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Autostrade verso la revoca? Solo Renzi, e il pd sottobanco, difendono Benetton

ROMA. In attesa del Cda di Aspi in programma giovedì che potrebbe svelare il nuovo piano industriale che punterebbe forte su investimenti e manutenzione, il governo si interroga su come procedere sulla questione della revoca della concessione. Nella giornata di martedì la ministra delle Infrastrutture e Trasporti, Paola De Micheli, ha auspicato un approfondimento dei gruppi parlamentari a dimostrazione che nel Pd non c’è uniformità di vedute. L’aria tira verso una revoca delle concessioni ad Autostrade ma, prima di staccare la spina, il governo vuol chiudere l’istruttoria avviata dopo il crollo del Ponte Morandi a Genova. Una decisione del consiglio dei ministri sarà presa verso la fine del mese. Le posizioni nella maggioranza non sono ancora definite.

Ai due estremi ci sono il M5s, che vuole dire addio alla società dei Benetton, e Italia Viva, che invece vuole aspettare l’esito dei processi: “Chi decide? – ha detto Matteo Renzi – Le regole e le leggi sono cose serie”. Mentre nel Pd “c’è una discussione” in corso, ha detto il ministro alle Infrastrutture Paola De Micheli, che ha chiesto “un approfondimento soprattutto nei gruppi parlamentari”. All’interno dei dem, però, l’idea di andare verso la revoca delle concessioni si starebbe facendo sempre più spazio. Anche le parole del premier Giuseppe Conte sembrano indicare la rotta. Da giorni il presidente del consiglio ricorda le “gravissime inadempienze” che ci sono state, e assicura che il governo non farà “sconti a nessuno”. Nel partito di Zingaretti c’è la volontà, condivisa dai colleghi Cinque Stelle, di spingere il governo a fare presto, discutendo magari sulle modalità con cui risolvere la ‘questione Autostrade’. Il ragionamento parte da una valutazione dello stato dei fatti, con un giudizio non positivo sul modo con cui le concessioni sono state affidate e del potere che hanno consegnato ai privati. C’è poi il tema controlli, che non hanno funzionato, come dimostra il crollo del Ponte Morandi. Ma se il Movimento Cinque Stelle e, in parte, anche Leu vedono nella revoca delle concessioni l’unica risposta, il Pd ha ben chiaro che con quella non si risolve il tout court il problema della manutenzione e non si riporta equilibrio nei rapporti fra pubblico e privato. Il partito di Zingaretti ha fatto la clamorosa scoperta dell’acqua calda…Anni e anni di collusione nei mancati controlli, e cosa ancor più grave, di mancata manutenzione non si potranno certo risolvere dalla sera alla mattina.

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