SANITA'ԑ PRIMO PIANO

Artrite reumatoide: insorge tra i 30 ed i 50 anni, colpisce circa 400mila italiani

Motore Sanità ha organizzato l'evento “Focus artrite reumatoide”, dal quale è emerso come in Italia solo il 40% dei malati segue le terapie in modo corretto.

L’aderenza alla terapia si rivela fondamentale in una patologia cronica come l’artrite reumatoide, caratterizzata da un decorso invalidante che costringe le persone affette all’assenza dal lavoro, causando gravi ripercussioni in termini economici, sociali e psicologici quasi interamente a carico delle famiglie. E come se non bastasse spesso la patologia non viene adeguatamente controllata.

Questo il tema centrale trattato durante il Convegno “Focus artrite reumatoide”, organizzato da Motore Sanità, con il contributo incondizionato di Lilly, serie di appuntamenti regionali, nati con l’obiettivo di mettere a confronto sulle attuali buone pratiche organizzative e sui modelli di utilizzo dell’innovazione terapeutica, pazienti e operatori coinvolti nella diagnosi, gestione e cura delle malattie reumatiche, tracciando anche le aree critiche da migliorare.

L’argomento è molto importante per i tanti risvolti che tocca, che passano da diagnosi e terapie, a spesa farmaceutica e appropriatezza, passando per percorsi non sempre facili per il paziente e che vedono applicata una medicina ‘di precisione’. Ha affermato Alessandro Stecco, Presidente IV Commissione Sanità, Regione Piemonte, che ha evidenziato come i tempi medi di attesa prima che un paziente reumatologico, che spesso presenta sintomi non specifici, possa essere visitato da uno specialista siano molto alti: “Oltre a ritardi diagnostici, si genera un “nomadismo” del paziente in termini sia di visite che di terapie, che genera spesa anche out-of-pocket oltre che spesa pubblica. La situazione delle malattie reumatologiche merita approfondimenti e divulgazione, rafforzamento di una rete di specialisti e una politica sanitaria che segua gli avanzamenti in termini diagnostici e terapeutici al passo con l’evoluzione di questo campo”.

Proprio per questo motivo la Regione Piemonte sta lavorando nella direzione della prevenzione, ponendosi come obiettivo principale quello di effettuare una diagnosi precoce, attraverso l’utilizzo di uno strumento molto efficiente: una lista d’attesa diversificata, che tiene conto dei gradi di urgenza clinica del paziente. “Questo permette di fare una selezione a seconda della gravità della malattia e di accedere più velocemente alle cure. Con notevoli benefici non solo sul sintomo dolore, ma sulla prognosi della malattia per tutta la vita, evitando l’isolamento che il dolore e la malattia cronica comportano. Sostanzialmente prima si scopre, prima si agisce sui sintomi e sulla malattia stessa, prima si spera di risolvere il problema”, ha commentato Sara Zambaia, Consigliere IV Commissione Sanità, Regione Piemonte.

La Professoressa Reumatologia Università di Torino e Presidente EULAR, Anna Maria Iagnocco, e il Direttore SC Reumatologia AOU Città della Salute e della Scienza di Torino, Enrico Fusaro, concordano che l’artrite reumatoide è una malattia cronica sistemica per la quale è cruciale una diagnosi precoce ed un trattamento efficace, sin dalle fasi iniziali di patologia. L’ottimizzazione del trattamento consente di bloccare la flogosi o limitare la sua severità, prevenendo lo sviluppo del danno irreversibile che condurrebbe irrimediabilmente alla disabilità.

Oltre le conseguenze in termini di salute, si registrano inoltre ricadute in termini economici e sociali: “Pensionamento anticipato, disoccupazione ed esclusione sociale, sono tra le conseguenze più comuni a cui vanno incontro in Italia i lavoratori colpiti da malattie reumatiche invalidanti, se non appropriatamente trattati e opportunamente seguiti“. Queste le parole di Francesco Saverio Mennini, professore di Economia Sanitaria, che ha portato all’attenzione dell’opinione pubblica alcuni dati interessanti inerenti le ripercussioni di carattere economico:

  • L’artrite reumatoide risulta essere la patologia caratterizzata dal maggior numero di giornate perse di lavoro: 9.066.503 di cui il60% circa donne) e dal conseguente maggior impatto in termini economici.
  • Recenti studi (Mennini et al., 2017) hanno calcolato un costo totale annuo pari a circa 2 mld di euro, di cui 700 mln di perdita di produttività annua, 930 mln di costi diretti, 200 mln di costi diretti non sanitari e 200 mln di costi previdenziali.
  • L’SSN (Servizio sanitario nazionale) sopporta solo il 30% del costo della malattia corrispondente ai costi diretti, mentre il restante 70%, che rappresenta l’impatto dei costi indiretti, rimane a carico della collettività.

In conclusione, secondo il professor Mennini, alla luce delle evidenze economiche e sociali risulta necessario presentare un’istanza relativa alla definizione di un Piano Sanitario per le malattie reumatiche attraverso la costituzione di un apposito Tavolo presso il Ministero della Salute.

Carlo Saccomando

Articoli Correlati