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Alla scoperta di Burano Venezia, l’Isola dei Pescatori

Chi non c’è mai stato, pur avendo visitato Venezia, ha perso un angolo di Laguna carico di dicolori e allegria. E’ dunque il caso di far ritorno nella città dei Dogi. L’isola Burano è, infatti, un diamante incastonato nella parte nord della Laguna Venezia. Una tappa obbligata sia per la sua bellezza, sia per l’atmosfera di altri tempi che si respira. Recarsi a Burano significa allontanarsi dai ritmi e dallo stress della vita di città per immergersi in un mondo isolano di mare, pesca e colore.

Per giungere a Burano è necessario fare una piccola crociera in laguna, ma una volti sull’isola l’immersione è totale: le barche da pesca; le barche a remi fuori dalla remiera; gli allegri vasi di fiori fuori dagli usci; i tendaggi sulle porte delle case a protezione dalla calura estiva; la musicalità del dialetto di queste parti; il profumo invitante dei piatti di pesce e quello dei tipici dolci buranei…per quanto quest’isola sia battuta ogni giorno da numerosi gruppi di turisti, mantiene intatta la sua forte identità e il suo fascino!

L’isola è conosciuta soprattutto per l’attività femminile in campo tessile che, a partire dal XVI secolo, consiste nel merletto ad ago. Questo manufatto artigianale, all’epoca della sua ideazione, possedeva una tale originalità nella creazione dei disegni che le donne dell’isola si ritrovarono a confezionare i preziosi merletti per nobili donne sia veneziane che europee.

In quanto alla storia, l’isola di Burano affonda le sue radici nel lontano passato delle origini della città di Venezia, quando la popolazione di Altino fuggì a causa delle incursioni barbariche all’interno della laguna, sugli isolotti limitrofi, a cui diede il nome. La parola Burano deriva dalla parola Bora, quel vento freddo e forte che molto spesso si sente soffiare in laguna durante i mesi invernali (molto famosa a Trieste). 

A colpire sono soprattutto gli intonaci delle case, tutti sgargianti e diversi gli uni dagli altri, per segnare la fine di una proprietà e l’inizio di un’altra. Sono edifici bassi di uno o due piani con cucina e servizi al piano terreno e le camere al primo piano. La leggenda vuole che queste case fossero così colorate perché i pescatori, tornando a casa, potessero riconoscere la loro abitazione in mezzo alla nebbia o caìgo come si dice da queste parti, che in autunno e inverno cala in banchi fitti su tutta la Laguna e l’entroterra.

Da non perdere sono il cinquecentesco Duomo dedicato a San Martino in piazza Galuppi, l’ Oratorio di Santa Barbara e il Museo e la Scuola dei Merletti, dove si cerca di conservare e divulgare la lavorazione tradizionale del merletto per contrastarne le imitazioni. Nel Museo potrete anche ammirare anche alcuni antichi capolavori legati a quest’arte.

Piero Abrate

Giornalista professionista dal 1990, in passato ha lavorato per quasi 20 anni nelle redazioni di Stampa Sera e La Stampa, dirigendo successivamente un mensile nazionale di auto e il quotidiano locale Torino Sera. È stato docente di giornalismo all’Università popolare di Torino.

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