non Governative italiane, in particolare 14 ong: Cesvi, Cisp, Coopi, Cosv, Gvc, Icu, Intersos, Lvia, Medici con l’Africa Cuamm, Ccm, Elis, World Friendss, Ciai e Amref. Ci sono anche i nomi di Virginia Chimenti, funzionaria del World Food Programme dell’Onu, Rosemary Mumbi e Maria Pilar Buzzetti nella lista degli 8 italiani che erano a bordo: lo si apprende da fonti diplomatiche.

Cordoglio ai familiari delle vittime è arrivato dal mondo politico. “Il mio profondo dolore per la tragedia dell’aereo dell’Ethiopian Airlines – scrive il vicepremier Luigi Di Maio -, in cui hanno perso la vita anche 8 nostri connazionali. Esprimo la mia vicinanza alle loro famiglie e alla Regione Sicilia per la perdita dell’assessore Sebastiano Tusa”“Dolore e preghiera per tutte le vittime della tragedia aerea in Africa, siamo vicini ai famigliari e lo saremo anche in futuro”, il messaggio del ministro dell’Interno Matteo Salvini.

Al momento la causa dell’incidente non è ancora chiara. L’Ethiopian Airlines gode di una buona reputazione in termini di sicurezza, una delle migliori in Africa, sebbene nel 2010 – come ricorda la Bbc – un suo aereo precipitò nel Mar Mediterraneo dopo il decollo da Beirut, in Libano. Nell’incidente morirono 90 persone.

Questa la lista dei 35 Paesi di origine dei passeggeri vittime del disastro, fornita dal bollettino numero 3 dell’Ethiopian Airlines rilanciato con un tweet: 32 Kenya, 18 Canada, 9 Etiopia, 8 Cina, 8 Italia, 8 Usa, 7 Francia, 7 Gran Bretagna, 6 Egitto, 5 Germania, 4 India, 4 Slovacchia, 3 Austria, 3 Russia, 3 Svezia, 2 Spagna, 2 Israele, 2 Marocco, 2 Polonia, 1 Belgio, 1 Gibuti, 1 Indonesia, 1 Irlanda, 1 Mozambico, 1 Norvegia, 1 Ruanda, 1 Arabia Saudita, 1 Sudan, 1 Somalia, 1 Serbia, 1 Togo, 1 Uganda, 1 Yemen, 1 Nepal, 1 Nigeria, 1 passaporto Onu.

Piero Abrate

Giornalista professionista dal 1990, in passato ha lavorato per quasi 20 anni nelle redazioni di Stampa Sera e La Stampa, dirigendo successivamente un mensile nazionale di auto e il quotidiano locale Torino Sera. È stato docente di giornalismo all’Università popolare di Torino.

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