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Bravi chiede di patteggiare 18 mesi, ma l’associazione vittime della strada dice no

MILANO. C’è senza dubbio in Italia una visione distorta, servilista e meschina nei confronti dei reati e delle pene che ne verrebbero di conseguenza. Un malcostume che non si riscontra in nessun altro Paese degno di annoverare una legislazione adeguata e funzionante. L’accogliere la pena, il dibattimento e eventuale condanna a seconda del personaggio coinvolto. Famoso? Ricco? Tutti o quasi pronti a sfoderare motivazioni o ragioni che vanno al di la del fatto in se stesso, del realto commesso…”E’ figlio di, è parente di, ma lui è bravo” o corbellerie simili… Al di la della vicenda specifica questo è l’atteggiamento del popolino nei confronti del colpevole vero o presunto. Ed è un atteggiamento che cozza con il giudizio dell’aula. E non deve contizionarne il giudizio, questo il un Paesze civile.

Nessuno colpevole a priori ma nessuno deve essere esonerato dal pagare una vita in qualsiasi ruolo di notorietà si trovi o si ripiomberebbe in pieno Medioevo. Il cantante Michele Bravi, accusato di omicidio stradale, ha chiesto di patteggiare un anno e mezzo per l’incidente del 22 novembre del 2018 nel quale è morta una 58enne che era in sella ad una moto. Stamane in udienza c’era l’Associazione italiana familiari e vittime della strada che ha chiesto di costituirsi parte civile. Il giudice Di Milano Aurelio Barazzetta ha rinviato all’11 marzo per la decisione. La Procura di Milano aveva dato parere favorevole alla proposta di patteggiamento del cantante a un anno e mezzo di carcere. Bravi ha già risarcito la famiglia della vittima, che quindi è uscita dal processo. Al contrario oggi si è presentata in udienza l’associazione familiari e vittime della strada per chiedere di costituirsi parte civile per protesta contro una “proposta irrisoria che svilisce la legge sull’omicidio stradale. Il pm si è opposto alla nostra costituzione, dicendo che questo non è un caso di omicidio stradale aggravato e che un caso come questo poteva capitare a chiunque”.

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